Posts Tagged ‘i Fiammiferi’

Dentro al nero

23 ottobre 2017

ottobre 2017

«Sei già stato qui».

Aa. Vv.
Dentro al nero
Tredici sguardi su It di Stephen King
a cura di Luca Cristiano ed Enrico Macioci
i Fiammiferi

Tredici Fedeli Lettori hanno provato a rileggere It di Stephen King a trent’anni dalla sua (è proprio il caso di dirlo) apparizione.
Enrico Macioci, Dario Rossi, Nicola Manuppelli, Paola Barbato, Marco Peano, Cristò, Francesca Schipa, Deborah Donato, Demetrio Paolin, Marco Candida, Giuseppe Martella, Giusi Marchetta e Luca Cristiano ci riportano a Derry, a vedere che aria tira da quelle parti tra fede e magia, tempo e scandalo, mito e pop, archetipi e psicoanalisi, infanzia e biciclette.
It ancora ci atterrisce e ci consola, mostrandoci cosa significa lasciare il blu ed entrare nel nero, ma non del tutto, perché si ricorda, si rivive, si riscopre un libro che ci ha tolto il fiato e ci si ritrova davanti alle fondamenta del nostro immaginario.

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Repubblica nomade

24 settembre 2016

Questi non sono solo cammini orizzontali
sono anche cammini verticali

Antonio Moresco
Repubblica nomade
i Fiammiferi

Apro il quaderno e mi metto a scrivere queste rapide note, seduto per terra, nella breve sosta.
Faccio in tempo a leggere anche una pagina dell’Anabasi.
Giornata ventosa e splendida.
Abbiamo trovato un paio di alberi e ci siamo fermati alla loro ombra.
Ci sono molti calzini rovesciati, messi ad asciugare e a scaldare al sole, per evitare o ritardare le vesciche ai piedi.
Le grandi nuvole nere stanno diventando bianche e si spostano velocemente nel cielo.
Tutt’intorno grandi contrafforti rocciosi simili a meteoriti precipitati, prati intensamente viola e campi di grano mossi come onde dal forte vento.
Un ragazzo africano che non dice una parola, torvo, impietrito, si limita a far vedere a una camminatrice, sul suo cellulare, un breve video terribile che deve avere girato di persona, di sgozzamenti e sbudellamenti, per farci capire da dove è fuggito.

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Antonio Moresco (Mantova, 1947) è uno dei più importanti e originali scrittori italiani. Della sua vasta opera romanzesca, saggistica e teatrale, ricordiamo almeno Lettere a nessuno, Gli esordi, Canti del caos, Gli increati. Presso Effigie ha pubblicato Zio Demostene (2005), Merda e luce (2007), Zingari di merda (2008), La parete di luce (2011), Scritti insurrezionali (2014).

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Mal di fuoco

19 febbraio 2016

Tra fantascienza e sottosuolo, tra aforisma e romanzo, questo libro scorticato ci proietta nel futuro per calarci nel profondo della condizione umana.

Jonny Costantino
Mal di fuoco
i Fiammiferi

«Il cuore umano è una stella di sangue». Cosa accadrà alla Terra quando il Sole sarà morto? Come ci difenderemo dal freddo e dal buio? Dove attingeremo senso e risorse per continuare a vivere?
Mal di fuoco prefigura questo scenario e cerca risposte nel fuoco. Il fuoco che arde nel cuore del pianeta e dei corpi. Tra fantascienza e sottosuolo, questo libro scorticato ci proietta nel futuro per calarci nel profondo della condizione umana. Tra romanzo e aforisma, questo libro sui generis si frantuma in una pluralità di voci dalle quali affiora, per rifrazione, la singolarità della visione dell’autore. Tra visionarietà presocratica e parabola eretica dell’avvenire, Mal di fuoco è un viaggio nella tenebra che dobbiamo attraversare. «Siamo fatti a somiglianza della notte».

Alcune illustrazioni di Nicola Samorì

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di Vito Contento
Non è facile poterne parlare in poche righe. Questo meraviglioso romanzo di Jonny Costantino, ad aprirlo fra gli scaffali, ha tutt’altro che le sembianze di un oggetto di narrazione, ma di un reperto archeologico, un manoscritto pervenuto dagli albori della civiltà, una collezione di frammenti, l’apocrifo di un antico filosofo (forse) greco. E così è, ma invece che giungere dal passato, proviene da un remoto futuro, scritto da un uomo malato mentre si spegne il sole sul finire del secondo millennio. Ancora un salto nel tempo: il testo nel romanzo diviene l’unica testimonianza della nostra civiltà per gli intellettuali di una Accademia i quali vivono in un futuro che persevera ancora più in là, quando la terra si alimenta con la stessa energia che ha nel ventre.
Questo libro è un romanzo filosofico che mette in parallelo corpo umano e terra, uomo e natura nel suo insieme più cosmico (per intenderci, anche con approfondimenti scientifici, in Mal di fuoco, il nostro sangue coincide con la lava, la riproduzione cellulare del nostro corpo con la vitalità biologica del pianeta azzurro). La struttura prevalentemente a frammenti è un espediente per inserire squarci di assoluta poesia, a tratti violenti, altri eterei, altri lattiginosi come il plasma. Ma il romanzo è anche un saggio di storia della mitologia racchiusa nelle opere d’arte e perfino una riflessione sui metodi della narrazione (e della persuasione) nel tempo, e per finire sulle intuizioni filosofiche delle origini, non solo elleniche. Come scatole cinesi qui l’arte viene mostrata a compenetrarsi con la scienza e viceversa. L’arte è l’intuizione, mistero, la scienza eloquenza, espressività, l’una nutre l’altra perché non si può scoprire quello che non si è immaginato. Lo scrittore-regista (in questi giorni sta terminando il suo film ispirato al romanzo La Lucina di Antonio Moresco) presenta il libro corredato di illustrazioni di Nicola Samorì che colgono in pieno il senso di crepuscolo, di stasi preventiva alla morte, del protagonista (falso) narratore. Verrebbe da dire in estrema sintesi, che si tratta di un libro “ultra-esistenzialista” (ultra e non post!), dove l’entropico del corporeo, la malattia, coincide con l’entropico universale, e la buona notizia è che la mente, il pensiero, in qualche modo sopravvive, ma non vi diciamo come, quando e perché; solo leggete il romanzo.

Jonny Costantino (1976) è cineasta e scrittore. Tra i film realizzati con Fabio Badolato (insieme sono la BaCo Productions): La lucina (2016), Sbundo (2016), Il firmamento (2012), Beira Mar (2010), Le Corbusier in Calabria (2009), Jazz Confusion (2006).
Tra le pubblicazioni recenti: minimi termini (in Icona del furore di Jean-Luc Nancy, 2014), Flash Flesh. On Carax Off Carax (2014), Mal di luce (in Volti a fronte, con Domenico Brancale, 2013).
Scrive su “Rifrazioni. Dal cinema all’oltre”, che dirige, e su “Il primo amore”.

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Oracoli che sbagliano

19 febbraio 2016

Un dialogo sugli antichi e sui moderni.
Modi di pensare e di agire che crediamo superati ma che hanno ancora un valore per noi oggi.

Carla Benedetti · Maurizio Bettini
Oracoli che sbagliano
Un dialogo sugli antichi e sui moderni
i Fiammiferi

C’è qualcosa nelle antiche civiltà greca e romana che può avere un valore per noi oggi? Da questa domanda si avvia il dialogo tra Maurizio Bettini, studioso del mondo antico, e Carla Benedetti, studiosa del mondo contemporaneo. Sotto gli alberi del campus dell’università di Berkeley passano in rassegna modi di pensare e di agire che l’evoluzione moderna ha scartato, ritenendoli superati. Eppure potrebbero aiutarci a correggere le nostre mentalità, in apparenza più evolute, o forse soltanto più irrigidite e astratte. Si mettono a confronto gli oracoli e i sondaggi; l’onirocritica e la psicoanalisi, con i loro modi opposti di leggere i sogni; la pluralità degli dèi e il dio esclusivo dei monoteismi, causa di conflitti che gli antichi non conoscevano; cosa sia per noi la depressione e cosa fosse per i romani. Si parla di natura umana, che per noi è immutabile, mentre era molto più fluida per gli antichi, tanto da ammettere la metamorfosi. Queste e tante altre potenze dimenticate si riaffacciano con intatta freschezza, offrendoci prospettive inattese e benefiche.

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Una studiosa di letteratura moderna, uno studioso del mondo antico, tre mattinate trascorse in conversazione nel campus di Berkeley, con davanti un registratore acceso e sotto la forte e diafana luce californiana, una domanda importante, di quelle che di solito si fanno un po’ per dovere, senza ascoltare con attenzione, con fame, la risposta: nella civiltà greca e romana c’è qualcosa che possa avere valore anche per noi?
La risposta è mille volte sì, a patto di tener viva la distanza che ci separa da essa (e non trasformare l’Iliade in una partita di football americano). Dal tradurre (o meglio, dal vertere) alla «de-naturalizzazione dei pregiudizi», dal culto d’oggi per le identità alla più felice «polimorfosi» degli antichi, passando per politeismi e monoteismi, da Big Sur fino al Messico dei missionari, dai «barbari» agli «stranieri» contemporanei, questo è tra i libri più fecondi usciti negli ultimi mesi, una meditazione continua. Da non perdere. [Tommy Cappellini, “Corriere del Ticino”, lunedì 18 apriLe 2016]

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Carla Benedetti insegna all’Università di Pisa. Tra i suoi libri, Pasolini contro Calvino (1998), L’ombra lunga dell’autore (1999), Il tradimento dei critici (2002), Disumane lettere (2011) e, con Giovanni Giovannetti, Frocio e basta. Pasolini, Cefis e i capitoli mancanti di Petrolio (2016).

Maurizio Bettini insegna all’Università di Siena. Tra i suoi libri, Il ritratto dell’amante (1992), Voci (2008), Vertere (2012), Elogio del politeismo (2014) e i romanzi In fondo al cuore, Eccellenza (2001), Le coccinelle di Redún (2004), Con l’obbligo di Sanremo (2013).

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Ma dove sono le parole?

19 febbraio 2014

Scoprire la poesia da bambini
nelle periferie multietniche di Milano
con una maestra fuori dal comune

Ma dove sono le parole?
a cura di Livia Chandra Candiani con Andrea Cirolla
i Fiammiferi

«Sono le voci di bambini e bambine di nove e dieci anni. Molti vengono da Paesi stranieri, molti vivono qui scomodi. C’è un silenzio dietro queste voci, un silenzio che gli ha permesso di parlare. Questo silenzio è esposizione massima al rumore delle vite degli altri. Di cosa si fidano i bambini? Perché decidono di poter dire? Si fidano del silenzio di indirizzi, di indicazioni, di giudizi, si fidano del non sapere prima, si abbandonano al viaggio insieme. Per mano. Senza rete».

Il silenzio mi passava tra le vene / sembra infinito il silenzio. Sono le parole di un poeta. Ma ha nove anni e forse nemmeno frequenta più la scuola. Eppure proprio a scuola ha imparato a comporre versi, dopo aver incontrato una strana maestra, diversa da tutte le altre. Una maestra che sa seminare bene e coltivare il bene. Si chiama Chandra Livia Candiani, scrive una poesia tra le più significative oggi in Italia e da otto anni conduce seminari di poesia in diverse scuole elementari di Milano. Questo libro raccoglie la sua esperienza e una selezione delle poesie dei circa 1.400 studenti che hanno partecipato ai suoi seminari.

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Beppe Severgnini, Corriere della sera, 24 dicembre 2015

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Piccoli Poeti di Periferia
Beppe Severgnini, italians.corriere.it, 24 dicembre 2015

Nulla di ciò che hanno scritto i bambini, assicura il curatore, è stato corretto o modificato. E come avrebbe potuto.

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Simone di Biasio “Giornalismo po.etico”

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L’attimo fuggente dei bambini poeti
La poesia come mezzo per sbocciare e crescere, per portare la parola viva, per fare i conti con realtà distanti da noi. Così Chandra Livia Candiani guida i bambini attraverso questa esperienza linguistica
di Renato Minore

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La donna che insegna ai bambini di periferia a diventare poeti
La prima volta è stata nel 2006, Chandra non era più andata a scuola da quando era finito il suo obbligo. E ancora aveva in mente quei temi che le venivano restituiti con le scritte in blu “fuori tema” a volte anche “gravemente fuori tema”. Prima Chandra Livia Candiani – oggi poetessa – si era sentita spesso fuori posto, lontana da quello che le chiedeva il resto del suo mondo. Forse è per questo che anni dopo, al suo ritorno nei seminari che tiene nelle scuole elementari della periferia milanese, è piaciuta tanto ai bambini. Perché per un po’ è stata una di loro.
“I bambini che ho incontrato io – spiega -, sono bambini mondiali, cioè che vengono dai paesi più diversi del mondo, spesso bambini in fuga o figli di genitori in fuga. Per loro le parole sono un bisogno, una fame di non saper dire solo le cose della sopravvivenza ma anche come si sta dentro di loro. Non è facile partecipare a un seminario di poesia, bisogna accettare di non sapere niente, per questo i più bravi a scuola hanno più difficoltà perché hanno più paura a lasciar cadere i risultati, le sicurezze, i luoghi protetti. Gli asini invece corrono liberi. Spesso dentro a un asino c’è un poeta addormentato e sfiduciato e io cerco di scovarlo con delicatezza. Mi sembra che tutto stia nel vedere i bambini e le bambine più invisibili di tutti. Io sono stata una di loro, così mi è facile notarli per primi”.
Grazie alla perseveranza di Andrea Cirolla, il lavoro di Chandra Livia Candiani e dei suoi piccoli poeti è racchiuso anche in un libro. “Le poesie dei bambini hanno circolato a lungo solo oralmente –racconta Cirolla, curatore editoriale del libro -: capitava che Chandra le leggesse in casa sua oppure al telefono. A un certo punto, saranno stati cinque anni fa, le ho proposto di pubblicarle: mi oppose un no categorico, per un istinto di protezione verso i bambini. Ho accettato la sua scelta, ma non mi sono dato per vinto, così, insisti e insisti, sono riuscito a convincerla. Sono poesie tutt’altro che accomodanti, direi che sono l’esatto contrario, che sono scomode, non addomesticate”.
Come si riesce ad avvicinare i bambini alla poesia?
Piano piano ho creato un mio piccolo metodo che condivido solo con i bambini, delle avventure per andare in cerca e sostare un po’ nel luogo della poesia, perché anche la poesia come l’infanzia è un luogo, credo. Ma quello che conta è che, ogni volta che entro in una classe, non so cosa succederà, non vado con idee fisse e programmi rigidi, ma con il tremito dell’apprendista e con la passione di una vita intera devota alla poesia. I bambini credono ancora in una promessa, una promessa che non ha un contenuto preciso, ma chiunque arriva e fa una faccia da promessa, ha parole di promessa, sorrisi di promessa, è accolto con gioia immensa, perché hanno tanto bisogno di credere nel mondo.
Oltre al libro, il progetto quali risultati ha portato?
Non saprei, alcune maestre gentili mi hanno voluto far sapere che i bambini grazie alla poesia sono cresciuti, si sono aperti, come un po’ sbocciati, altre mi hanno detto che hanno scoperto nei loro scolari dei tesori nascosti. Io ho perso il posto a scuola. Ma mi hanno chiamato altre scuole, scelgo quelle con tanti migranti, con mondi diversi, perché allora la poesia è una necessità, mette un po’ di terra sotto i piedi, ti dà il senso di una continuità dell’anima anche se tutto è cambiato. La poesia porta a scuola la parola viva, quella che dice le cose che di solito sono fuori scuola. Quand’ero piccola, ho scritto spesso temi che venivano valutati con una scritta blu ‘fuori tema’ o perfino: ‘gravemente fuori tema’. Era una frustrazione tremenda. Mi faceva sentire fuori mondo, fuori gente, eppure è proprio questa ferita che adesso mi aiuta a incontrare chi è letteralmente fuori mondo, fuori patria.
In qualche modo i bambini quindi hanno aiutato anche lei?
Di sicuro, questo lavoro a me ha portato la sensazione di essere utile, mi sento meno tagliata fuori dalla città, più in contatto con la realtà viva della nuova faccia di Milano, una città che adesso, con tanti mondi e persone diverse, mi piace molto di più, mi fa sentire meno sola. E poi da sempre io chiedo a me stessa e alla mia ricerca parole che raggiungano, che tocchino gli altri, che li sveglino o li cullino, come strette di mano. Paul Celan diceva: “Non vedo alcuna differenza tra una poesia e una stretta di mano.” Lo dico spesso ai bambini e loro sorridono tantissimo.
Quale importanza può avere la poesia nella vita delle persone?
Certe volte, dico ai miei scolari provvisori: “Se i poeti facessero sciopero, forse all’inizio non se ne accorgerebbe nessuno, ma se la poesia finisse per andarsene dal mondo, non sopravvivremmo.” Fedi, 8 anni mi ha detto: Vorrei non dimenticare mai queste lezioni per il mio desiderio infinito. Ecco la poesia contribuisce a sfamare il nostro desiderio infinito.
[di Nicoletta Moncalero – L’Huffington Post]

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Scritti insurrezionali

19 febbraio 2014

Una voce inconfondibile e insubordinata
nell’Italia tramortita di questi anni

Antonio Moresco
Scritti insurrezionali
i Fiammiferi

Al punto in cui siamo persino una rivoluzione non basterebbe. Perché pensare quello che abbiamo pensato finora non basta più. Abbiamo bisogno dell’impensato.

Tra il 2007 e il 2013, con cadenze irregolari, è uscita in Italia una rivista inclassificabile intitolata, leopardianamente, Il primo amore. Così inclassificabile e inattuale che pochi, secondo il costume di questi anni – portato al lamento incattivito sull’esistente, alla ripetizione e al cinismo piuttosto che all’esplorazione di terreni ignoti e alla spinta intima e insurrezionale –, hanno saputo comprendere la sua spiazzante presenza e la sua urgenza. Gli scritti che compongono questo libro, con alcuni ritocchi prima della pubblicazione in volume, sono i miei editoriali via via apparsi su questa rivista. Letti tutti insieme, uno di seguito all’altro, rivelano una tensione urgente e bruciante di sfondamento e sconfinamento a tutto campo rispetto ai modi di concepire se stessi, la vita e il mondo che dominano in questa epoca e che ci imprigionano. C’è molto buio intorno a noi e a volte sembra di vivere in un paese e in un mondo di morti. Che chi lo può e lo vuole tenga almeno accesa la sua lucina. Poi si vedrà.

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Sergio Baratto

15 ottobre 2013

Diario di un’insurrezione
i Fiammiferi

·
Sergio Baratto (Abbiategrasso, 1973) vive a Milano.

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Sprofondo nord

14 ottobre 2013

Affarismo, intrallazzi, illegalità, speculazioni, criminalità, malapolitica in una città dove «la mafia non esiste»

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Giovanni Giovannetti
Sprofondo nord
i Fiammiferi

In una tranquilla città lombarda, un mattino d’estate scattano le manette per un agiato imprenditore edile, per un defilato avvocato tributarista e per il direttore sanitario Asl.
Accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, l’imprenditore Franco Bertucca è indicato come il locale capo della ’Ndrangheta; l’avvocato Pino Neri accusato di
sedere là in alto ai vertici lombardi dell’organizzazione criminale, e l’odontoiatra Carlo Antonio Chiriaco di mantenere fondamentali entrature nella malapolitica.
Emerge così la «mutazione della classe dominante» – per dirla con Pasolini – la contiguità tra il sistema illegale politico-affaristico e quello criminale della moderna borghesia mafiosa al nord.
Sorpresi mentre irridono le norme civili: scarti minimi, come il mancato rispetto delle regole, o sotterranei, come la compra del consenso, che incrinano il tessuto democratico fino a dargli progressivamente scacco.

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Santi patroni padani

14 ottobre 2013

Dieci vite di patroni di città padane s’intrecciano con le storie di dieci immigrati

Tiziano Colombi
Santi patroni padani
i Fiammiferi

Cos’hanno in comune una prostituta tunisina e Santa Giulia di Brescia? Cos’hanno in comune un clandestino egiziano e Sant’Alessandro di Bergamo? E un parcheggiatore abusivo e San Zeno di Verona? E il naufragio di una giovane clandestina egiziana e Santa Fosca di Torcello? E il Battesimo di Sant’Agostino nel Naviglio di Milano? E la vendita all’asta di San Teonisto a Treviso? E la maratona di Santa Giustina a Padova? E Ario al giuramento di Pontida? E un generale egiziano a St. Moritz?
Dieci vite di patroni di città padane s’intrecciano con le storie di dieci immigrati.
Un invito a riflettere sulle origini nordafricane della Cristianità.

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Plagi

14 ottobre 2013

Quando pittori e illustratori copiano fotografie

effigie Giovannetti

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Plagi
Creatività o saccheggio ideologico?
i Fiammiferi

Plagi

Creatività o saccheggio ideologico?
Quando pittori e illustratori copiano fotografie

È ormai abbondantemente documentata — quanto tristemente occultata — l’influenza che la fotografia ha avuto sulla pittura e scultura dada e futurista, e in generale sugli artisti della prima avanguardia. Come documentano le immagini pubblicate, il “saccheggio ideologico” prosegue ancora oggi per mano di numerosi pittori e illustratori-ritrattisti, senza tuttavia mai citare le fonti: una copiatura a volte sfacciata, veri e propri plagi.

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