Posts Tagged ‘Giovanni Giovannetti’

Frocio e basta

15 aprile 2016

effigie giovannetti pasolini

Carla Benedetti · Giovanni Giovannetti
Frocio e basta
Pasolini Cefis e i capitoli mancanti di Petrolio
il Regisole saggistica

Questo libro racconta il doppio depistaggio che si è dispiegato attorno all’omicidio di Pasolini: uno volto a sviare le indagini, l’altro a tenere nascosti alcuni contenuti-chiave di Petrolio, il romanzo che Pasolini stava scrivendo quando fu ucciso.
Quel brutale massacro resta perciò uno dei buchi neri nella notte repubblicana e una delle vergogne della cultura italiana, che per tanti anni ha accreditato la ricostruzione ufficiale del delitto.
Pasolini viene ucciso probabilmente per la medesima ragione del giornalista Mauro De Mauro, fatto sparire nel 1970. Erano andati entrambi troppo vicino alla verità sull’omicidio di Mattei e si preparavano a divulgarla, accusando Eugenio Cefis, successore di Mattei alla presidenza dell’Eni e presunto fondatore della P2.
Pasolini fa di Cefis un personaggio centrale di Petrolio, che incarna in modo esemplare la «mutazione antropologica della classe ominante» e l’avvento di quel nuovo Potere finanziario e multinazionale che ci ha condotti alla cattiva società di oggi, corrotta e di ceto.
Egli intendeva inserire nel cuore del romanzo alcuni discorsi di Cefis, che avrebbero raccontato con chiarezza ciò che stava accadendo in Italia.
Quei discorsi erano tra le carte di Petrolio, ma i curatori dell’edizione postuma non hanno ritenuto opportuno inserirveli.
Come l’appunto intitolato Lampi sull’Eni, forse mai scritto da Pasolini, o forse fatto sparire, anche quei discorsi sono un capitolo mancante di Petrolio, un’importante chiave di lettura che è stata occultata. Li potrete leggere in questo libro, messi in risonanza con l’altra storia d’Italia, quella coperta, e con le opere e la critica civile dell’ultimo Pasolini.

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Alessandro Mezzena Lona, “Il Piccolo” 27 giugno 2016

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a proposito di Pier Paolo Pasolini nel catalogo effigie

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Roberto Citran nei panni di Giorgio Steimetz autore di Questo è Cefis incontra Pier Paolo Pasolini, interpretato da Massimo Ranieri, nel film La macchinazione

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Carla Benedetti insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università di Pisa.
Tra i suoi libri, Pasolini contro Calvino (Bollati Boringhieri 1998), L’ombra lunga dell’autore (Feltrinelli, 1999), Il tradimento dei critici (Bollati Boringhieri 2002), Disumane lettere (Laterza,2011) e Oracoli che sbagliano, con Maurizio Bettini (Effigie 2016).

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Giovanni Giovannetti nel catalogo effigie

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Indagine su Leonardo

6 settembre 2015

Di quel di Pavia si lalda [loda] più il movimento che nessun’altra cosa. L’imitazione delle cose antiche è più laldabile che le moderne. Non può essere bellezza e utilità come appare nelle fortezze delli omini. Il trotto è quasi di qualità di cavallo libero. Dove manca la vivacità naturale, bisogna farne una accidentale. Leonardo da Vinci (Codice Atlantico, 399 recto)

Giovanni Giovannetti
Indagine su Leonardo
Pavia, Vigevano, il Ticino e l’Università
Saggi e documenti

Chi è davvero Monna Lisa? Quell’enigmatico sorriso potrebbe appartenere a Isabella d’Aragona, a Pavia dal 1488 al 1497; lo comproverebbero i simboli della casata Sforza, ben visibili sull’abito eppure sino ad ora elusi. Leonardo avrebbe dipinto il ritratto ufficiale della duchessa proprio al Castello Visconteo, tra colonne solo abbozzate nell’incompiuto quadro al Louvre ma ben visibili, ad esempio, nella Vernon Gioconda (è negli Stati Uniti) e nell’Isleworth Mona Lisa (è in Svizzera). Entrambe queste versioni sembrano precedere la Gioconda parigina. Anche il disegno dell’Uomo Vitruviano – simbolo grafico del nostro tempo (è ovunque, anche sulla moneta italiana da un euro) – trova maturazione a Pavia nel 1490, col protrarsi del soggiorno di consulenza sull’erigendo Duomo pavese. A Pavia Leonardo rende migliore la vita all’infelice Isabella (un’intesa forse più che intellettuale). Rimira l’antico monumento equestre del Regisole («di quel di Pavia si loda più il movimento che nessuna altra cosa. L’imitazione delle cose antiche è più lodevole che le moderne»), prendendolo infine a modello del mai concluso «gran cavallo » in onore di Francesco Sforza. E quando appunta la sua avveniristica “città ideale” prende spunto da una piacevole città «vissino a uno fiume», disegnandola attraversata da canali a convergere nel «Tesino». A Vigevano, tra il 1493 e il 1494 Leonardo prosegue la bonifica dei terreni paludosi presso la cascina Sforzesca, ottimizzando il defluire delle acque e il sistema dei navigli. Disegna scale d’acqua, attività agricole, braccianti nei campi e i mestieri “poveri” della tradizione fluviale (il lavoro dei renaioli, il traino manuale di un natante a risalir la corrente). Decora il Castello e forse la piazza bramantesca. Ma soprattutto passa il tempo tra gli antichi Codici della ricca biblioteca al Castello di Pavia, capitale culturale del Ducato. Nel mondo universitario pavese, fra gli altri Leonardo si lega a Fazio Cardano – che lo appassiona alla matematica – e poco dopo all’anatomista Marc’Antonio della Torre. Sono di questi anni alcuni tra i più brillanti disegni vinciani di anatomia, tanto da immaginarlo col Della Torre all’hospitale magnum Sancti Mathei, nottetempo, in odore di eresia, a squartar cadaveri in decomposizione alla fioca luce delle candele. Insomma, «venuto in Lombardia nel 1482 come musico, pittore, scultore ed architetto» ha scritto Edmondo Solmi «nel dicembre 1499 Leonardo parte dalla grande pianura padana scienziato e pensatore, non secondo a nessuno nel suo tempo».

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Giovanni Giovannetti (Lucca, 1955). Giornalista, editore e fotografo, nel 1988 ha fondato l’agenzia fotografica Effigie, divenuta poi anche casa editrice. Tra i suoi libri: Belfast. Appunti sulla realtà nord-irlandese (1981), Diario polacco. Immagini su un anno di sindacato libero (1982), Ritorno a Danzica (con Agnieszka Sowa, 2004), Sprofondo nord (2011), Frocio e basta (con Carla Benedetti, 2012), Comprati e venduti (2013). È nella redazione della rivista “Il primo amore”.

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Storia avventurosa di Pavia

9 ottobre 2014

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Mino Milani
Storia avventurosa di Pavia
a cura di Giovanni Giovannetti e Luisa Voltán
Visioni

Pavia svetta verso le nubi con una fitta trama di torri, e dispone verso ogni direzione di una vista senza impedimenti e libera, tanto che non so se alcuna città, tra quelle poste in pianura, ne abbia una di più aperta e piacevole. Quasi senza che tu debba piegare il viso, ti stanno sotto gli occhi di qui le innevate giogaie delle Alpi, di là i frondosi colli dell’Appennino. Lo stesso Ticino, scendendo con liete tortuosità e affrettandosi a mescolarsi con il Po, scorre davanti alla città scivolando lungo la parte più bassa delle mura, e col suo rapido movimento rallegra gli abitanti. Le due sponde sono unite da un ponte di pietra di mirabile fattura: il fiume è, come dice la fama e prova il fatto, di tutti il più limpido e
scorre con mirabile velocità, benché qui giunga quasi già stanco per il suo fluire affrettato, dopo aver perso qualcosa del suo nitore nativo, perché procede più lento per la vicinanza dell’acqua del più celebre Po… (Francesco Petrarca)

Si può fare grande storia anche a partire da un luogo. Con peculiare estro narrativo Mino Milani lo riafferma con questa sua monumentale Storia avventurosa di Pavia. Nel solco della cinquecentesca Historia Ticinensis di Bernardo Sacco, o della coeva Historia dell’antichità, nobiltà et delle cose notabili della città di Pavia di Stefano Breventano, Milani aggiorna quel millenario orizzonte italiano ed europeo di cui la città fu a lungo protagonista: capitale di regno e perciò politicamente autorevole, operosa nei commerci, sede di conio romano e imperiale, Pavia fu «fiera e irriducibile» e quindi libera; e i Pavesi determinati a lottare pur di essere liberi. Perduta l’indipendenza, non mancheranno secoli bui, ma nell’Ottocento ritroveremo numerosi Pavesi fra i volontari di Garibaldi nell’irripetibile stagione delle guerre risorgimentali. Storia avventurosa dunque, qui illustrata da oltre cento puntuali immagini su luoghi e fatti d’arme (in buona parte opera del grande Lodovico Pogliaghi); impreziosita dai visionari disegni trecenteschi di Opicino de’ Canistris, unici nel loro genere; dagli schizzi “pavesi” di Leonardo da Vinci; da rare vedute in silografia; da episodi della storia cittadina romanticamente o realisticamente affrontati da alcuni tra più autorevoli pittori dell’Ottocento

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Guglielmo Milani detto Mino, nasce a Pavia il 3 febbraio del 1928. Giornalista, scrittore, fumettista e storico, si laurea in lettere moderne nel 1950, con una tesi sul brigantaggio nelle Calabrie. Assunto dalla Biblioteca Civica di Pavia, ne diviene direttore e vi lavora fino al 1964. La sua attività di giornalista e scrittore inizia nel 1953 con saltuarie collaborazioni al “Corriere dei Piccoli”, di cui poco dopo diventa uno dei più importanti ed apprezzati redattori, fino al 1977. Fra le sue opere, fondamentali le avventure di Tommy River e di Martin Cooper; e le collaborazioni con i più importanti disegnatori italiani, tra i quali Hugo Pratt, Milo Manara e Grazia Nidasio. Nel 1978 assume la direzione del quotidiano “La Provincia Pavese”, incarico che in seguito lascia per dedicarsi alla scrittura: romanzi, saggi e biografie. I suoi Fantasma d’amore (Rizzoli, 1997) e Selina (Mondadori, 1980) vengono trasposti in film da Dino Risi e da Carlo Lizzani. Rivestono particolare importanza i suoi testi storici, come la monumentale Biografia critica di Giuseppe Garibaldi (Mursia, 1982).

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Comandante Maino

26 novembre 2013

Non so dire quanti fossero comunisti e quanti no, ma so quanti morirono per la libertà di tutti noi

Comandante Maino
Luchino Dal Verme si racconta
a cura di Giovanni Giovannetti
le Zanzare

Il 25 novembre 2013 Luchino Dal Verme ha compiuto cent’anni. Settant’anni fa, dopo la caduta di Mussolini, l’armistizio e l’occupazione tedesca dell’Italia, a lui – cattolico di nobile lignaggio, ma con solida esperienza militare – il Partito comunista affida il comando della divisione garibaldina “Gramsci” nell’Oltrepo pavese.
Nasce così la leggenda del Conte partigiano, o meglio del Cònt, come era chiamato, nel dialetto locale, tra i suoi uomini.

Luchino Dal Verme (Milano, 1913). Di famiglia aristocratica, nel corso della seconda Guerra mondiale combatte in Francia e sul fronte jugoslavo come ufficiale di artiglieria a cavallo, in forza al reggimento Savoia Cavalleria. Dal luglio 1941 all’ottobre 1942 partecipa alla Campagna di Russia, ed è fra gli scampati al disastro del Corpo di spedizione Italiano. L’armistizio dell’8 settembre 1943 lo sorprende a Forlì, presso il suo reggimento; Luchino riesce a sottrarsi alla cattura e si rifugia al castello di Torre degli Alberi, la residenza di famiglia. In quei mesi mesi contribuisce ad organizzare le prime formazioni partigiane operanti in provincia di Pavia. Nel 1944 diventa comandante dell’88ª brigata “Casotti” ed in seguito viene destinato al comando della divisione garibaldina “Antonio Gramsci”, che “Maino” – suo nome di battaglia – guida in numerose imboscate ai nazifascisti lungo la via Emilia – distruggendo i binari della ferrovia Torino-Piacenza – o affrontando il nemico a viso aperto, come nella battaglia di Costa Pelata. Nella notte tra il 25 e il 26 aprile, dopo cinque ore di accaniti combattimenti, “Maino” e i suoi conquistano Casteggio. Finita la guerra, i partiti antifascisti lo vorrebbero candidare alle elezioni per l’Assemblea costituente del 1946, ma Luchino risponde negativamente, preferendo fare ritorno a casa, a Torre degli Alberi, dove fonda un’azienda avicola all’avanguardia in Europa; continuando altresì la sua appassionata opera di testimonianza sul nostro recente passato.

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Giovanni Giovannetti

15 ottobre 2013

· Un archivio italiano
· Bananopoli Una dimentica memoria civica
· Comprati e venduti
· Frocio e basta Pasolini, Cefis e i capitoli mancanti di Petrolio (con Carla Benedetti)
· Fuochi sulla città
· Indagine su Leonardo Pavia, Vigevano, il Ticino e l’Università
· di prossima pubblicazione Malastoria
L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini

· I mestieri di Po (con Osvaldo Galli)
· Plagi
· Ritorno a Danzica (con Agnieszka Sowa)
· Sprofondo nord
· Il tamburo di lotta Polonia, la parabola di Solidarność
· Voci dall’agorà (con Maurizio De Rosa)
· Zingari di merda (con Antonio Moresco)

Giovanni Giovannetti (Lucca, 1955). Giornalista, editore e fotografo, nel 1988 ha fondato l’agenzia fotografica Effigie, divenuta poi anche casa editrice. Tra i suoi libri: Belfast. Appunti sulla realtà nord-irlandese (1981), Diario polacco. Immagini su un anno di sindacato libero (1982), Ritorno a Danzica (con Agnieszka Sowa, 2004), Sprofondo nord (2011), Comprati e venduti (2013). È nella redazione della rivista “Il primo amore”.

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Zingari di merda

14 ottobre 2013

Un viaggio ai confini del mondo “civilizzato”, dentro quella fascia di miseria che attraversa il ventre dell’Europa.
Un reportage di rara intensità e ferocia.

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Antonio Moresco . Giovanni Giovannetti
Zingari di merda
le Stellefilanti taccuino di viaggio

Nel suo linguaggio irruente e abnorme, come abnorme è la realtà che descrive, Antonio Moresco trascina i suoi lettori fin dentro una delle contraddizioni più acute di questo secolo. Il racconto procede in un dialogo ininterrotto con i compagni di viaggio, l’occhio fisso sui marciapiedi della civiltà, dove gli zingari, uomini e donne che non stanno mai fermi, sono la nostra parte più miserabile, irriducibile, più individualista e fatalista: sono noi eppure sono anche assolutamente altro. C’è qualcosa nella loro presenza di inspiegabile e sfuggente, di infinitamente arcaico eppure duttile. È lì che ci porta il viaggio di Moresco, sulla soglia del silenzio. Lì dove arrivano anche le fotografie di Giovanni Giovannetti che chiudono il libro.

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gli economici

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Voci dall’agorà

14 ottobre 2013

Le parole e i volti degli scrittori greci contemporanei
L’ardua sfida tra innovazione e tradizione: da Kavafis a Markaris, da Zante a Rodi

Maurizio De Rosa (con Giovanni Giovannetti)
Voci dall’agorà
Fotostoria della letteratura greca del Novecento

Questo testo offre un sommario esaustivo e aggiornato della letteratura neogreca, da quando – circa 130 anni fa – la “Nuova Scuola di Atene” abbandonò la lingua dei classici per il dimotikì. Si ripercorrono l’ardua ricostruzione di una identità moderna contro la zavorra della tradizione, e il tentativo – forse impossibile – di ricomporre le due anime storiche della Grecia, quella orientale e quella europea. È un germe vivace di contraddizione che ha permesso a questa giovane letteratura di attraversare i periodi bui di una monarchia ottusa, della guerra civile e della dittatura e di presentarsi oggi con le carte in regola al lettore del resto d’Europa.

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Sprofondo nord

14 ottobre 2013

Affarismo, intrallazzi, illegalità, speculazioni, criminalità, malapolitica in una città dove «la mafia non esiste»

giovannetti effigie

Giovanni Giovannetti
Sprofondo nord
i Fiammiferi

In una tranquilla città lombarda, un mattino d’estate scattano le manette per un agiato imprenditore edile, per un defilato avvocato tributarista e per il direttore sanitario Asl.
Accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, l’imprenditore Franco Bertucca è indicato come il locale capo della ’Ndrangheta; l’avvocato Pino Neri accusato di
sedere là in alto ai vertici lombardi dell’organizzazione criminale, e l’odontoiatra Carlo Antonio Chiriaco di mantenere fondamentali entrature nella malapolitica.
Emerge così la «mutazione della classe dominante» – per dirla con Pasolini – la contiguità tra il sistema illegale politico-affaristico e quello criminale della moderna borghesia mafiosa al nord.
Sorpresi mentre irridono le norme civili: scarti minimi, come il mancato rispetto delle regole, o sotterranei, come la compra del consenso, che incrinano il tessuto democratico fino a dargli progressivamente scacco.

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Ritorno a Danzica

14 ottobre 2013

A 25 anni dagli scioperi del Baltico e dopo la transizione democratica, come sono cambiati i polacchi?

Giovannetti Ritorno a Danzica

Agnieszka Sowa . Giovanni Giovannetti
Ritorno a Danzica
Vent’anni dopo

Un racconto dei retroscena degli scioperi nel Baltico che nell’agosto del 1980 cambiarono il volto dell’Est europeo. Una pacifica rivoluzione operaia in un paese socialista che, iniziata in sordina e sottovalutata da tutti, segnò l’inizio del crollo dell’impero sovietico. Questo libro rivisita quei luoghi a distanza di vent’anni, ricostruendo le storie dei protagonisti e gli esiti attuali. Danzica è oggi una città senza fabbriche né navi e la spinta benefica di Solidarnosc si è dissolta col tempo. Cosa sono oggi i polacchi? E come si raccontano gli operai protagonisti di qualla stagione di lotta?

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Plagi

14 ottobre 2013

Quando pittori e illustratori copiano fotografie

effigie Giovannetti

Aa. Vv.
Plagi
Creatività o saccheggio ideologico?
i Fiammiferi

Plagi

Creatività o saccheggio ideologico?
Quando pittori e illustratori copiano fotografie

È ormai abbondantemente documentata — quanto tristemente occultata — l’influenza che la fotografia ha avuto sulla pittura e scultura dada e futurista, e in generale sugli artisti della prima avanguardia. Come documentano le immagini pubblicate, il “saccheggio ideologico” prosegue ancora oggi per mano di numerosi pittori e illustratori-ritrattisti, senza tuttavia mai citare le fonti: una copiatura a volte sfacciata, veri e propri plagi.

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