Storia avventurosa di Pavia

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Mino Milani
Storia avventurosa di Pavia
a cura di Giovanni Giovannetti e Luisa Voltán
Visioni

Pavia svetta verso le nubi con una fitta trama di torri, e dispone verso ogni direzione di una vista senza impedimenti e libera, tanto che non so se alcuna città, tra quelle poste in pianura, ne abbia una di più aperta e piacevole. Quasi senza che tu debba piegare il viso, ti stanno sotto gli occhi di qui le innevate giogaie delle Alpi, di là i frondosi colli dell’Appennino. Lo stesso Ticino, scendendo con liete tortuosità e affrettandosi a mescolarsi con il Po, scorre davanti alla città scivolando lungo la parte più bassa delle mura, e col suo rapido movimento rallegra gli abitanti. Le due sponde sono unite da un ponte di pietra di mirabile fattura: il fiume è, come dice la fama e prova il fatto, di tutti il più limpido e
scorre con mirabile velocità, benché qui giunga quasi già stanco per il suo fluire affrettato, dopo aver perso qualcosa del suo nitore nativo, perché procede più lento per la vicinanza dell’acqua del più celebre Po… (Francesco Petrarca)

Si può fare grande storia anche a partire da un luogo. Con peculiare estro narrativo Mino Milani lo riafferma con questa sua monumentale Storia avventurosa di Pavia. Nel solco della cinquecentesca Historia Ticinensis di Bernardo Sacco, o della coeva Historia dell’antichità, nobiltà et delle cose notabili della città di Pavia di Stefano Breventano, Milani aggiorna quel millenario orizzonte italiano ed europeo di cui la città fu a lungo protagonista: capitale di regno e perciò politicamente autorevole, operosa nei commerci, sede di conio romano e imperiale, Pavia fu «fiera e irriducibile» e quindi libera; e i Pavesi determinati a lottare pur di essere liberi. Perduta l’indipendenza, non mancheranno secoli bui, ma nell’Ottocento ritroveremo numerosi Pavesi fra i volontari di Garibaldi nell’irripetibile stagione delle guerre risorgimentali. Storia avventurosa dunque, qui illustrata da oltre cento puntuali immagini su luoghi e fatti d’arme (in buona parte opera del grande Lodovico Pogliaghi); impreziosita dai visionari disegni trecenteschi di Opicino de’ Canistris, unici nel loro genere; dagli schizzi “pavesi” di Leonardo da Vinci; da rare vedute in silografia; da episodi della storia cittadina romanticamente o realisticamente affrontati da alcuni tra più autorevoli pittori dell’Ottocento

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Guglielmo Milani detto Mino, nasce a Pavia il 3 febbraio del 1928. Giornalista, scrittore, fumettista e storico, si laurea in lettere moderne nel 1950, con una tesi sul brigantaggio nelle Calabrie. Assunto dalla Biblioteca Civica di Pavia, ne diviene direttore e vi lavora fino al 1964. La sua attività di giornalista e scrittore inizia nel 1953 con saltuarie collaborazioni al “Corriere dei Piccoli”, di cui poco dopo diventa uno dei più importanti ed apprezzati redattori, fino al 1977. Fra le sue opere, fondamentali le avventure di Tommy River e di Martin Cooper; e le collaborazioni con i più importanti disegnatori italiani, tra i quali Hugo Pratt, Milo Manara e Grazia Nidasio. Nel 1978 assume la direzione del quotidiano “La Provincia Pavese”, incarico che in seguito lascia per dedicarsi alla scrittura: romanzi, saggi e biografie. I suoi Fantasma d’amore (Rizzoli, 1997) e Selina (Mondadori, 1980) vengono trasposti in film da Dino Risi e da Carlo Lizzani. Rivestono particolare importanza i suoi testi storici, come la monumentale Biografia critica di Giuseppe Garibaldi (Mursia, 1982).

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