L’ultima fede

Marco Massimiliano Lenzi
L’ultima fede
le Ginestre

Di ognuno io porterò il tempo
come è il grido dello sterminio
contenuto già nell’infinito.
Il peccato è una luce stabile dell’apparenza,
è il passero che entra nella fucilata
oppure è un niente insostenibile
coricato nel diaframma.
Io prego da qui
che questo nulla sia inizio

Scandito in quattro raccolte, L’ultima fede affronta una lingua raffinata e preziosamente articolata, un linguaggio e un pensiero perturbante: spostamenti imprevedibili di nuclei eidetici, accoppiamento di immagini a immagini ciascuna delle quali spesso diverge, per senso e suggerimento, dall’altra, finché tale assemblaggio converge verso una unità qualitativa finale. L’assieme di tale scrittura è alchimistico. In quest’opera, c’è un autentico dramma dello spirito, che si spalanca sulla natura tragica dell’Evento (non dell’accadimento) e che attraversa tutto il testo. L’intero libro si espone alla contemplazione e meditazione di vere forze in lotta, interne ed esterne, delle quali viene “narrata” la fenomenologia. L’impatto con la Notte, con il baratro e la banalità del negativo, certo esige una Fede ultima e, di quella fede, pretende l’ultimità, cioè una sua qualità indefinibilmente definitiva. È, questa, una posizione mentale accarnata e l’autore vi innesta l’autorità del sangue. La grande poesia attinge i fondali dell’abisso, si contagia col Principio.

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Marco Massimiliano Lenzi (Pistoia, 1955) è docente, saggista e poeta. Le sue raccolte di poesie: L’improvviso (Associazione Piero Bigongiari-I Quaderni del Battello Ebbro, 2001); Il Viaggio dell’Orizzonte (Jaca Book, 2005); I camminamenti delle tenebre (in “Almanacco dello Specchio”, Mondadori, 2009).
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