L’uragano Cefis

maggio 2022

La fascinosa e controversa storia di un pasoliniano “eroe diabolico” la cui vita è legata a filo doppio ai tanti, troppi intrallazzi e misteri che hanno attraversato e attraversano questo nostro Paese

Fabrizio De Masi
L’uragano Cefis
Saggi e documenti

Dato alle stampe nel 1975, L’uragano Cefis è un libro unico per davvero. Se ne conserva infatti una sola copia, quella che nel marzo 2010 il chiacchierato senatore-bibliofilo Marcello Dell’Utri espose tra i pezzi di pregio alla Mostra del libro antico di Milano. Da allora L’uragano ha preso a circolare in fotocopia a mo’ di samizdàt, e si spiega: il libro contiene informazioni esatte, dunque pericolose, sulla sfacciata intraprendenza a fini personali di Eugenio Cefis, presidente dell’Ente nazionale idrocarburi (Eni) e poi della Montedison. L’uragano si sofferma sul brulicante arcipelago di società private che, per tramite di prestanome, fanno tutte capo a Cefis: società immobiliari, petrolifere, metanifere, finanziarie, del legno, della plastica, della pubblicita,̀ televisive, ecc. affidate a uomini di fiducia del presidente di Eni e di Montedison; e che, con Eni e poi con Montedison, sono a volte indebitamente in affari, altre volte in concorrenza. Era epoca di bassa marea morale, per dirla con Calvino, in cui l’hanno vinta i peggiori. Ne emerge la foto di gruppo di una borghesia parassitaria, incline all’affarismo e socialmente noncurante: la borghesia più ignorante d’Europa, direbbe Pasolini. Di questa borghesia traffichina Eugenio Cefis parrebbe il paradigma, «la storia mediocre di un uomo mediocre…» scrive Fabrizio De Masi, ma dal suo libro traspare semmai la storia di un uomo che – tornando a Pasolini (e a Dostoevskij) – ha conosciuto «la grandezza sia dell’integrazione che del delitto»: la metamorfosi di un “eroe diabolico” metà guardia e metà ladro, la storia di una vita legata a filo doppio ai tanti, troppi intrallazzi e misteri che hanno attraversato e attraversano questo nostro Paese.
Non è tutto.
Nel suo ampio saggio conclusivo Giovanni Giovannetti rende conto di ciò che l’autore di L’uragano Cefis ha inteso tacere, raccordando l’inchiesta di De Masi alla biografia politica e morale dell’“onorato presidente”: Eugenio Cefis, quel giovane sottotenente fucilatore di partigiani e antifascisti poi diventato lui stesso partigiano e antifascista, nome di battaglia Alberto, uno tra i più preparati comandanti militari della Resistenza di area cattolico-monarchica. Dopo la Liberazione, eccolo prima all’Agip e poi all’Eni accanto a Enrico Mattei, il presidente dell’Ente petrolifero di Stato ucciso il 27 ottobre 1962 (una morte che vedrebbe Cefis coinvolto). A Mattei subentrerà proprio l’ex partigiano Alberto, chiamato a perseguire politiche industriali non sempre volte al pubblico interesse e a prefigurare mutamenti istituzionali in aperto contrasto con la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Fosse dipeso da lui oggi l’Italia sarebbe una Repubblica presidenziale, più autoritaria che autorevole, guidata dall’“uomo forte” o dal tecnocrate di turno.

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