Il geografo e il viaggiatore

ottobre 2017

Si scrive perché si studia. Si studia perché si ama. Si ama perché si immagina. Tutto il resto è informazione o chiacchiera

Massimo Rizzante
Il geografo e il viaggiatore
Lettere, dialoghi, saggi e una nota azzurra sull’opera di Italo Calvino e di Gianni Celati
Saggi e documenti

Questo libro smisuratamente breve, scritto in un periodo smisuratamente lungo, è un libro sull’amicizia tra Calvino e Celati.
Ma anche sull’amicizia come forma, forse l’ultima, in grado di renderci più vicini a noi stessi e più in dialogo con il mondo, meno sentimentali e più sensibili.
Il geografo Calvino e il viaggiatore Celati, per quanto diversi, sono accomunati da quella vena artistica che, nata agli inizi dei Tempi Moderni, ha segnato un po’ controcorrente fino al XX secolo la nostra civiltà letteraria fondata sulla dura legge della mimesis.
Si tratta di quello humour che Thomas Carlyle, parlando di Ariosto, di Cervantes, di Sterne e di Jean Paul definisce: «il prodotto non del disprezzo ma dell’amore, non della deformazione superficiale delle forme naturali, ma di una profonda quanto piacevole simpatia nei confronti di tutte le forme della Natura».
Entrambi, ciascuno a suo modo, il viaggiatore con cambi umorali più erranti, il geografo con cambi di passo più lineari, hanno attraversato i generi, non hanno mai fatto finta che il lettore non esistesse, non si sono mai arresi al vizio della trama, hanno mostrato senza affettazione i capricci dei loro procedimenti, hanno riflettuto sulla loro opera e su quella altrui diffidando sempre delle definizioni.
Entrambi spiriti malinconici nati sotto l’influenza di Saturno, sono figli dello humour, di quello cervantino come di quello ariostesco, di quello che traspare nelle opere di Giordano Bruno, nella Scienza nuova di Giambattista Vico o nella prosa di Leonardo e Galilei, di quello del Leopardi delle Operette morali e dello Zibaldone, come di quello che si incontra nelle passeggiate di Robert Walser e Raymond Queneau o nei quaderni di Paul Valéry.

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Massimo Rizzante(1963) è poeta, saggista, traduttore. Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto a Parigi da Milan Kundera.
Ha pubblicato tre opere poetiche: Lettere d’amore e altre rovine (1999), Nessuno (2007), Scuola di calore (2013) e tre opere saggistiche: L’albero (2007), Non siamo gli ultimi (2009, Premio Dedalus), Un dialogo infinito (2015).
Fra le sue traduzioni: Il sipario, Un incontro e La festa dell’insignificanza di M. Kundera; O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie, M. Crnjanski, Lamento per Belgrado, O. Lamborghini, Il ritorno di Hartz e altre poesie.
Insegna Letteratura Italiana Contemporanea e Letterature Comparate all’Università di Trento.
massimorizzante.com

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