La ricostruzione della casa

non vedo cimiteri adatti per noi,
urlarono gli uomini dentro,
che non siano già stati arati.

Alessandro Ceni
La ricostruzione della casa
Poesie scelte 1976-2006
A cura di Daniele Piccini
le Ginestre

Per andarsene da qui
lasciarsi cadere,
lasciare cadere a terra
ogni possibile liquido,
la muta, i licheni lanosi delle corna del cervo,
le squame, le penne del corvo e il suo arido volo
d’estate
sopra milioni d’insetti nell’erba delle praterie.
Per sempre non tornare
contemplare il fiume
accendere la radio
immaginare una casa
e pretenderla tua.

Che cosa accade nei tempi diversi della poesia di un autore contemporaneo? Come cogliere e in qualche modo verificare nella concretezza della scrittura mutamenti e scarti, senza descriverne soltanto gli esponenti semantici o di gusto e tono, senza
limitarsi a notazioni impressionistiche? Privata di molte delle strutture tradizionali della forma-poesia, la scrittura in versi di molto novecento maturo – e Ceni è tra gli esponenti ultimi di un novecento alto, frondoso, azzardato – sembra sfuggire e negarsi a un riscontro tangibile di lingua, di impalcature formali, di modi. Eppure, in un’epoca di sempre più accesa auto-referenzialità del gesto dilettantesco della poesia (nel tempo dei milioni di scriventi), arroccata e assediata nei suoi alti o infimi insediamenti, la poesia-poesia, incolume ma allarmata, inquieta e in tensione, è indubbio che vada in traccia e trovi le sue contromisure, i suoi antidoti, i suoi successivi svolgimenti proprio in termini di lingua, di stile, di forme.

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