Posts Tagged ‘le Stellefilanti racconti’

La virgola nell’orologio

14 ottobre 2013

Toni Fachini La virgola nell orologio

Toni Fachini
La virgola nell’orologio
le Stellefilanti racconti

Il testo è una raccolta di quindici storie paradossali, seppur vere, di una figlia ribelle, nomade e inquieta. Una vita randagia, che ha scelto come àncora unica gli affetti familiari e la casa friulana dei nonni paterni. Qui, fino a quando i destini individuali non la sfoltiscono, va in scena la tribù: i nonni burberi; una madre comprensiva e un padre amato che, anche quando rimane vedovo, fa i “numeri”; dei fratelli imprevedibili, soprattutto il prediletto Sebastian, “Sebo”; infine parenti, amici, comparse di una notte, domestiche e cani. Poi di nuovo le fughe, i lavori occasionali, le vacanze scombinate e la disperazione che il padre ha passato nel sangue ai figli.

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Ultimo piano senza ascensore

14 ottobre 2013

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Toni Fachini
Ultimo piano senza ascensore
le Stellefilanti racconti

In una narrazione autobiografica sempre spericolata e incalzante, la Fachini ci accompagna oltre le pareti di casa che si sgretolano, lasciando intravedere il non-luogo di strade, bar, porti, aeroporti: il viaggio inteso come canone dell’esistenza randagia. Di colpo siamo ribaltati nella precarietà di un eterno presente desolato e senza approdi, dove i membri della cerchia familiare – allibiti, affranti o, a loro volta, disperati spettatori guardano impotenti quella deriva almeno in parte condivisa. I fratelli, la madre e una moltitudine di affetti sgangherati circondano la protagonista come altrettanti buchi neri. Non ne promana però il freddo dell’abbandono, ma un irresistibile e tenero richiamo, un forsennato risucchio, dal quale la droga, l’alcol, gli psicofarmaci distraggono appena. Un susseguirsi di spaccati terribili, dal tentato suicidio della protagonista alle numerose crisi di astinenza, alla morte del padre in un racconto bellissimo. Quel che Toni Fachini mette in scena è una disperazione senza dramma, una sorta di danza macabra, sempre pervasa di sottile ironia, impastata di consapevolezza e insieme di apatia.

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Regressioni

14 ottobre 2013

Cercando d’immedesimarmi nel suo stato d’animo, trascorrevo ore e ore ad ascoltarmi il cuore che batteva, sentendo fragile dentro di me questa condizione contronatura che è la vita, questo nostro esistere temporaneo in un universo che va morendo

Roberta Salardi
Regressioni
le Stellefilanti racconti

Innamorati che rivelano un oscuro lato infantile, coppie
che non riescono a mettere su casa, laureati che vanno a cercare fortuna ai margini del deserto… I temi sono quelli della memoria o della perdita, in un ambiente rarefatto: benché si raccontino le vite, i problemi, le malattie e le ansie dell’oggi, i dialoghi, allontanandoci dai fatti, evocano le pause riflessive e le fantasticherie del dormiveglia, strappando brandelli di passato o mostrandoci improvvisi squarci onirici. Così un uomo continua a sognare anche nelle ore successive alla propria morte, a una donna il ricordo della sorella torna così forte che le pare di vivere sulla propria pelle lo stesso suicidio di lei, un’altra donna torna a giocare con le bambole e s’inventa un marito immaginario, un disoccupato s’improvvisa psicoanalista e, affascinato dalle fantasie del suo paziente, le fa proprie fino a confondere la sua identità con quella di lui.

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Il primo Congresso del Sindacato dei Profeti Viventi

14 ottobre 2013

Luigi Grazioli
Il primo Congresso del Sindacato dei Profeti Viventi
le Stellefilanti racconti

Questi racconti prendono spunto da quadri, fotografie o notizie scovate sui giornali: sono suggestioni “sottotraccia”, che Luigi Grazioli ha legato a un personaggio o a un punto di vista o a una situazione esistenziale, dentro una forma narrativa antiretorica con al centro il linguaggio e la sintassi, e l’attenzione quasi maniacale a ogni singola parola. Per l’autore, letteratura è innanzitutto scrittura (sillabe, frasi, paragrafi, punteggiatura, suoni, ritmo), l’involucro entro il quale distillare “l’assoluto” e il “necessario”, con un lessico il più semplice possibile. Nei racconti del “Primo congresso del sindacato dei profeti viventi” (anni fa in Nigeria si era tenuto davvero) la componente riflessiva o autoriflessiva è costante ma va letta in filigrana, adagiata in un ritmo quieto che di tanto in tanto accelera verso ironiche, paradossali, impensabili vie di fuga.

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Inseguendo le lune

13 ottobre 2013

Un paesaggio, una storia ora tragica ora quotidiana, un sentimento amoroso che irrompe, in un libertinaggio mai osceno e mai esibito.

Michel Hoëllard
Inseguendo le lune
Traduzione e note di Anna Berra
le Stellefilanti racconti

Ad intessere le vicende di questi sei racconti di Michel Hoëllard sono soprattutto personaggi di donne, affettuosamente osservate e narrate dall’autore. C’è Michelle, una prostituta incontrata a Brest, dall’oscuro passato, con l’incubo del lager e la fucilazione del giovane sposo Erwan come collaborazionista. È forse lo stesso Erwan rievocato nell’incontro berlinese con la bella Else, molti anni dopo. Certo, come per Michelle, con quale straordinaria vitalità è ritratta qui l’identità femminile! A una ragazzina di campagna, Soaz, e alla sua atroce morte in guerra, raccontata in due modi diversi, è dedicato il breve dittico omonimo. In un altro racconto compare la moglie Aline, che il narratore – reduce da un viaggio con lei a New York – attende a lungo in una camera d’albergo, scelta proprio perché posta di fronte al vecchio appartamento parigino dei genitori: per il bambino che ne contemplava le finestre quanti sogni di viaggi e avventure in paesi esotici, allora, e quale trasalimento del cuore, oggi, a vedere Aline salire le scale… Infine, protagonista dell’ultimo racconto, come perfetta vicenda di liaison dangereuse per una ragazza d’oggi, la tenera Fanny seduce un anonimo bibliotecario quarantenne.

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Altrove

13 ottobre 2013

Sei storie tragiche e malinconiche, epiche e quotidiane. Un convincente affondo nella realtà polimorfa dei nostri tempi.

Paolo Mastroianni
Altrove
le Stellefilanti racconti

Sei storie dallo scenario del mondo globale, ambientate qua e là nel Casertano, o a Budapest, o a Londra. Protagonista una serie di tipi umani di ogni razza ed età, legati a un «altrove» da cui hanno dovuto emigrare o naufragati nello squallore di una vita senza più speranze o vittime della violenza diffusa. E le storie si intrecciano, i personaggi si sfiorano e si incontrano, così che ne risulta un quadro a tuttotondo, policromo e animato. In questa sua prima opera narrativa, Paolo Mastroianni si dimostra capace di penetrare e raccontare la realtà polimorfa dei nostri tempi, annodandone le fila con saggezza antica, senza mai giudicare.

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L’altrove è a Villa Literno.
Sogni, ricordi, speranze e frustrazioni di un gruppo di stranieri nel romanzo d’esordio di Paolo Mastroianni
di Carla Benedetti [l’Espresso]

Africani immigrati a Villa Literno, prostitute ganesi e albanesi, un pullman di ambulanti polacchi appena giunti in Italia e spersi nella notte vicino a Caserta, una casalinga di Caserta, un rumeno che truffa i turisti a Budapest, un impiegato filippino in tournée d’affari in Europa. Un’insolita galleria di personaggi si sussegue con straordinaria vividezza, e senza un solo momento di fiacca, nel libro di esordio di Paolo Mastroianni, ‘Altrove ‘. Si muovono tutti in uno stesso arco di tempo, dal 15 al 29 marzo 1993. Il primo a entrare in scena è un magnaccia tunisino. Lo seguiamo per una giornata, da quando si sveglia in una camerata deserta fino alla notte di lavoro sulla variante presso Villa Literno. Finché all’alba viene ucciso da un altro tunisino per ordine del racket. A quel punto il racconto segue l’assassino. Poi è la volta di una delle prostitute. Ogni figura tiene il proscenio narrativo per un po’, con il suo bagaglio di sogni, ricordi, speranze e frustrazioni, finché passa la mano a un altro, a lui legato per vicende o per contiguità spaziale. I passaggi da una figura all’altra, per quanto narrativamente insolito, non è mai meccanico ma portato quasi naturalmente dall’intrico delle esistenze. Tutti i personaggi viaggiano vicini, incrociandosi in quell’altrove che è il nostro mondo. Lo attraversano come se fosse una foresta, spaesati e impauriti, lungo quella rete di sentieri che hanno per guardiani mafie o, nel caso dei polacchi, la rete di accoglienza del Vaticano. Ognuno è colto in un momento di incertezza o di crisi, che per tre di essi coincide con la morte. Viene da chiedersi da dove l’autore, che è nato a Caserta e fa l’ingegnere, abbia attinto materia per dischiuderci in poche pagine, con tanta delicatezza di notazioni, e senza concedere niente ai cliché, destini tanto diversi. Evidentemente l’impossibilità dell’esperienza, che molti teorizzano come nostra condizione epocale, è una fandonia. Quello che colpisce di ‘Altrove’ è l’animarsi di quelle figure nell’intimo della loro realtà individuale: un “carico umano dimesso e spaesato” in cui finiamo per immedesimarci, con profondo coinvolgimento.

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