Posts Tagged ‘le Zanzare’

Sicherheits

30 Maggio 2016

Ci sono luoghi il cui nome non può andar disgiunto dalla memoria dell’orrore

Marco Bonacossa
Sicherheits
I disperati del fascismo
le Zanzare

All’inizio erano solo dodici. Senza divise né armi, con un solo grande progetto: diventare padroni assoluti del territorio.
Nasce così in Oltrepo Pavese, durante l’occupazione, una “polizia speciale” agli ordini della Germania nazista: la Sicherheits Abteilung, il “reparto di sicurezza”.
Questa improvvisata banda, forte della qualifica di “soldati del Terzo Reich”, godeva di impunità assoluta.
Questi “tutori del caos” potevano incendiare intere frazioni, distruggere fattorie e cascine, arrestare ed incarcerare disertori e renitenti alla leva, antifascisti, partigiani e loro parenti, semplici cittadini incappati in una loro retata.
Negli ultimi mesi di guerra, i “mesi del terrore”, le verdi colline si colorarono del sangue delle centinaia di vittime della Sicherheits.
Dalle cantine dell’Albergo Savoia di Broni, dalle sale del castello di Cigognola salivano le urla di dolore dei prigionieri torturati.
La storia della Sicherheits Abteilung è specchio di quella del nostro Paese.

Nell’albergo Savoia di Broni
[disegno del testimone Ambrogio Casati]

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Marco Bonacossa (Pavia, 1987), studioso di storia del Novecento,
è co-fondatore e redattore della rivista universitaria “Jaromil”.

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Pavia assediata

22 aprile 2015

Il tradimento di Tufa rovescia la situazione.
Odoacre passa all’offensiva.

Luigi Casali
Pavia assediata
Da Odoacre a Napoleone Bonaparte
le Zanzare

Pavia è stata sovente coinvolta nelle numerose
guerre che si sono succedute nell’Italia settentrionale
fino al XIX secolo. Collocata sul Ticino, a poca
distanza dalla confluenza con il Po, Pavia, o Ticinum,
occupa fin dall’epoca romana una favorevole
posizione geografica che le consente di controllare le
vie di comunicazione verso i passi alpini, verso il
Veneto e verso l’Italia centro-settentrionale.
Dal 476 la città ha subito una serie interminabile di
assedi. L’ultimo drammatico sussulto si ha nel 1796
con l’arrivo dei Francesi e “l’insorgenza bianca”
contro i soldati della Rivoluzione. Pavia si trova nelle
retrovie dell’armata francese impegnata verso est
contro l’esercito austriaco. L’insurrezione, o
l’insorgenza che dir si voglia, preoccupa a tal punto
Napoleone Bonaparte che questi rientra
immediatamente a Milano e si porta a Pavia per
reprimere personalmente la rivolta, nel timore che
essa possa dilagare in tutta la Lombardia.

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Comandante Maino

26 novembre 2013

Non so dire quanti fossero comunisti e quanti no, ma so quanti morirono per la libertà di tutti noi

Comandante Maino
Luchino Dal Verme si racconta
a cura di Giovanni Giovannetti
le Zanzare

Il 25 novembre 2013 Luchino Dal Verme ha compiuto cent’anni. Settant’anni fa, dopo la caduta di Mussolini, l’armistizio e l’occupazione tedesca dell’Italia, a lui – cattolico di nobile lignaggio, ma con solida esperienza militare – il Partito comunista affida il comando della divisione garibaldina “Gramsci” nell’Oltrepo pavese.
Nasce così la leggenda del Conte partigiano, o meglio del Cònt, come era chiamato, nel dialetto locale, tra i suoi uomini.

Luchino Dal Verme (Milano, 1913). Di famiglia aristocratica, nel corso della seconda Guerra mondiale combatte in Francia e sul fronte jugoslavo come ufficiale di artiglieria a cavallo, in forza al reggimento Savoia Cavalleria. Dal luglio 1941 all’ottobre 1942 partecipa alla Campagna di Russia, ed è fra gli scampati al disastro del Corpo di spedizione Italiano. L’armistizio dell’8 settembre 1943 lo sorprende a Forlì, presso il suo reggimento; Luchino riesce a sottrarsi alla cattura e si rifugia al castello di Torre degli Alberi, la residenza di famiglia. In quei mesi mesi contribuisce ad organizzare le prime formazioni partigiane operanti in provincia di Pavia. Nel 1944 diventa comandante dell’88ª brigata “Casotti” ed in seguito viene destinato al comando della divisione garibaldina “Antonio Gramsci”, che “Maino” – suo nome di battaglia – guida in numerose imboscate ai nazifascisti lungo la via Emilia – distruggendo i binari della ferrovia Torino-Piacenza – o affrontando il nemico a viso aperto, come nella battaglia di Costa Pelata. Nella notte tra il 25 e il 26 aprile, dopo cinque ore di accaniti combattimenti, “Maino” e i suoi conquistano Casteggio. Finita la guerra, i partiti antifascisti lo vorrebbero candidare alle elezioni per l’Assemblea costituente del 1946, ma Luchino risponde negativamente, preferendo fare ritorno a casa, a Torre degli Alberi, dove fonda un’azienda avicola all’avanguardia in Europa; continuando altresì la sua appassionata opera di testimonianza sul nostro recente passato.

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Storia di Tundra

14 ottobre 2013

Mino Milani effigie

Mino Milani
Storia di Tundra
Vita avventurosa di Tiziano Marchesi
le Zanzare

Una vita vissuta avventurosamente tra mare e terre lontane. Il tiratore scelto della Marina militare Tiziano Marchesi da Lungavilla era «forte, resistente e cioè capace di sopportare senza lagna freddo, caldo, azione o ozio, magari anche fame e sete; capace di prenderle e di darle. E anche bello». Così viene descritto l’uomo che – nei giorni della Resistenza – sarà Tundra, l’irriducibile comandante dell’omonima brigata. Perché questo nome? «La tundra, probabilmente, Tiziano non l’aveva mai vista; non c’è notizia che nei suoi viaggi, si sia spinto fino ad essa, il confine, il limite tra la terra che esprime ormai solo erba e piccoli fiori, e i grandi ghiacci polari ed eterni». Il partigiano Tundra oggi si fatica a ricordarlo. Sarà per quella sua ostentata autonomia; sarà perché l’unica sua bandiera rimarrà sempre il tricolore, emblema di libertà.

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Guglielmo Milani detto Mino, nasce a Pavia il 3 febbraio del 1928. Giornalista, scrittore, fumettista e storico, si laurea in lettere moderne nel 1950, con una tesi sul brigantaggio nelle Calabrie. Assunto dalla Biblioteca Civica di Pavia, ne diviene direttore e vi lavora fino al 1964. La sua attività di giornalista e scrittore inizia nel 1953 con saltuarie collaborazioni al “Corriere dei Piccoli”, di cui poco dopo diventa uno dei più importanti ed apprezzati redattori, fino al 1977. Fra le sue opere, fondamentali le avventure di Tommy River e di Martin Cooper; e le collaborazioni con i più importanti disegnatori italiani, tra i quali Hugo Pratt, Milo Manara e Grazia Nidasio. Nel 1978 assume la direzione del quotidiano “La Provincia Pavese”, incarico che in seguito lascia per dedicarsi alla scrittura: romanzi, saggi e biografie. I suoi Fantasma d’amore (Rizzoli, 1997) e Selina (Mondadori, 1980) vengono trasposti in film da Dino Risi e da Carlo Lizzani. Rivestono particolare importanza i suoi testi storici, come la monumentale Biografia critica di Giuseppe Garibaldi (Mursia, 1982).

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Non economia

13 ottobre 2013

Pare che la parola più importante
nei sogni e nelle aspettative
dell’egoista occidentale sia «ricchezza»

Paolo Ferloni
Non economia
Tra economia ed ecologia in Italia
le Zanzare

Una società che spreca risorse umane, materiali e
immateriali, con un ritmo allegro ma non troppo,
è destinata all’ignoranza e al declino, favorito anche
da sprovveduti, stupidi e banditi. Gli esempi qui
raccontati offrono spunti di riflessione e interrogativi
su scelte politiche ed economiche di segno diverso,
ma di rilevante portata per il Paese. S’inizia dai due
grandi rifiuti di altri e alti costi: dal coraggio del
Governo che ha respinto la candidatura di Roma per
le Olimpiadi del 2020, alla paura del popolo sovrano
che col referendum ha cancellato le centrali
elettronucleari. Si accenna alla tormentosa avventura
dell’Expo di Milano 2015, dall’esito imprevedibile.
Si affrontano alcuni nodi produttivi ed economici
discutibili: cacciabombardieri F-35, TAV, elettrodotti
Terna. E ancora: un caso di spreco lombardo e
l’eterno problema nazionale dei terremoti. Una ricerca
che, come tutti gli scavi appassionati, rispondendo
a una domanda, ne pone altre dieci, altre cento.

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Comprati e venduti

13 ottobre 2013

Qui la ‘ndrangheta è solo contigua alla criminalità urbanistica dei comprati e dei venduti. La vera metastasi

effigie giovannetti

Giovanni Giovannetti
Comprati e venduti
Ladroni a casa nostra. Il “sistema Pavia”
le Zanzare

Nulla è più antipolitico della corruzione morale e materiale
di quella classe dirigente locale e nazionale che, secondo
la Corte dei Conti, costa al Paese non meno di 60 miliardi d’euro
l’anno – una tassa occulta di 1.000 euro per ogni italiano, neonati
inclusi. Una grave malattia, di cui Pavia è eloquente metastasi.
Nella ridente cittadina lombarda, qui elevata a paradigma
politico-morale del Paese, per anni si è assistito ad un vero e
proprio assalto dei beni comuni e ad un’altrettanto sistematica
e occulta irrisione delle norme civili, a partire da quelle più
elementari. Tutto questo inconsapevolmente suffragato dal
laissez-faire dei media e di buona parte della società civile. Scarti
minimi, come il mancato rispetto delle regole, o sotterranei,
come la compra del consenso di giornali radio e tivù attraverso la
pubblicità hanno elevato l’arbitrio a norma, incrinando il tessuto
democratico, dandogli progressivamente scacco.

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Cent’anni dopo

13 ottobre 2013

Una acuta riflessione su ciò che lega la stagione risorgimentale all’Italia in cui viviamo.

risorgimento

Giulio Guderzo
Cent’anni dopo
Ripensando al Risorgimento
le Zanzare

Secondo il cancelliere austriaco principe von Metternich, l’Italia altro non era che «un’espressione geografica». Sbagliava. Ma 150 anni dopo cosa resta del luminoso collante linguistico-culturale a cui guardavano i “padri” della patria: da Mazzini a
Garibaldi, da Vittorio Emanuele II al Cavour? In queste pagine Giulio Guderzo riflette su oltre un secolo di storia nazionale e su ciò oggi lega il 17 marzo – anniversario dell’Unità – alle ricorrenze del 4 novembre (la fine vittoriosa della “Grande guerra”, che per taluni è l’atto conclusivo della stagione risorgimentale) e del 25 aprile (la Liberazione dal nazifascismo). E lo fa in una prospettiva europeista, «in vista di quell’unione federale che già Cattaneo profeticamente additava come decisiva per lo stesso civile, pacifico, futuro del nostro continente».

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