Ma dove sono le parole?

Scoprire la poesia da bambini
nelle periferie multietniche di Milano
con una maestra fuori dal comune

Ma dove sono le parole?
a cura di Livia Chandra Candiani con Andrea Cirolla
i Fiammiferi

«Sono le voci di bambini e bambine di nove e dieci anni. Molti vengono da Paesi stranieri, molti vivono qui scomodi. C’è un silenzio dietro queste voci, un silenzio che gli ha permesso di parlare. Questo silenzio è esposizione massima al rumore delle vite degli altri. Di cosa si fidano i bambini? Perché decidono di poter dire? Si fidano del silenzio di indirizzi, di indicazioni, di giudizi, si fidano del non sapere prima, si abbandonano al viaggio insieme. Per mano. Senza rete».

Il silenzio mi passava tra le vene / sembra infinito il silenzio. Sono le parole di un poeta. Ma ha nove anni e forse nemmeno frequenta più la scuola. Eppure proprio a scuola ha imparato a comporre versi, dopo aver incontrato una strana maestra, diversa da tutte le altre. Una maestra che sa seminare bene e coltivare il bene. Si chiama Chandra Livia Candiani, scrive una poesia tra le più significative oggi in Italia e da otto anni conduce seminari di poesia in diverse scuole elementari di Milano. Questo libro raccoglie la sua esperienza e una selezione delle poesie dei circa 1.400 studenti che hanno partecipato ai suoi seminari.

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Beppe Severgnini, Corriere della sera, 24 dicembre 2015

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Piccoli Poeti di Periferia
Beppe Severgnini, italians.corriere.it, 24 dicembre 2015

Nulla di ciò che hanno scritto i bambini, assicura il curatore, è stato corretto o modificato. E come avrebbe potuto.

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Simone di Biasio “Giornalismo po.etico”

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L’attimo fuggente dei bambini poeti
La poesia come mezzo per sbocciare e crescere, per portare la parola viva, per fare i conti con realtà distanti da noi. Così Chandra Livia Candiani guida i bambini attraverso questa esperienza linguistica
di Renato Minore

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La donna che insegna ai bambini di periferia a diventare poeti
La prima volta è stata nel 2006, Chandra non era più andata a scuola da quando era finito il suo obbligo. E ancora aveva in mente quei temi che le venivano restituiti con le scritte in blu “fuori tema” a volte anche “gravemente fuori tema”. Prima Chandra Livia Candiani – oggi poetessa – si era sentita spesso fuori posto, lontana da quello che le chiedeva il resto del suo mondo. Forse è per questo che anni dopo, al suo ritorno nei seminari che tiene nelle scuole elementari della periferia milanese, è piaciuta tanto ai bambini. Perché per un po’ è stata una di loro.
“I bambini che ho incontrato io – spiega -, sono bambini mondiali, cioè che vengono dai paesi più diversi del mondo, spesso bambini in fuga o figli di genitori in fuga. Per loro le parole sono un bisogno, una fame di non saper dire solo le cose della sopravvivenza ma anche come si sta dentro di loro. Non è facile partecipare a un seminario di poesia, bisogna accettare di non sapere niente, per questo i più bravi a scuola hanno più difficoltà perché hanno più paura a lasciar cadere i risultati, le sicurezze, i luoghi protetti. Gli asini invece corrono liberi. Spesso dentro a un asino c’è un poeta addormentato e sfiduciato e io cerco di scovarlo con delicatezza. Mi sembra che tutto stia nel vedere i bambini e le bambine più invisibili di tutti. Io sono stata una di loro, così mi è facile notarli per primi”.
Grazie alla perseveranza di Andrea Cirolla, il lavoro di Chandra Livia Candiani e dei suoi piccoli poeti è racchiuso anche in un libro. “Le poesie dei bambini hanno circolato a lungo solo oralmente –racconta Cirolla, curatore editoriale del libro -: capitava che Chandra le leggesse in casa sua oppure al telefono. A un certo punto, saranno stati cinque anni fa, le ho proposto di pubblicarle: mi oppose un no categorico, per un istinto di protezione verso i bambini. Ho accettato la sua scelta, ma non mi sono dato per vinto, così, insisti e insisti, sono riuscito a convincerla. Sono poesie tutt’altro che accomodanti, direi che sono l’esatto contrario, che sono scomode, non addomesticate”.
Come si riesce ad avvicinare i bambini alla poesia?
Piano piano ho creato un mio piccolo metodo che condivido solo con i bambini, delle avventure per andare in cerca e sostare un po’ nel luogo della poesia, perché anche la poesia come l’infanzia è un luogo, credo. Ma quello che conta è che, ogni volta che entro in una classe, non so cosa succederà, non vado con idee fisse e programmi rigidi, ma con il tremito dell’apprendista e con la passione di una vita intera devota alla poesia. I bambini credono ancora in una promessa, una promessa che non ha un contenuto preciso, ma chiunque arriva e fa una faccia da promessa, ha parole di promessa, sorrisi di promessa, è accolto con gioia immensa, perché hanno tanto bisogno di credere nel mondo.
Oltre al libro, il progetto quali risultati ha portato?
Non saprei, alcune maestre gentili mi hanno voluto far sapere che i bambini grazie alla poesia sono cresciuti, si sono aperti, come un po’ sbocciati, altre mi hanno detto che hanno scoperto nei loro scolari dei tesori nascosti. Io ho perso il posto a scuola. Ma mi hanno chiamato altre scuole, scelgo quelle con tanti migranti, con mondi diversi, perché allora la poesia è una necessità, mette un po’ di terra sotto i piedi, ti dà il senso di una continuità dell’anima anche se tutto è cambiato. La poesia porta a scuola la parola viva, quella che dice le cose che di solito sono fuori scuola. Quand’ero piccola, ho scritto spesso temi che venivano valutati con una scritta blu ‘fuori tema’ o perfino: ‘gravemente fuori tema’. Era una frustrazione tremenda. Mi faceva sentire fuori mondo, fuori gente, eppure è proprio questa ferita che adesso mi aiuta a incontrare chi è letteralmente fuori mondo, fuori patria.
In qualche modo i bambini quindi hanno aiutato anche lei?
Di sicuro, questo lavoro a me ha portato la sensazione di essere utile, mi sento meno tagliata fuori dalla città, più in contatto con la realtà viva della nuova faccia di Milano, una città che adesso, con tanti mondi e persone diverse, mi piace molto di più, mi fa sentire meno sola. E poi da sempre io chiedo a me stessa e alla mia ricerca parole che raggiungano, che tocchino gli altri, che li sveglino o li cullino, come strette di mano. Paul Celan diceva: “Non vedo alcuna differenza tra una poesia e una stretta di mano.” Lo dico spesso ai bambini e loro sorridono tantissimo.
Quale importanza può avere la poesia nella vita delle persone?
Certe volte, dico ai miei scolari provvisori: “Se i poeti facessero sciopero, forse all’inizio non se ne accorgerebbe nessuno, ma se la poesia finisse per andarsene dal mondo, non sopravvivremmo.” Fedi, 8 anni mi ha detto: Vorrei non dimenticare mai queste lezioni per il mio desiderio infinito. Ecco la poesia contribuisce a sfamare il nostro desiderio infinito.
[di Nicoletta Moncalero – L’Huffington Post]

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4 Risposte to “Ma dove sono le parole?”

  1. Topipittori.it - Il grande potere dell'arte - solfanaRia Says:

    […] Fa tremare essere vivi, vivissimi fa tremarissimare… (cit. da Chandra Livia Candiani, Ma dove sono le parole, Effigie Edizioni, […]

  2. «I bambini si fidano del silenzio» | direfarebaciare Says:

    […] «Arrivo in Egitto / e vorrei star lì per sempre / il giorno dopo / vorrei ritornare a Milano». Ma dove sono le parole? testimonia un’esperienza di otto anni in quelle aule, proponendo alcune delle poesie composte […]

  3. Ma dove sono le parole? | direfarebaciare Says:

    […] Ma dove sono le parole? a cura di Livia Chandra Candiani con Andrea Cirolla, effigie 2015 […]

  4. Poeti di 10 anni. In “Ma dove sono le parole?” | La poesia e lo spirito Says:

    […] ore 21.00, presso Philo pratiche filosofiche, via Piranesi 12, Milano, sarà presentato il libro Ma dove sono le parole? di Chandra Livia Candiani e Andrea Cirolla (Effigie 2015), dedicato alle poesie scritte dai bambini […]

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