Indagine su Leonardo

Di quel di Pavia si lalda [loda] più il movimento che nessun’altra cosa. L’imitazione delle cose antiche è più laldabile che le moderne. Non può essere bellezza e utilità come appare nelle fortezze delli omini. Il trotto è quasi di qualità di cavallo libero. Dove manca la vivacità naturale, bisogna farne una accidentale. Leonardo da Vinci (Codice Atlantico, 399 recto)

Giovanni Giovannetti
Indagine su Leonardo
Pavia, Vigevano, il Ticino e l’Università
Saggi e documenti

Chi è davvero Monna Lisa? Quell’enigmatico sorriso potrebbe appartenere a Isabella d’Aragona, a Pavia dal 1488 al 1497; lo comproverebbero i simboli della casata Sforza, ben visibili sull’abito eppure sino ad ora elusi. Leonardo avrebbe dipinto il ritratto ufficiale della duchessa proprio al Castello Visconteo, tra colonne solo abbozzate nell’incompiuto quadro al Louvre ma ben visibili, ad esempio, nella Vernon Gioconda (è negli Stati Uniti) e nell’Isleworth Mona Lisa (è in Svizzera). Entrambe queste versioni sembrano precedere la Gioconda parigina. Anche il disegno dell’Uomo Vitruviano – simbolo grafico del nostro tempo (è ovunque, anche sulla moneta italiana da un euro) – trova maturazione a Pavia nel 1490, col protrarsi del soggiorno di consulenza sull’erigendo Duomo pavese. A Pavia Leonardo rende migliore la vita all’infelice Isabella (un’intesa forse più che intellettuale). Rimira l’antico monumento equestre del Regisole («di quel di Pavia si loda più il movimento che nessuna altra cosa. L’imitazione delle cose antiche è più lodevole che le moderne»), prendendolo infine a modello del mai concluso «gran cavallo » in onore di Francesco Sforza. E quando appunta la sua avveniristica “città ideale” prende spunto da una piacevole città «vissino a uno fiume», disegnandola attraversata da canali a convergere nel «Tesino». A Vigevano, tra il 1493 e il 1494 Leonardo prosegue la bonifica dei terreni paludosi presso la cascina Sforzesca, ottimizzando il defluire delle acque e il sistema dei navigli. Disegna scale d’acqua, attività agricole, braccianti nei campi e i mestieri “poveri” della tradizione fluviale (il lavoro dei renaioli, il traino manuale di un natante a risalir la corrente). Decora il Castello e forse la piazza bramantesca. Ma soprattutto passa il tempo tra gli antichi Codici della ricca biblioteca al Castello di Pavia, capitale culturale del Ducato. Nel mondo universitario pavese, fra gli altri Leonardo si lega a Fazio Cardano – che lo appassiona alla matematica – e poco dopo all’anatomista Marc’Antonio della Torre. Sono di questi anni alcuni tra i più brillanti disegni vinciani di anatomia, tanto da immaginarlo col Della Torre all’hospitale magnum Sancti Mathei, nottetempo, in odore di eresia, a squartar cadaveri in decomposizione alla fioca luce delle candele. Insomma, «venuto in Lombardia nel 1482 come musico, pittore, scultore ed architetto» ha scritto Edmondo Solmi «nel dicembre 1499 Leonardo parte dalla grande pianura padana scienziato e pensatore, non secondo a nessuno nel suo tempo».

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Giovanni Giovannetti (Lucca, 1955). Giornalista, editore e fotografo, nel 1988 ha fondato l’agenzia fotografica Effigie, divenuta poi anche casa editrice. Tra i suoi libri: Belfast. Appunti sulla realtà nord-irlandese (1981), Diario polacco. Immagini su un anno di sindacato libero (1982), Ritorno a Danzica (con Agnieszka Sowa, 2004), Sprofondo nord (2011), Frocio e basta (con Carla Benedetti, 2012), Comprati e venduti (2013). È nella redazione della rivista “Il primo amore”.

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Una Risposta to “Indagine su Leonardo”

  1. Leonardo uno di noi | direfarebaciare Says:

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