Scuola di calore

Massimo Rizzante
Scuola di calore
le Ginestre

Sulla strada per Ourika siamo come uccelli notturni
che si strappano le ali a vicenda, fino a quando
il becco affonda in un organo cieco per molti,
soprattutto per coloro che sono stati ciechi a lungo

Così l’amore ci chiama. E da uccelli notturni
dobbiamo trasformarci in talpe, e scavare cunicoli
e, se necessario, saziarci di tenebre senza poter risalire
in superficie. E questo per un giorno. O per sempre

O in cani che girano su se stessi un numero di volte
pari ai loro anni, moltiplicato per le cagne in calore
che hanno posseduto e che ora ubriachi cercano di ricordare,
prima di trovare una posizione in cui dormire

Nella sua terza raccolta di poesie, scritta tra Occidente e Maghreb, Massimo Rizzante sceglie come sole protagoniste le donne che raccontando semplicemente la loro vita cercano di spezzare il circolo vizioso del dolore e dell’amore, della ricchezza e della povertà… Scrive l’autore nel Post scriptum all’opera: «È un dato: tutte le civiltà sono nate dal sopruso, dallo sfruttamento, quando non dalla guerra fisica o psicologica che gli uomini hanno fatto alle donne. Quando penso alla Storia, mi viene in mente un mattatoio attorno al quale un gruppo di maschi, sazi del lavoro compiuto, danzano in piena erezione. La donna soccombe, e ogni volta che una donna soccombe alla monolitica virilità dell’uomo è un pezzo di civiltà che se ne va. Non è una sconfitta della donna, ma dell’uomo che non è riuscito a far propria la sua parte di femminilità, cioè dell’uomo che non è riuscito ad accogliere la fragilità come valore e che perciò continuerà a mutilare e a rendere inferma la donna, oltre che se stesso. Ora, questa fragilità per me è il valore supremo, è l’essenza della femminilità e l’essenza di una civiltà. Finché sarà maltrattata non ci sarà una vera civiltà».

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Massimo Rizzante (1963) è poeta, saggista, traduttore.
Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto a Parigi da Milan Kundera.
Insegna all’Università di Trento.
Ha pubblicato le raccolte di poesia Lettere d’amore e altre rovine (Biblioteca Cominiana, 1999), Nessuno (Manni, 2007) e Scuola di calore (Effigie, 2013).
Tra i lavori saggistici ricordiamo L’albero. Saggi sul romanzo (Marsilio, 2007) e Non siamo gli ultimi, vincitore del Premio Dedalus (Effigie, 2009). Per Adelphi ha tradotto Il sipario (2005), Un incontro (2008) e La festa dell’insignificanza di Milan Kundera.
Ha curato: l’antologia poetica di O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie (2008); M. Crnjanski, Lamento per Belgrado (Ponte del Sale, 2010); la nuova edizione dei Sonnambuli di H. Broch (Mimesis, 2010); Scuola del mondo. Nove saggi sul romanzo del XX secolo (Quodlibet, 2012); N. Kachtitsis, Punto vulnerabile (La Camera Verde, 2012); O. Lamborghini, Il dottor Hartz e altre poesie (Scheiwiller Libri, 2012); J. Goytisolo, Esiliato di qua e di là (Mimesis, 2014); T. G. Pavel, Le vite del romanzo (Mimesis, 2015).

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