Posts Tagged ‘Massimo Rizzante’

Il geografo e il viaggiatore

11 settembre 2017

ottobre 2017

Si scrive perché si studia. Si studia perché si ama. Si ama perché si immagina. Tutto il resto è informazione o chiacchiera

Massimo Rizzante
Il geografo e il viaggiatore
Lettere, dialoghi, saggi e una nota azzurra sull’opera di Italo Calvino e di Gianni Celati
Saggi e documenti

Questo libro smisuratamente breve, scritto in un periodo smisuratamente lungo, è un libro sull’amicizia tra Calvino e Celati.
Ma anche sull’amicizia come forma, forse l’ultima, in grado di renderci più vicini a noi stessi e più in dialogo con il mondo, meno sentimentali e più sensibili.
Il geografo Calvino e il viaggiatore Celati, per quanto diversi, sono accomunati da quella vena artistica che, nata agli inizi dei Tempi Moderni, ha segnato un po’ controcorrente fino al XX secolo la nostra civiltà letteraria fondata sulla dura legge della mimesis.
Si tratta di quello humour che Thomas Carlyle, parlando di Ariosto, di Cervantes, di Sterne e di Jean Paul definisce: «il prodotto non del disprezzo ma dell’amore, non della deformazione superficiale delle forme naturali, ma di una profonda quanto piacevole simpatia nei confronti di tutte le forme della Natura».
Entrambi, ciascuno a suo modo, il viaggiatore con cambi umorali più erranti, il geografo con cambi di passo più lineari, hanno attraversato i generi, non hanno mai fatto finta che il lettore non esistesse, non si sono mai arresi al vizio della trama, hanno mostrato senza affettazione i capricci dei loro procedimenti, hanno riflettuto sulla loro opera e su quella altrui diffidando sempre delle definizioni.
Entrambi spiriti malinconici nati sotto l’influenza di Saturno, sono figli dello humour, di quello cervantino come di quello ariostesco, di quello che traspare nelle opere di Giordano Bruno, nella Scienza nuova di Giambattista Vico o nella prosa di Leonardo e Galilei, di quello del Leopardi delle Operette morali e dello Zibaldone, come di quello che si incontra nelle passeggiate di Robert Walser e Raymond Queneau o nei quaderni di Paul Valéry.

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Massimo Rizzante(1963) è poeta, saggista, traduttore. Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto a Parigi da Milan Kundera.
Ha pubblicato tre opere poetiche: Lettere d’amore e altre rovine (1999), Nessuno (2007), Scuola di calore (2013) e tre opere saggistiche: L’albero (2007), Non siamo gli ultimi (2009, Premio Dedalus), Un dialogo infinito (2015).
Fra le sue traduzioni: Il sipario, Un incontro e La festa dell’insignificanza di M. Kundera; O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie, M. Crnjanski, Lamento per Belgrado, O. Lamborghini, Il ritorno di Hartz e altre poesie.
Insegna Letteratura Italiana Contemporanea e Letterature Comparate all’Università di Trento.
massimorizzante.com

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Un dialogo infinito

16 novembre 2015

Molti si compiacciono di rendere il loro dialogo un monologo. Io vorrei poter fare del mio stesso monologo un dialogo.

Massimo Rizzante
Un dialogo infinito
Note in margine a un massacro
Saggi e documenti

Octavio Paz ha detto una volta: «Ho scritto e scrivo perché intendo la letteratura come un dialogo con il mondo, con il lettore e con me stesso – e il dialogo è tutto il contrario del rumore che ci nega e del silenzio che ci ignora. Ho sempre pensato che il poeta non è solo colui che parla, ma colui che ascolta».
La parola scritta, infatti, è un bambino che dorme e soltanto quando si dialoga il bambino riapre gli occhi.
Che cosa può fare la critica letteraria se non aprire gli occhi sul mondo e dialogare con le opere?
Negli ultimi vent’anni Rizzante è stato in molti luoghi e ha scritto su autori di molti paesi, dall’Islanda all’Africa settentrionale, dall’America Latina all’Europa centrale, dal Giappone alla Grecia.
Nel libro il lettore potrà vagabondare liberamente tra le opere di Saramago, Fuentes, Kundera, Oe, Goytisolo, Bergsson – che l’autore ha incontrato e con cui ha dialogato –, o fermarsi ad ascoltare le voci più lontane ma sempre presenti di Kafka, Nabokov, Eliade, Andri, o di poeti tanto dimenticati quanto essenziali come Oscar V. de Lubicz Milosz, Lamborghini, Crnjanski, Kachtitsis…
Oggi, secondo Rizzante, non basta concepire la storia della letteratura in modo sovranazionale. Bisogna tener conto dell’albero genealogico che ogni artista fa crescere e ramificare dalla sua opera e dalla sua immaginazione.
Soltanto così la Storia e la storia della letteratura ci saranno restituite in modo non solo più legittimo, ma più profondo.

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La mia Praga e i russi che ora non odio più [repubblica.it/cultura]
Massimo Rizzante in dialogo con Milan Kundera che racconta i suoi esordi, le curiosità e l’eredità del comunismo.

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Massimo Rizzante (1963) è poeta, saggista, traduttore.
Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto a Parigi da Milan Kundera.
Insegna all’Università di Trento.
Ha pubblicato le raccolte di poesia Lettere d’amore e altre rovine (Biblioteca Cominiana, 1999), Nessuno (Manni, 2007) e Scuola di calore (Effigie, 2013).
Tra i lavori saggistici ricordiamo L’albero. Saggi sul romanzo (Marsilio, 2007) e Non siamo gli ultimi, vincitore del Premio Dedalus (Effigie, 2009). Per Adelphi ha tradotto Il sipario (2005), Un incontro (2008) e La festa dell’insignificanza di Milan Kundera.
Ha curato: l’antologia poetica di O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie (2008); M. Crnjanski, Lamento per Belgrado (Ponte del Sale, 2010); la nuova edizione dei Sonnambuli di H. Broch (Mimesis, 2010); Scuola del mondo. Nove saggi sul romanzo del XX secolo (Quodlibet, 2012); N. Kachtitsis, Punto vulnerabile (La Camera Verde, 2012); O. Lamborghini, Il dottor Hartz e altre poesie (Scheiwiller Libri, 2012); J. Goytisolo, Esiliato di qua e di là (Mimesis, 2014); T. G. Pavel, Le vite del romanzo (Mimesis, 2015).

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Massimo Rizzante

15 ottobre 2013

L’albero del romanzo
Un saggio per tutti e per nessuno
Saggi e documenti

Un dialogo infinito
Note in margine a un massacro
Saggi e documenti

Il geografo e il viaggiatore
Lettere, dialoghi, saggi e una nota azzurra sull’opera di Italo Calvino e di Gianni Celati
Saggi e documenti

Non siamo gli ultimi
La letteratura tra fine dell’opera e rigenerazione umana
Saggi e documenti

Scuola di calore
Poesie
le Ginestre

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Massimo Rizzante (1963) è poeta, saggista, traduttore.
Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto a Parigi da Milan Kundera.
Insegna all’Università di Trento.
Ha pubblicato le raccolte di poesia Lettere d’amore e altre rovine (Biblioteca Cominiana, 1999), Nessuno (Manni, 2007) e Scuola di calore (Effigie, 2013).
Tra i lavori saggistici ricordiamo L’albero. Saggi sul romanzo (Marsilio, 2007); Non siamo gli ultimi, vincitore del Premio Dedalus (Effigie, 2009) e Un dialogo infinito. Note in margine a un massacro (Effigie, 2015). Per Adelphi ha tradotto Il sipario (2005), Un incontro (2008) e La festa dell’insignificanza di Milan Kundera.
Ha curato: l’antologia poetica di O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie (2008); M. Crnjanski, Lamento per Belgrado (Ponte del Sale, 2010); la nuova edizione dei Sonnambuli di H. Broch (Mimesis, 2010); Scuola del mondo. Nove saggi sul romanzo del XX secolo (Quodlibet, 2012); N. Kachtitsis, Punto vulnerabile (La Camera Verde, 2012); O. Lamborghini, Il dottor Hartz e altre poesie (Scheiwiller Libri, 2012); J. Goytisolo, Esiliato di qua e di là (Mimesis, 2014); T. G. Pavel, Le vite del romanzo (Mimesis, 2015).

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Scuola di calore

14 ottobre 2013

Massimo Rizzante
Scuola di calore
le Ginestre

Sulla strada per Ourika siamo come uccelli notturni
che si strappano le ali a vicenda, fino a quando
il becco affonda in un organo cieco per molti,
soprattutto per coloro che sono stati ciechi a lungo

Così l’amore ci chiama. E da uccelli notturni
dobbiamo trasformarci in talpe, e scavare cunicoli
e, se necessario, saziarci di tenebre senza poter risalire
in superficie. E questo per un giorno. O per sempre

O in cani che girano su se stessi un numero di volte
pari ai loro anni, moltiplicato per le cagne in calore
che hanno posseduto e che ora ubriachi cercano di ricordare,
prima di trovare una posizione in cui dormire

Nella sua terza raccolta di poesie, scritta tra Occidente e Maghreb, Massimo Rizzante sceglie come sole protagoniste le donne che raccontando semplicemente la loro vita cercano di spezzare il circolo vizioso del dolore e dell’amore, della ricchezza e della povertà… Scrive l’autore nel Post scriptum all’opera: «È un dato: tutte le civiltà sono nate dal sopruso, dallo sfruttamento, quando non dalla guerra fisica o psicologica che gli uomini hanno fatto alle donne. Quando penso alla Storia, mi viene in mente un mattatoio attorno al quale un gruppo di maschi, sazi del lavoro compiuto, danzano in piena erezione. La donna soccombe, e ogni volta che una donna soccombe alla monolitica virilità dell’uomo è un pezzo di civiltà che se ne va. Non è una sconfitta della donna, ma dell’uomo che non è riuscito a far propria la sua parte di femminilità, cioè dell’uomo che non è riuscito ad accogliere la fragilità come valore e che perciò continuerà a mutilare e a rendere inferma la donna, oltre che se stesso. Ora, questa fragilità per me è il valore supremo, è l’essenza della femminilità e l’essenza di una civiltà. Finché sarà maltrattata non ci sarà una vera civiltà».

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Massimo Rizzante (1963) è poeta, saggista, traduttore.
Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto a Parigi da Milan Kundera.
Insegna all’Università di Trento.
Ha pubblicato le raccolte di poesia Lettere d’amore e altre rovine (Biblioteca Cominiana, 1999), Nessuno (Manni, 2007) e Scuola di calore (Effigie, 2013).
Tra i lavori saggistici ricordiamo L’albero. Saggi sul romanzo (Marsilio, 2007) e Non siamo gli ultimi, vincitore del Premio Dedalus (Effigie, 2009). Per Adelphi ha tradotto Il sipario (2005), Un incontro (2008) e La festa dell’insignificanza di Milan Kundera.
Ha curato: l’antologia poetica di O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie (2008); M. Crnjanski, Lamento per Belgrado (Ponte del Sale, 2010); la nuova edizione dei Sonnambuli di H. Broch (Mimesis, 2010); Scuola del mondo. Nove saggi sul romanzo del XX secolo (Quodlibet, 2012); N. Kachtitsis, Punto vulnerabile (La Camera Verde, 2012); O. Lamborghini, Il dottor Hartz e altre poesie (Scheiwiller Libri, 2012); J. Goytisolo, Esiliato di qua e di là (Mimesis, 2014); T. G. Pavel, Le vite del romanzo (Mimesis, 2015).

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Non siamo gli ultimi

13 ottobre 2013

Pero la literatura no vale nada
si no va acompañada de algo más refulgente
que el mero acto de sobrevivir

Massimo Rizzante

Massimo Rizzante
Non siamo gli ultimi
La letteratura tra fine dell’opera e rigenerazione umana
Saggi e documenti

Siamo ancora i continuatori della civiltà nata con Omero, della civiltà che ha posto l’opera d’arte al centro della polis? Homo poeticus e Homo politicus sono ancora fra noi? Nulla è ormai meno sicuro, risponde l’autore. Poeta, traduttore e saggista, fedele alla tradizione di Seferis, Paz e Brodskij, Massimo Rizzante non è il genere di critico che si abbarbica sulle opere letterarie, ma qualcuno che si forma con e attraverso la loro lettura. Non è un caso che il libro inizi con un elogio delle riviste letterarie – luogo per eccellenza della gestazione artistica del XX secolo – e termini con un altro elogio, quello dell’«esilio liberatore», atto che riconduce l’artista di ogni tempo alla sua condizione primaria di uomo tra gli uomini. Dall’inizio alla fine l’autore individua i suoi bersagli polemici: l’infantocrazia dilagante, la mancanza di veri eredi dei maestri dell’arte modernista, i falsi insegnamenti delle scuole di scrittura, il turismo letterario, la fine delle gerarchie, la giovinezza degli scrittori venduta dalle case editrici come un valore, la libido dei grafomani e quella, non meno tenace, delle folle di ex-lettori ansiosi di ascoltare lo scrittore live… Ciò nonostante il suo tono non è quello di chi denuncia o si lamenta né di chi vuole a tutti i costi riparare i torti subiti. Convinto che l’inaudito rigetto del passato proprio dei «figli dell’eterno presente» che popolano la nostra epoca, dovrà fare i conti prima o poi con una rigenerazione umana, preferisce costruire ponti al di sopra di epoche e continenti. Senza mai allontanarsi dalla sua esperienza. Ci parla così della sua partecipazione al principio degli anni novanta al seminario sul romanzo europeo di Milan Kundera, avendo in mente il problema dell’eredità dei valori artistici. Compara Kafka e Coetzee ponendosi domande come: «Una volta che la nostra epoca ha superato la frontiera della riproducibilità tecnica degli esseri umani» che cosa resta del dolore animale? Passa da Bellow a Sabato, da Kiš a Bolaño, da Svevo a Gombrowicz per approfondire una delle sue ossessioni – paradossale, ma ogni giorno più verificabile – che l’infantilizzazione del nostro mondo è l’altra faccia dell’infatuazione tanto insidiosa quanto inevitabile dell’uomo per la tecnica, ovvero ciò che di più umano esiste. Ogni pagina di questo libro è una scoperta, un varco nella nebbia che ci avvolge, una rivolta contro il narcisismo che sta sgretolando le fondamenta delle nostre società.

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Massimo Rizzante (1963) è poeta, saggista, traduttore.
Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto a Parigi da Milan Kundera.
Insegna all’Università di Trento.
Ha pubblicato le raccolte di poesia Lettere d’amore e altre rovine (Biblioteca Cominiana, 1999), Nessuno (Manni, 2007) e Scuola di calore (Effigie, 2013).
Tra i lavori saggistici ricordiamo L’albero. Saggi sul romanzo (Marsilio, 2007) e Non siamo gli ultimi, vincitore del Premio Dedalus (Effigie, 2009). Per Adelphi ha tradotto Il sipario (2005), Un incontro (2008) e La festa dell’insignificanza di Milan Kundera.
Ha curato: l’antologia poetica di O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie (2008); M. Crnjanski, Lamento per Belgrado (Ponte del Sale, 2010); la nuova edizione dei Sonnambuli di H. Broch (Mimesis, 2010); Scuola del mondo. Nove saggi sul romanzo del XX secolo (Quodlibet, 2012); N. Kachtitsis, Punto vulnerabile (La Camera Verde, 2012); O. Lamborghini, Il dottor Hartz e altre poesie (Scheiwiller Libri, 2012); J. Goytisolo, Esiliato di qua e di là (Mimesis, 2014); T. G. Pavel, Le vite del romanzo (Mimesis, 2015).

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