Posts Tagged ‘le Stellefilanti poesia’

Alberto Bellocchio

15 ottobre 2013

Il romanzo di Aldo
le Stellefilanti poesia

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Alberto Bellocchio è nato a Piacenza nel 1936. Vive a Milano.
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La Transilvania liberata

14 ottobre 2013

kemeny

Tomaso Kemeny
La Transilvania liberata
Poema epiconirico
le Stellefilanti poesia

Questa “favola onirica”, elaborata per lunghi anni dall’autore nella forma desueta del poemetto, esprime soprattutto lo strazio dell’io-poeta, esule dall’amata Ungheria e viandante in una Terra sempre più prosciugata di energia. Lo stesso poeta si incarna nel guerriero Vayk della tradizione magiara per combatterre la morte; sarà il padre Csaba a sostituirsi a lui nella discesa agli Inferi, dove Torquato Tasso ed Ezra Pound si cercano vanamente tra le ombre. Il poemetto si chiude con un dolente consummatum est: deposto dalla croce, il poeta è accolto dalle braccia pietose della madre, divenuta dopo la morte una dea delle origini.

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Sull’ara del mondo

14 ottobre 2013

Roberto Bartoli
Sull’ara del mondo
le Stellefilanti poesia

Non ci si faccia ingannare dall’esiguità di questa raccolta di liriche. C’è qui una visione desolata della condizione umana, dove la natura – imbestiata, infestata da lemuri, corrotta dalle muffe – si presenta al poeta come una orrenda anfibologia, quando “nulla resta tra lui e la cosa, / soltanto il suo immobile stare / davanti all’occhio del cadavere che lo sveglia”. Allora i parlamenti “disciplinano massacri”, il “germe del maschio” è sotterrato per sempre “nei fondali della vita”, “appena uscito dalla camera del morto / il figlio va alla danza e s’innamora”. Perciò il poeta non può rinunciare alla sua antica vocazione orfica ed ermetica, di psicagogo e, lui che sa, invita e guida al viaggio metamorfico nel “fuoco delle cose”, all’andata nell’Ade dei nostri morti e ritorno: “A coloro che da sempre dal fondo tuo ti guardano, / a quelle presenze etiche e d’abisso / che ti indicano percorsi instabili, rovine e durature soste, / non resistere, ma seguile, fin dove, / giunto a un presidio siano nel bosco, / ti ritroverai ad andare nel rogo delle cose”. Così, nella mirabile Vormingo che chiude il volume come un “piccolo testamento”, si potranno leggere parole di liberazione e difesa.

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Spezzare cuori

14 ottobre 2013

Maria Moresco
Spezzare cuori
le Stellefilanti poesia

Le poesie di questa prima raccolta di Maria Moresco sono caratterizzate da una voce elementare, immediata,”infantile” e inquieta. Dietro la maschera della leggerezza e della “frivolezza”, queste poesie nascondono una nervatura tenace e uno sguardo ardito e forte, lo sguardo nudo, trasparente, pieno di presentimento e pensiero della giovinezza che fronteggia il mondo. Come nelle poetesse giapponesi di mille anni fa, le piccole presenze della vita di tutti i giorni – anche soltanto nominate – e le zone di vuoto e di buio dietro le quali si coglie l’enigma della morte, ci arrivano attraverso una percezione ravvicinata e diretta e una sottile e nervosa veggenza che le trascende.

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San Colombano e attesa

14 ottobre 2013

Restaurano facciate
e cortili
ma agli esseri umani viene la muffa
per troppa follia
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Mariella Mehr

Mariella Mehr
San Colombano e attesa
Traduzione di Anna Ruchat
con dieci disegni di Curzio Di Giovanni
le Stellefilanti poesia

Quanto dolore può sopportare un essere umano? C’è una dose per ciascuno? Una quantità per la vita? Oltre quale soglia la persona si spezza? E come mai qualcuno si spezza producendo grande letteratura? Mariella Mehr, nata nel 1947, ha subìto nei primi anni di vita una vasta gamma di soprusi che l’hanno ferita per sempre nel corpo e nella psiche. La persecuzione degli zingari, gli jenische, in Svizzera, che spinge avanti l’ombra della shoah fin quasi all’inizio degli anni Ottanta, la investe in pieno: sua madre, lei, suo figlio, ne saranno vittime. Mariella si “salva” grazie all’attività politica e giornalistica e più tardi a quella letteraria. E tuttavia la “salvezza” non è guarigione, le ferite interne vengono continuamente stuzzicate, quelle “esterne” pesano sulla vita di ogni giorno. Nel gennaio e nell’ottobre del 2007 Mariella Mehr si trovava a San Colombano, in una clinica a una quarantina di minuti da Pavia per un tentativo di disintossicazione dall’alcol. Dei due soggiorni a San Colombano e del tempo di attesa tra l’uno e l’altro sono rimaste queste poesie. Duri promemoria di sofferenza. Lucide annotazioni strappate all’inaccettabile.

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Rosso epistassi

14 ottobre 2013

Adiaccio randagio del caos
minzione d’arte per apparire,
poesia quando la procedura
è esatta overdose equipaggiata
d’armonia tra clandestini,
generazione chiavi in mano
per l’agorà di qualche morte.

Ivano Ferrari
Rosso epistassi
le Stellefilanti poesia

«Niente seghe siamo spettri»: è una delle due epigrafi che aprono questa raccolta poetica piena di furia distruttiva e dolcezza, bilancio non pacificato di due secoli (Ottocento e Novecento) di rivoluzioni politiche e artistiche, affrontati con insubordinazione, sarcasmo e sgomento nel cuore dei nostri giorni, senza consolazioni e senza sconti, come solo un vero poeta sa fare. Le ombre di Bakunin, Blanqui, Lenin, Marx, Rimbaud, Leopardi, Guevara, della Cvetaeva, di Georg Trakl, Artaud (Antonino), Van Gogh (compagno Vincente), del “marcitoio poetico”, delle “delicature”, delle “bare assorte” e delle “sommosse vespasiane” attraversano da parte a parte questo libro di grande concentrazione e sovversione poetica, che conclude idealmente un arco di decenni, da La franca sostanza del degrado a Macello. Lo conclude allargando enormemente lo sfondo: dopo il dolore e il degrado del primo libro e il mattatoio animale e umano del secondo, questo terzo libro è sulla macelleria della Storia moderna, le sue epistassi e i suoi “sogni che paiono ematomi della luce”. Una voce unica e inconfondibile, quella di Ivano Ferrari, poeta di poche parole ma di molto ardimento, marginale e centrale. (Antonio Moresco)

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Il romanzo di Aldo

14 ottobre 2013

Alberto Bellocchio

Alberto Bellocchio
Il romanzo di Aldo
le Stellefilanti poesia

Nei campi attorno alla casa riconosce Aldo
le orme degli animali selvatici, il piede che lascia
il leprotto, della volpe il segno leggero. Attenzione,
ci sono anche passi di uomini! Aldo li segue,
li vede, loro lo attendono. Sono due… sbandati
affamati e infreddoliti. Aldo li porta alla casa.
La madre li liquida in fretta con due grandi fette di pane,
poi Aldo fa un pezzo di strada con loro

La storia di Aldo – un contadino precoce e ardito – e della sua emancipazione, in un passaggio che lo vede legato alla sua terra da un contratto di mezzadria, a soldato impegnato sul fronte della guerra civile negli anni della Resistenza. Gli anni della guerra sulle colline dell’Appennino nutrono di riferimenti reali e ideali il suo sogno di emancipazione.

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Poema di noi

14 ottobre 2013

Io non sono che uno
della mia generazione,
uno dei tanti che si credevano i soli
ad avere una storia.
Ma ora so

Giorgio Piovano
Poema di noi
le Stellefilanti poesia

Il primo canto è di lavoro
ma non di quello che nobilita
lavoro che sporca e fa puzzare
e tinge le maglie sotto le ascelle
e sbrindella le tute già rattoppate
come la carcassa di Arlecchino;
lavoro con le maniche rimboccate
che sputa sui calli prima di cominciare
lavoro di uomini tutti insieme
sotto il sole di luglio a mezzogiorno
che tirano in cadenza e gridano – oh issa!

Il Poema di noi – premio Viareggio opera prima nel 1950 – è stato scritto negli anni Quaranta. Giorgio Piovano si richiamava a quel filone del “realismo socialista” che allora ispirava molta della letteratura di sinistra. Di fronte all’evolversi degli avvenimenti, al modificarsi dello stesso “modo di far politica”, potrebbe apparire anacronistico riproporre oggi – almeno nei termini in cui lo viveva allora l’autore – quel “bisogno di verità e coraggio” di cui ha parlato Davide Lajolo nella prefazione a Il fuoco e la cenere. In realtà, esiste un tenace filo conduttore tra le attese di ieri e quelle di oggi, come d’altra parte, senza quelle speranze, appare arduo capire la delusione e il disincanto che oggi sembrano serpeggiare in una parte della sinistra italiana ed europea. Sarebbe tuttavia riduttiva una lettura di questi versi condotta solo in chiave politica e nostalgica. La poesia di Piovano è soprattutto emozione, come scrive nell’introduzione un altro poeta civile, Alberto Bellocchio: “Poesia? Quella di Piovano è qualcosa di più. È spettacolo, è rappresentazione drammatica, è un torrente in piena, un affresco a tinte forti che ci sloggia dalle nostre plastificate certezze e catafratte abitudini e ci trascina in strada”. Se n’era accorto, fra gli altri, Giancarlo Majorino, che aveva incluso alcune liriche di Piovano nell’antologia Poesie e realtà, dedicata alla poesia civile italiana del Novecento.

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Notizie dall’esilio

13 ottobre 2013

Mariella Mehr

Mariella Mehr
Notizie dall’esilio
Traduzione di Anna Ruchat
Traduzione in lingua rom di Rajko Djurić
le Stellefilanti poesia

Oft singt mir der Wolf im Blut,
dann wird mir warm
in einer fremden Sprache.

Spesso canta il lupo nel mio sangue
e allora l’anima mia si apre
in una lingua straniera.

O ruv butivar an mor rat gilabel,
trujal mande o tatipe buvljol
an jek gadžikani čhib mor lav ačhol.

In questa raccolta risuona un visionario, a volte allucinato grido di dolore sul confine della follia. Un appello all’ascolto che non cerca consolazione nel linguaggio, ma usa la lama del paradosso per far emergere nei paesaggi, nei corpi, nel firmamento, i bagliori di un senso perduto, aprendo uno spiraglio sulla spietata ipoteca del quotidiano.

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Lo Dittatore Amore

13 ottobre 2013

Se mi vedessi come son bella adesso ch’io-sono

rosaria lo russo

Rosaria Lo Russo
Lo Dittatore Amore
Melologhi
le Stellefilanti poesia

Se mi vedessi come son bella adesso ch’io-sono,
dopo il reo confesso commento, pronubizia
fra di me e la mia parte ancora in manolesta:
ora che la sostengo al mancamento, ora che
la sostento al mutamento, voce in maschera
che permutava sé in figuranti pennose e ora rappella,
assorda all’ordine adesso che veramente mento.

Nell’orrido supermarket dell’inautentico e del similoro in cui ci è toccato di vivere, Rosaria Lo Russo ha scavato, con la sua voce civile, libera e forte di “poetrice”, una galleria verso la verità. E poiché le regole del mercato imponevano qualche acquisto, lei si è servita con innocenza e spavalderia da più scaffali; da quello alto della metrica della Tradizione, all’altro dello scatolame di lusso con citazioni colte: lo ha fatto rimanendo sempre affrancata da ogni debito e servitù. Prevale la vitalità irridente dei “melologhi”, dove si impongono la vocalità e la melodia, aspra o dolcissima. Si oscilla tra la beante alterità mistica e l’atroce discesa nel qui e ora, per fare a pugni con le ipocrisie e lo squallore disarmante dell’oggi, cui si contrappone un lessico che sa accendersi di continui scatti d’invenzione, fino allo sberleffo. Delle straordinarie doti di performer di Rosaria Lo Russo sono offerti nel cd allegato due documenti: Nastro, un collage di testi da poeti e poetesse amate (Arezzo, 1996), e Musa a me stessa (Firenze, 1998).

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Rosaria Lo Russo (1964), poetrice (poeta, voce recitante e attrice), traduttrice, saggista.
Per la poesia ha pubblicato Comedia (Bompiani, 1998, con cd), Penelope (d’if, 2003), Lo Dittatore Amore (Effigie, 2004, con cd), Io e Anne. Confessional poems (d’if, 2010, con cd), Crolli (Le Lettere, 2012), Poema (1990/2000) (Zona, 2013).
Ha tradotto le poesie della statunitense Anne Sexton (Poesie d’amore, Le Lettere 1996, Poesie su Dio, Le Lettere 2003, L’estrosa abbondanza, con Edoardo Zuccato e Antonello Satta Centanin, Crocetti 1997).
Da oltre vent’anni presta la voce e il corpo alla maggiore poesia universale tenendo reading-performance in Italia e all’estero.

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