Posts Tagged ‘Paolo Mastroianni’

Altrove

19 febbraio 2016

Paolo Mastroianni
Altrove
gli economici

Sei storie dallo scenario del mondo “globale”, ambientate qua e là, nel Casertano, o a Budapest, o a Londra. Ne sono precari protagonisti tipi umani di ogni razza ed età (anche bambini) che, soffocati dallo squallore di una vita senza speranze, a malapena riescono a domandarsi come sarebbe vivere altrove.
E le storie si intrecciano, i personaggi – come per una capricciosa regia del destino – si sfiorano e si incontrano in un quadro animato e policromo.
Dalle collocazioni e dalle date accertate degli “aggiornamenti biografici” che chiudono (e insieme dilatano) il libro, tutto induce a pensare che le storie siano vere, che l’autore le abbia raccolte dal vivo, con affetto partecipe, fossero tragiche o malinconiche, grottesche o malavitose.
In questa sua prima opera narrativa, Paolo Mastroianni si dimostra capace di penetrare e raccontare la realtà polimorfa dei nostri tempi, annodandone le fila con saggezza, in assenza di ogni giudizio.

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L’altrove è a Villa Literno.
Sogni, ricordi, speranze e frustrazioni di un gruppo di stranieri nel romanzo d’esordio di Paolo Mastroianni
di Carla Benedetti [l’Espresso]

Africani immigrati a Villa Literno, prostitute ganesi e albanesi, un pullman di ambulanti polacchi appena giunti in Italia e spersi nella notte vicino a Caserta, una casalinga di Caserta, un rumeno che truffa i turisti a Budapest, un impiegato filippino in tournée d’affari in Europa. Un’insolita galleria di personaggi si sussegue con straordinaria vividezza, e senza un solo momento di fiacca, nel libro di esordio di Paolo Mastroianni, Altrove. Si muovono tutti in uno stesso arco di tempo, dal 15 al 29 marzo 1993. Il primo a entrare in scena è un magnaccia tunisino. Lo seguiamo per una giornata, da quando si sveglia in una camerata deserta fino alla notte di lavoro sulla variante presso Villa Literno. Finché all’alba viene ucciso da un altro tunisino per ordine del racket. A quel punto il racconto segue l’assassino. Poi è la volta di una delle prostitute. Ogni figura tiene il proscenio narrativo per un po’, con il suo bagaglio di sogni, ricordi, speranze e frustrazioni, finché passa la mano a un altro, a lui legato per vicende o per contiguità spaziale. I passaggi da una figura all’altra, per quanto narrativamente insolito, non è mai meccanico ma portato quasi naturalmente dall’intrico delle esistenze. Tutti i personaggi viaggiano vicini, incrociandosi in quell’altrove che è il nostro mondo. Lo attraversano come se fosse una foresta, spaesati e impauriti, lungo quella rete di sentieri che hanno per guardiani mafie o, nel caso dei polacchi, la rete di accoglienza del Vaticano. Ognuno è colto in un momento di incertezza o di crisi, che per tre di essi coincide con la morte. Viene da chiedersi da dove l’autore, che è nato a Caserta e fa l’ingegnere, abbia attinto materia per dischiuderci in poche pagine, con tanta delicatezza di notazioni, e senza concedere niente ai cliché, destini tanto diversi. Evidentemente l’impossibilità dell’esperienza, che molti teorizzano come nostra condizione epocale, è una fandonia. Quello che colpisce di Altrove è l’animarsi di quelle figure nell’intimo della loro realtà individuale: un “carico umano dimesso e spaesato” in cui finiamo per immedesimarci, con profondo coinvolgimento.

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Paolo Mastroianni, ingegnere, nato a Caserta nel 1966.
Presso Effigie ha pubblicato Altrove (2006) e Midland Metro (2015, “libro del mese” a Radio3 Fahreneit).

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casa editrice effigie gli economici

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Midland Metro

22 aprile 2015

Paolo Mastroianni
Midland Metro
le Stellefilanti romanzi

Cosa hanno di diverso quei momenti che sembrano gli stessi che ho vissuto tutte le mattine? Da che parte sono i segni dell’inganno e di tutto quello che verrà?

Maggio 1999. Dopo anni di sudore, viene inaugurata Midland Metro, la linea tramviaria tra Wolverhampton e Birmingham, chiamata a rivitalizzare la regione depressa di West Midlands. Si snoda – intrecciandosi a quella della Metro – la vita di una famiglia di immigrati indiani, spaccata, per condanna del destino, in due tronconi: padre-figlia e madre-figlio. Paolo Mastroianni dà voce alla pazienza e alla fatica quotidiana di Mohan, padre impegnato a preservare la figlia dalla forza distruttiva che domina la madre; all’angoscia della moglie Gauri, destinata a scontare col suo corpo la pena atavica dello sradicamento; alla deriva ineluttabile
di Martin, figlio adolescente, né indiano, né inglese; all’equilibrio e alla saggezza innati di Hope, la piccola che nel nome porta la speranza. Anticipando dinamiche sociali ed atmosfere ora anche italiane – Paese dove l’immigrazione è incominciata con sessant’anni di ritardo rispetto all’Inghilterra – Midland Metro entra nel lettore e lo induce a ritrovarsi. Se non magicamente migliore, di certo col desiderio di diventarlo.

Per più di 30 anni a partire dal dopoguerra, la regione di West Midland ha richiamato centinaia di migliaia di immigrati dalle ex colonie britanniche, tanto che in molti quartieri della conurbazione di Birmingham la percentuale di indiani, pakistani, caraibici e africani supera il 50 per cento. Finché le acciaierie e le miniere che avevano dato lavoro hanno chiuso. Per circa 3 anni, come ingegnere, ho lavorato alla realizzazione di Midland Metro, la linea tranviaria cofinanziata dalla Comunità Europea con lo scopo di rivitalizzare la regione ormai depressa. Per circa 3 anni ho vissuto quell’affascinante, inquietante laboratorio sociale che mi è sembrato contenesse un poco di tutto: frustrazioni e aspirazioni, impulsi distruttivi e amore per la vita. (Paolo Mastroianni)

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Midland Metro è libro del mese di luglio a Fahrenheit
[ascolta Fahrenheit-radio3 del 10 luglio 2015]

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[clicca per ingrandire]

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L’ingegnere sa ascoltare di Mirella Armiero

Se un ingegnere casertano firma un romanzo, pensi subito che sia la solita solfa, scritta più o meno bene. Criminalità, atmosfere asfittiche da Sud arretrato, mezzi eroi disperati e tutto l’armamentario di stilemi che si è accumulato nell’ultimo decennio dalle nostre parti, tra romanzi e cinema. Invece Paolo Mastroianni, 49 anni, è un’autentica sorpresa. Un ingegnere che smonta la «casertanità» letteraria e allarga decisamente l’orizzonte. Glielo consente la sua esperienza personale: ha vissuto tre anni in Gran Bretagna, nella regione del West Midland, che dal dopoguerra richiama centinaia di migliaia d’immigrati dalle ex colonie, tanto che in molti quartieri della conurbazione di Birmingham la percentuale d’indiani, pakistani, caraibici e africani supera il cinquanta per cento. Mastroianni ha lavorato alla realizzazione della locale linea tramviaria, quel Midland Metro che dà il titolo al suo libro edito da Effigie. E la metropolitana sta al centro dell’impalcatura narrativa come un mostro tecnologico che ingoia i destini individuali. I personaggi principali sono quattro, i componenti della famiglia Joshi, arrivati dall’India i genitori, nati in Inghilterra i figli, maschio e femmina. Alienazione, sradicamento dalla propria terra e solitudine condannano la madre a una deriva ineluttabile, mentre il marito resta saldo a lottare per la famiglia. Gli immigrati indiani di Mastroianni sono urbanizzati e contemporanei, ma in qualche modo appaiono nipotini dei contadini e dei barcaioli di Amitav Ghosh. Indiani tenacemente attaccati alle proprie radici anche quando vanno alla scoperta del nuovo. Portatori di culture antiche che si intrecciano con le più giovani. Quasi da non crederci che tutto questo lo racconti un ingegnere casertano. Già nel suo primo libro, una raccolta di testi brevi, Mastroianni narrava di africani immigrati a Villa Literno, prostitute ghanesi e albanesi, ambulanti polacchi. La sua cifra, insomma, sembra sia quella dell’ascolto dell’altro, un ascolto autentico, ma disincantato e soprattutto mai paternalistico. È di certo questa la sua forza, insieme a una lingua mimetica e versatile, che muta a secondo dei punti di vista adottati. Dimenticate per un po’ Gomorra, fate un viaggio oltremanica.

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Paolo Mastroianni, ingegnere, nato a Caserta nel 1966.
Presso Effigie ha pubblicato Altrove (2006) e Midland Metro (2015, “libro del mese” a Radio3 Fahreneit).

in corsa per il libro dell’anno 2015 a Fahrenheit

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Paolo Mastroianni

15 ottobre 2013

Altrove
le Stellefilanti racconti

Midland Metro
le Stellefilanti romanzi

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Paolo Mastroianni è nato a Caserta nel 1966. Ingegnere, viaggia spesso per lavoro: Altrove il suo primo libro. Per circa tre anni ha
contribuito alla realizzazione della Metro: Midland Metro è il suo secondo libro.

Midland Metro è libro del mese nel luglio 2015 a Fahrenheit
[ascolta Paolo Mastroianni a Fahrenheit-radio3 del 10 luglio 2015]

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Altrove

13 ottobre 2013

Sei storie tragiche e malinconiche, epiche e quotidiane. Un convincente affondo nella realtà polimorfa dei nostri tempi.

Paolo Mastroianni
Altrove
le Stellefilanti racconti

Sei storie dallo scenario del mondo globale, ambientate qua e là nel Casertano, o a Budapest, o a Londra. Protagonista una serie di tipi umani di ogni razza ed età, legati a un «altrove» da cui hanno dovuto emigrare o naufragati nello squallore di una vita senza più speranze o vittime della violenza diffusa. E le storie si intrecciano, i personaggi si sfiorano e si incontrano, così che ne risulta un quadro a tuttotondo, policromo e animato. In questa sua prima opera narrativa, Paolo Mastroianni si dimostra capace di penetrare e raccontare la realtà polimorfa dei nostri tempi, annodandone le fila con saggezza antica, senza mai giudicare.

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gli economici

L’altrove è a Villa Literno.
Sogni, ricordi, speranze e frustrazioni di un gruppo di stranieri nel romanzo d’esordio di Paolo Mastroianni
di Carla Benedetti [l’Espresso]

Africani immigrati a Villa Literno, prostitute ganesi e albanesi, un pullman di ambulanti polacchi appena giunti in Italia e spersi nella notte vicino a Caserta, una casalinga di Caserta, un rumeno che truffa i turisti a Budapest, un impiegato filippino in tournée d’affari in Europa. Un’insolita galleria di personaggi si sussegue con straordinaria vividezza, e senza un solo momento di fiacca, nel libro di esordio di Paolo Mastroianni, ‘Altrove ‘. Si muovono tutti in uno stesso arco di tempo, dal 15 al 29 marzo 1993. Il primo a entrare in scena è un magnaccia tunisino. Lo seguiamo per una giornata, da quando si sveglia in una camerata deserta fino alla notte di lavoro sulla variante presso Villa Literno. Finché all’alba viene ucciso da un altro tunisino per ordine del racket. A quel punto il racconto segue l’assassino. Poi è la volta di una delle prostitute. Ogni figura tiene il proscenio narrativo per un po’, con il suo bagaglio di sogni, ricordi, speranze e frustrazioni, finché passa la mano a un altro, a lui legato per vicende o per contiguità spaziale. I passaggi da una figura all’altra, per quanto narrativamente insolito, non è mai meccanico ma portato quasi naturalmente dall’intrico delle esistenze. Tutti i personaggi viaggiano vicini, incrociandosi in quell’altrove che è il nostro mondo. Lo attraversano come se fosse una foresta, spaesati e impauriti, lungo quella rete di sentieri che hanno per guardiani mafie o, nel caso dei polacchi, la rete di accoglienza del Vaticano. Ognuno è colto in un momento di incertezza o di crisi, che per tre di essi coincide con la morte. Viene da chiedersi da dove l’autore, che è nato a Caserta e fa l’ingegnere, abbia attinto materia per dischiuderci in poche pagine, con tanta delicatezza di notazioni, e senza concedere niente ai cliché, destini tanto diversi. Evidentemente l’impossibilità dell’esperienza, che molti teorizzano come nostra condizione epocale, è una fandonia. Quello che colpisce di ‘Altrove’ è l’animarsi di quelle figure nell’intimo della loro realtà individuale: un “carico umano dimesso e spaesato” in cui finiamo per immedesimarci, con profondo coinvolgimento.

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