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Bestie come noi

30 maggio 2016

Annalisa Gimmi
Bestie come noi
il Regisole saggistica

Animali macellati dopo una vita innaturale, segregati in spazi angusti e in costante sofferenza; animali in gabbia, vittime di sperimentazioni, oggi tanto crudeli quanto inutili. Animali uccisi per un trofeo.
Animali umiliati, abusati e privati della vita per il nostro divertimento o per la nostra vanità.
Ma fortunatamente c’è chi sta tentando di cambiare le cose, ammettendo che tutto questo è inaccettabile da parte di una società civile.
«Un movimento di liberazione esige un’espansione dei nostri orizzonti», ha scritto nel 1975 il filosofo australiano Peter Singer, il teorico della liberazione animale.
Così l’essere umano, dopo aver combattuto per un’apertura della sua mente nei confronti dell’altro (il diverso, il nero, la donna, lo straniero), sta ora ingaggiando una nuova battaglia che espanda gli orizzonti della sua coscienza verso i non umani, riconoscendo agli animali quel diritto alla vita e al benessere da cui nei secoli li ha sistematicamente esclusi.
Questo libro vuole suggerire spunti di riflessione su quanto c’è ancora da fare perché il rispetto della vita possa davvero definirsi tale; e sulle opportunità (a volte straordinarie) che la collaborazione uomo-animale può invece offrire.

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Annalisa Gimmi si è a lungo occupata di letteratura e di editoria del Novecento, pubblicando studi su vari autori, tra cui Aldo Palazzeschi, Dino Campana, Franco Loi; e dedicandosi a ricerche bibliografiche (Bibliografia di Alfonso Gatto, Storia e letteratura 2009, con Marta Bonzanini).
Ha pubblicato il volume Il mestiere di leggere, il Saggiatore 2002, sui pareri editoriali della Mondadori negli anni Cinquanta, e ha curato le raccolte di inediti e rari di Alfonso Gatto, Ballate degli anni e Il gatto in poltrona, entrambe Effigie, 2012.
Negli anni Novanta, ha collaborato con la pagina di Cultura del “Corriere del Ticino” di Lugano e, tra il 2005 e il 2007, de “il Giornale”.
Da qualche anno ha maturato una profonda coscienza sulla tematica animale, promuovendo iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e sul territorio.

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Il gatto in poltrona

13 ottobre 2013

I fantasmi sono di scena

Alfonso Gatto
Il gatto in poltrona
La televisione italiana e la penna di un poeta
a cura di Annalisa Gimmi
Saggi e documenti

Tra il settembre 1964 e il dicembre 1965, Alfonso Gatto firma una rubrica di critica televisiva sulle pagine della “Fiera letteraria”, ironicamente intitolata Il gatto in poltrona. Il poeta salernitano per 15 mesi diventa così osservatore dei programmi proposti dalla RAI, e li commenta con l’attenzione dell’intellettuale affascinato dalle potenzialità del nuovo mezzo, ma preoccupato per la banalizzazione della cultura e della comunicazione che già allora si nascondeva tra i lustrini delle trasmissioni. Nelle pagine di questa rubrica scorrono i nomi dei protagonisti televisivi negli anni Sessanta: dagli spettacoli di varietà che avevano per protagonisti Marisa Del Frate o le gemelle Kessler, Enrico Viarisio o Corrado, o l’immancabile Mike Bongiorno, alle trasmissioni più decisamente culturali. Quanto al giornalismo, Gatto mostra la sua spiccata predilezione per TV7, format talmente azzeccato da essere ripreso in anni più tardi dalla TV e tuttora ben vitale. Così come La domenica sportiva. E poi il cinema, il teatro, e ogni occasione di cultura proposto dal video. Gatto osserva, si diverte, si annoia, a volte si indigna. L’autore commenta dal punto di vista dell’uomo di lettere, e spesso la sua penna prende solo spunto da un programma andato in onda nella settimana, per stilare pezzi di costume, di arte, di attualità. Come scrive Aldo Grasso nella postfazione a questo libro, «Il legame della prima critica televisiva italiana (fino ai tardi anni Sessanta) con il mondo della poesia e della letteratura s’impone come una specificità del panorama culturale italiano: oltre a Gatto, anche Campanile, Bianciardi, Fratini, Guareschi, Pasolini (con alcuni interventi dalle pagine del “Corriere”) si impegnarono in prima persona nella critica al nuovo medium – quando ancora non si sapeva cosa fosse la critica televisiva, come esercitarla, con quali strumenti – e parteciparono alla creazione di un pensiero intorno alla TV. È per questo che la raccolta delle critiche di Gatto invita il lettore a non fermarsi al piacere della lettura delle recensioni (che sono gustose, pungenti, colte) ma si offre anche come frammento di una riflessione più ampia sul contributo che un certo settore della critica televisiva italiana ha portato ai processi di istituzionalizzazione del medium nel contesto culturale e sociale italiano».

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