Biss, lüsèrt e alter galantomm

Le straordinarie ballate di François Villon
magistralmente travestite in meneghino.

Claudio Recalcati . Edoardo Zuccato
Biss, lüsèrt e alter galantomm
Ballate di François Villon
le Stellefilanti poesia

La poesia di François Villon è uno straordinario affresco della Parigi del Quattrocento, brulicante di un’umanità semplice e reietta, assediata dall’ingordigia dei potenti e dalle necessità materiali dell’esistenza. Le sue ballate hanno sempre suscitato l’entusiasmo dei lettori e dei poeti, da Marot a Rimbaud, a Brecht, e, fuori dai circuiti «istituzionali», di chansonniers come Georges Brassens e Fabrizio De Andrè. Malgrado tale popolarità, in Italia mancava una traduzione che restituisse, oltre alla musica, il traboccante vitalismo e l’espressività sanguigna di Villon. Ciò è stato possibile grazie al dialetto milanese, che nella sua tradizione annovera capolavori come la Liberata, «travestita» in meneghino da Domenico Balestrieri, e alcuni dei primi canti dell’Inferno dantesco «rifatti» da Carlo Porta. In Biss, lüsèrt e alter galantomm due giovani traduttori d’eccezione hanno ridato immediatezza a un mondo a volte lontano, trasferendolo ai nostri giorni. Nella doppia versione, milanese e italiana, affiancata ai testi originali, i lettori vedranno dunque sfilare personaggi insospettabili, citati come incarnazione contemporanea dell’eterno conflitto narrato da Villon, fra virtù e necessità, miseria e ricchezza, giustizia e iniquità.

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