Operai e contadini

Il movimento operaio e contadino
dalle prime Società di mutuo soccorso di metà Ottocento
alla drastica riduzione dei posti di lavoro di fine Novecento

Operai e contadini Un secolo di storia e oltre

Clemente Ferrario
Operai e contadini
Un secolo di storia e oltre

Le lotte e le sofferenze del passato possono aiutarci a capire l’oggi

La civiltà del lavoro ha segnato la storia economica e sociale del territorio pavese, ha improntato di sé il suo paesaggio agricolo e configurato le mappe e la gepgrafia delle sue città e dei suoi borghi, ma ha accompagnato anche le tappe del progresso civile e della partecipazione democratica.
Questo affresco storico del movimento operaio e contadino nel capoluogo e nella provincia pavese copre un arco di tempo che va dal 1853, quando le prime Società di mutuo soccorso piemontesi si riunirono a congresso ad Asti, fino agli ultimi anni del secolo scorso. Clemente Ferrario ha ricostruito il movimento chiarendone puntualmente differenze e contraddizioni, articolate sulle tre zone del territorio – il Pavese, l’Oltrepo e la Lomellina (anche se il Vigevanese sta un po’ a sé) – , ma soprattutto badando a coglierne gli snodi fondamentali, le conquiste e le sconfitte. Tra leghe contadine e Camere del lavoro, è una lunga vicenda di scontri, anche interni al movimento, fino al buio periodo fascista, alla lotta partigiana e alle speranze della Liberazione. Poi, con il boom, arriva la crisi della manodopera contadina negli anni Sessanta e la drastica riduzione della classe operaia, soprattutto a Pavia, nei decenni successivi. Anche nella storia locale e nel ricostruire microstorie – ricorda Ferrario, citando Croce – occorre «fissarci su quel particolare solamente che risponde a un problema e costituisce la storia viva e attiva, la storia contemporanea». Le tante forme del lavoro di oggi, gli antichi e nuovi utensili, dal martello al computer, dalle provette alle gru, parlano di noi. Le lotte e le sofferenze del passato, insomma, devono aiutarci a capire l’oggi, il disorientamento sociale “dopo la fabbrica”. Il sindacato si riconverte in organizzazione sociale ma si accompagna a una pesante disoccupazione; la mondializzazione, con la sua spietata logica, diffonde il precariato e un terziario che deve continuamente riconvertirsi; le giovani generazioni sono ormai in gran parte tenute ai margini del mondo del lavoro. Questo soprattutto testimoniano le interviste che concludono il volume, con alcune vicende esemplari.

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