Ai margini del vuoto

In cosa consiste dunque il valore di un uomo
in questo mondo in cui tutto è provvisorio?

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Ai margini del vuoto
Ludwig Hohl e l’evocazione delle cose
A cura di Peter Erismann e Anna Ruchat
Visioni

Un omaggio necessario. Insieme a Frisch, Dürrenmatt e Walser, Ludwig Hohl è tra i più grandi scrittori svizzeri del Novecento. Nasce a Netstal (Canton Glarona) nel 1904, figlio di un pastore protestante e nipote di un industriale della carta; lascia molto presto la famiglia per trasferirsi senza un soldo in Francia – dove vive per diversi anni – e più tardi in Olanda, per tornare a Ginevra e trascorrervi in miseria gran parte dell’esistenza. Hohl è al tempo stesso un marginale, un Kaspar Hauser e un primitivo del lavoro culturale, ma anche un imprescindibile punto di riferimento per la letteratura e la cultura svizzera. Autodidatta, stimatissimo da Frisch e Dürrenmatt, apprezzato da artisti in tutti i campi, tanto da meritare un film – ha trascorso gran parte della sua vita a riordinare le migliaia di appunti scritti nei momenti di massima foga produttiva. In Olanda prima (1933-36) e a Ginevra poi, ha vissuto in una cantina, appendendo il proprio lavoro ai fili per stendere la biancheria.
Hohl ha eletto il frammento a sistema, l’asperità a regola di uno scrivere che è terremotato nella sintassi, che si sottrae ad ogni ordine.
Ne rendono testimonianza l’antologia di testi che pubblichiamo e il percorso iconografico, con le fotografie e i disegni degli artisti che lo hanno incontrato. Infine le testimonianze degli scrittori che lo hanno conosciuto o letto e l’estratto della bella intervista – a tutt’oggi inedita anche in lingua tedesca – realizzata da Alexander J. Seiler, in preparazione al film che gli ha dedicato. Una messinscena tragica di un’esistenza, a tratti addirittura prigioniera di quel pensiero conteso tra l’etica protestante della mente e il surrealismo dell’anima.
Ai margini di un centro statico e inanimato, l’opera di Hohl è una glossa alla morte, un tradurre costante «da un qualcosa che si spegne in qualcosa che va avanti». È la rilevazione puntuale dei movimenti che avvengono alla periferia e che determinano le rivoluzioni del centro.
Sono i margini che irrompono: «Largo giace il nostro mezzogiorno intorno a noi, la città a mezzogiorno si espande pesantemente; sul margine più lontano del cielo, dettaglio quasi impronunciabile, se ne sta una nuvoletta che si può dire irreale; solo i “sognatori” riescono a scorgerla, ma è di lì che irrompe ciò che viene dopo quest’ora larga, è di lì che irrompe il temporale che sta per abbattersi sulla città. Arriva, si avvicina, annichilisce il centro».

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Una Risposta to “Ai margini del vuoto”

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