Posts Tagged ‘Saggi e documenti’

Il geografo e il viaggiatore

11 settembre 2017

ottobre 2017

Si scrive perché si studia. Si studia perché si ama. Si ama perché si immagina. Tutto il resto è informazione o chiacchiera

Massimo Rizzante
Il geografo e il viaggiatore
Lettere, dialoghi, saggi e una nota azzurra sull’opera di Italo Calvino e di Gianni Celati
Saggi e documenti

Questo libro smisuratamente breve, scritto in un periodo smisuratamente lungo, è un libro sull’amicizia tra Calvino e Celati.
Ma anche sull’amicizia come forma, forse l’ultima, in grado di renderci più vicini a noi stessi e più in dialogo con il mondo, meno sentimentali e più sensibili.
Il geografo Calvino e il viaggiatore Celati, per quanto diversi, sono accomunati da quella vena artistica che, nata agli inizi dei Tempi Moderni, ha segnato un po’ controcorrente fino al XX secolo la nostra civiltà letteraria fondata sulla dura legge della mimesis.
Si tratta di quello humour che Thomas Carlyle, parlando di Ariosto, di Cervantes, di Sterne e di Jean Paul definisce: «il prodotto non del disprezzo ma dell’amore, non della deformazione superficiale delle forme naturali, ma di una profonda quanto piacevole simpatia nei confronti di tutte le forme della Natura».
Entrambi, ciascuno a suo modo, il viaggiatore con cambi umorali più erranti, il geografo con cambi di passo più lineari, hanno attraversato i generi, non hanno mai fatto finta che il lettore non esistesse, non si sono mai arresi al vizio della trama, hanno mostrato senza affettazione i capricci dei loro procedimenti, hanno riflettuto sulla loro opera e su quella altrui diffidando sempre delle definizioni.
Entrambi spiriti malinconici nati sotto l’influenza di Saturno, sono figli dello humour, di quello cervantino come di quello ariostesco, di quello che traspare nelle opere di Giordano Bruno, nella Scienza nuova di Giambattista Vico o nella prosa di Leonardo e Galilei, di quello del Leopardi delle Operette morali e dello Zibaldone, come di quello che si incontra nelle passeggiate di Robert Walser e Raymond Queneau o nei quaderni di Paul Valéry.

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Massimo Rizzante(1963) è poeta, saggista, traduttore. Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto a Parigi da Milan Kundera.
Ha pubblicato tre opere poetiche: Lettere d’amore e altre rovine (1999), Nessuno (2007), Scuola di calore (2013) e tre opere saggistiche: L’albero (2007), Non siamo gli ultimi (2009, Premio Dedalus), Un dialogo infinito (2015).
Fra le sue traduzioni: Il sipario, Un incontro e La festa dell’insignificanza di M. Kundera; O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie, M. Crnjanski, Lamento per Belgrado, O. Lamborghini, Il ritorno di Hartz e altre poesie.
Insegna Letteratura Italiana Contemporanea e Letterature Comparate all’Università di Trento.
massimorizzante.com

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Azzurra nostalgia

24 settembre 2016

In questa ribellione c’è qualcosa che proprio non va; che non convince. E poi io non mi sento per niente ribelle. Anzi, in fondo sono molto reazionario.

Lucio Mastronardi

Adriano C. Ballone
Azzurra nostalgia
Lucio Mastronardi e gli altri di Vigevano
Saggi e documenti

Lucio Mastronardi fa il maestro elementare e lo scrittore di romanzi diventati cult oggi (ad esempio Il maestro di Vigevano) e Vito Pallavicini scrive canzonette che ancora cantiamo e che riempiono la pubblicità (Azzurro ad esempio).
Che hanno a che spartire questi due? Forse nulla. Forse molto. In comune hanno la stessa città di origine, quella Vigevano, città di provincia allora ignota ai più, che per alcune fortunate circostanze diventa, come dice Giorgio Bocca, una «città campione»: quella città la vivono nelle stesse strade e negli stessi bar. E negli stessi anni: tra la fine della guerra e la fine dei Settanta, anni nei quali l’Italia, “miracolosamente” (ma in verità per merito della sua gente), esce all’improvviso dal suo “medioevo” e si proietta in un futuro post-capitalistico: si passa dalla bici all’auto, dalla matita alla biro, dalla latrina nel cortile al bagno vicino alla cucina.
È così veloce il cambiamento che pochi hanno tempo e modo di comprendere cosa stia succedendo: Vito, nel suo piccolo, il cambiamento lo provoca, lo colora; Lucio, nel suo piccolo, lo studia, lo interroga, trova la parole giuste per raccontarlo.
Oggi ci aiutano a capire cosa significhi «cambiamento » e con quale malessere tutti quanti lo viviamo, allora e oggi: di molte parole siamo debitori nei loro riguardi.
Attraverso uno scavo rigoroso sulle fonti e tra le memorie, Adriano C. Ballone ha indagato in quella trasformazione da un angolo visuale del tutto nuovo: usando la biografia di due nomi illustri, nemici-amici, ci restituisce con un linguaggio rapido e intenso il romanzo, l’affresco di una stagione vivace, quasi caotica, prudente e permalosa eppure vitale, dentro a un periodo storico dal quale ancora traiamo linfa e suggestioni e che, di tanto in tanto, torna con il sapore di un’intensa, mastronardiana, nostalgia. Che spesso si tinge d’azzurro, come nelle canzoni di Vito.

In copertina Lucio Mastronardi in riva al Ticino (foto Farabola)

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Adriano Ballone ospite a Fahrenheit radio3

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Adriano C. Ballone(Cassolnovo, 1948) è uno storico e si è interessato di biografie operaie, storie di comunità e storie di giovani dentro l’istituzione scolastica. Da ultimo si è dedicato a biografie di uomini ai “confini” (Guido Quazza, storico politico; Teobaldo Fenoglio, amministratore comunista ed ecologista; Sergio Garavini, figlio di industriale e sindacalista; ecc.). Dopo aver lavorato a lungo a Roma, oggi vive a Torino.

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Un dialogo infinito

16 novembre 2015

Molti si compiacciono di rendere il loro dialogo un monologo. Io vorrei poter fare del mio stesso monologo un dialogo.

Massimo Rizzante
Un dialogo infinito
Note in margine a un massacro
Saggi e documenti

Octavio Paz ha detto una volta: «Ho scritto e scrivo perché intendo la letteratura come un dialogo con il mondo, con il lettore e con me stesso – e il dialogo è tutto il contrario del rumore che ci nega e del silenzio che ci ignora. Ho sempre pensato che il poeta non è solo colui che parla, ma colui che ascolta».
La parola scritta, infatti, è un bambino che dorme e soltanto quando si dialoga il bambino riapre gli occhi.
Che cosa può fare la critica letteraria se non aprire gli occhi sul mondo e dialogare con le opere?
Negli ultimi vent’anni Rizzante è stato in molti luoghi e ha scritto su autori di molti paesi, dall’Islanda all’Africa settentrionale, dall’America Latina all’Europa centrale, dal Giappone alla Grecia.
Nel libro il lettore potrà vagabondare liberamente tra le opere di Saramago, Fuentes, Kundera, Oe, Goytisolo, Bergsson – che l’autore ha incontrato e con cui ha dialogato –, o fermarsi ad ascoltare le voci più lontane ma sempre presenti di Kafka, Nabokov, Eliade, Andri, o di poeti tanto dimenticati quanto essenziali come Oscar V. de Lubicz Milosz, Lamborghini, Crnjanski, Kachtitsis…
Oggi, secondo Rizzante, non basta concepire la storia della letteratura in modo sovranazionale. Bisogna tener conto dell’albero genealogico che ogni artista fa crescere e ramificare dalla sua opera e dalla sua immaginazione.
Soltanto così la Storia e la storia della letteratura ci saranno restituite in modo non solo più legittimo, ma più profondo.

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La mia Praga e i russi che ora non odio più [repubblica.it/cultura]
Massimo Rizzante in dialogo con Milan Kundera che racconta i suoi esordi, le curiosità e l’eredità del comunismo.

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Massimo Rizzante (1963) è poeta, saggista, traduttore.
Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto a Parigi da Milan Kundera.
Insegna all’Università di Trento.
Ha pubblicato le raccolte di poesia Lettere d’amore e altre rovine (Biblioteca Cominiana, 1999), Nessuno (Manni, 2007) e Scuola di calore (Effigie, 2013).
Tra i lavori saggistici ricordiamo L’albero. Saggi sul romanzo (Marsilio, 2007) e Non siamo gli ultimi, vincitore del Premio Dedalus (Effigie, 2009). Per Adelphi ha tradotto Il sipario (2005), Un incontro (2008) e La festa dell’insignificanza di Milan Kundera.
Ha curato: l’antologia poetica di O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie (2008); M. Crnjanski, Lamento per Belgrado (Ponte del Sale, 2010); la nuova edizione dei Sonnambuli di H. Broch (Mimesis, 2010); Scuola del mondo. Nove saggi sul romanzo del XX secolo (Quodlibet, 2012); N. Kachtitsis, Punto vulnerabile (La Camera Verde, 2012); O. Lamborghini, Il dottor Hartz e altre poesie (Scheiwiller Libri, 2012); J. Goytisolo, Esiliato di qua e di là (Mimesis, 2014); T. G. Pavel, Le vite del romanzo (Mimesis, 2015).

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All’alba di un’idea

4 novembre 2013


Michele Caldonazzi
All’alba di un’idea
Breve storia dell’evoluzionismo
Saggi e documenti

Nelle Scienze i dogmi non esistono.
Se esistessero il credo centrale della Biologia moderna sarebbe l’esistenza dei processi evolutivi, poiché la comprensione del fenomeno della vita – dalla più minuscola delle cellule fino all’intera biosfera – trova il proprio senso solamente nell’evoluzione.
Eppure c’è ancora chi testardamente si rifiuta di accettare questa ovvietà.
Il rifiuto non si basa su motivi razionali bensì ideologici: l’evoluzionismo viene ancora visto come una mortale insidia per una visione religiosa e morale del mondo. Per i suoi detrattori questa teoria scientifica sarebbe dunque una sorta di vaso di Pandora dal quale deriverebbero gran parte dei mali che affliggono il mondo attuale: dall’atesimo al nichilismo, dal razzismo all’eutanasia, dal capitalismo selvaggio al classismo.
Fino a qualche decennio addietro queste apparivano le posizioni di minoritarie sette fondamentaliste. Numerosi episodi recenti dimostrano invece che le visioni anti-evoluzionistiche (e in ultima analisi anti-scientifiche) rimangono purtroppo attuali, e non solo in qualche isolato circolo di fanatici religiosi. Gli esempi non mancano.
All’alba di una idea si propone quale attento viaggio nella storia della biologia dell’evoluzione.

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Breve diario di bordo sull’evoluzionismo
Tra le ultime novità della casa editrice pavese Effigie, nella collana Saggi e documenti, si può trovare sugli scaffali delle librerie pavesi anche All’alba di una idea. Breve storia dell’ evoluzionismo, esordio letterario di Michele Caldonazzi, naturalista trentino classe 1962, cofondatore di un agenzia di professionisti ambientali, lauretato a Pavia. Il libro si presenta non tanto come testo sistematico per addetti ai lavori, ma piuttosto come una sorta di diario di bordo di un personale viaggio dell’autore nella storia della biologia dell’evoluzione. «Nelle Scienze i dogmi non esistono – afferma Caldonazzi nell’introduzione – Se esistessero il credo centrale della biologia moderna sarebbe l’esistenza dei processi evolutivi, poiché la comprensione del fenomeno della vita, dalla più minuscola delle cellule fino all’intera biosfera, trova il proprio senso solamente nell’evoluzione». Eppure c’è ancora chi testardamente si rifiuta di accettare questa ovvietà, con un rifiuto che non si basa su motivi razionali, bensì ideologici: l’evoluzionismo viene ancora visto come una mortale insidia per una visione religiosa e morale del mondo. «Per i suoi detrattori questa teoria scientifica sarebbe dunque una sorta di vaso di Pandora dal quale deriverebbero gran parte dei mali che affliggono il mondo attuale: dall’ateismo al nichilismo, dal razzismo all’eutanasia, dal capitalismo selvaggio al classismo -continua Caldonazzi, che prima di pubblicare questo libro ha scritto numerosi saggi scientifici e divulgativi, già in parte preparatori per All’alba di una idea – Fino a qualche decennio addietro queste apparivano le posizioni di minoritarie sette fondamentaliste, ma numerosi episodi recenti dimostrano invece che le visioni anti-evoluzionistiche, e in ultima analisi quelle anti-scientifiche, rimangono attuali, e non solo in qualche isolato circolo di fanatici religiosi e gli esempi non mancano». È in questo panorama che All’alba di una idea si propone come attento viaggio nella storia della biologia dell’evoluzione, per aumentare la voglia di approfondire le moderne ricerche della biologia, spalancando le porte di un mondo ancora per lo più inesplorato.
“LA PROVINCIA PAVESE” 23 febbraio 2016

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Viaggio nella storia dell’evoluzione
di Maria Teresa Pontara Pederiva
Non si può definire certo una visione ottimistica della cultura contemporanea quella che Michele Caldonazzi, naturalista trentino co-fondatore di un’agenzia di professionisti ambientali, espone nel suo primo libro appena giunto in libreria per i tipi dell’Effigie.
Se l’Autore nella prefazione indica con chiarezza alcuni esempi – compreso un discorso del cardinal Bagnasco – è anche vero che già nel 1937 il grande genetista russo Theodosius Dobzhansky nella sua opera considerata una pietra miliare della scienza del Novecento, Genetics and Origin of Species, affermava dagli Stati Uniti che «nulla si può affermare in biologia se non alla luce dell’evoluzione» (che sarà poi il titolo dell’ultimo suo lavoro del 1973). E questo si è dimostrato sempre più vero nella seconda parte del Novecento con l’avvento della biologia molecolare e le biotecnologie per non parlare dell’attività quotidiana di quanti oggi lavorano con organismi-modello all’interno dei laboratori impegnati nella ricerca per la cura di patologie come Alzheimer o Parkinson o per prevenire l’insorgere di tumori.
Ma non per tutti è così e su questa convinzione Caldonazzi si è messo all’opera per proporre quello che definisce «una sorta di diario di bordo» del suo personale viaggio nella storia della biologia dell’evoluzione.
Non quindi un testo sistematico per addetti ai lavori (che chiederebbero indicazioni bibliografiche e riferimenti alla didattica negli atenei), ma un racconto di storia della scienza che siamo certi sarebbe stato apprezzato da due studiosi trentini che tanto l’hanno coltivata: mons. Mario Ferrari, docente in Seminario e all’Arcivescovile, e Gino Tomasi, direttore del Museo Tridentino di Scienze Naturali.
All’alba di una idea per ricostruire allora dispute passate e per accrescere la voglia di approfondire le moderne ricerche della biologia, dall’epigenetica alla bioinformatica, dalla proteomica alla neurobiologia che ci spalancano un mondo peri più ancora inesplorato.
“VITA TRENTINA” 27 novembre 2015

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Michele Caldonazzi (Trento, 1962), laureato in scienze naturali presso l’Università di Pavia, svolge la libera professione presso una società di ricerca e didattica ambientale, occupandosi in particolare di studi faunistici e di gestione territoriale. Autore di numerosi saggi scientifici e divulgativi, All’alba di una idea, breve storia dell’evoluzionismo è il suo primo libro.

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Maria Antonietta Terzoli

15 ottobre 2013

Alle sponde del tempo consunto
Carlo Emilio Gadda dalle poesie di guerra al Pasticciaccio
Saggi e documenti

La casa della Cognizione
Immagini della memoria gaddiana
le Stellefilanti luoghi letterari

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Maria Antonietta Terzoli è nata a Como. Dopo gli studi universitari a Pavia, Bologna e Ginevra, ha insegnato nelle Università di Ginevra e Zurigo. Si è occupata di letteratura italiana dal Quattro al Novecento, sia come filologa che come interprete del testo letterario e delle sue stratificazioni culturali, in chiave anche comparatista. Nel 2005 ha ottenuto il Premio Moretti per la Filologia italiana. Fa parte del comitato scientifico di numerose riviste letterarie.

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Risorgimento pavese

14 ottobre 2013

Mai come durante il Risorgimento nazionale
i pavesi hanno saputo osare e combattere

Mino Milani effigie

Mino Milani
Risorgimento pavese
Saggi e documenti

Un secolo di storia raccontato da Mino Milani e illustrato da fotografie originali spesso inedite.

I fratelli Cairoli, Gaetano Sacchi, Giacomo Griziotti, Angelo Bassini, Giuseppe Pedotti, Antonio Mantovani, Agostino Depretis sono i protagonisti dell’irripetibile stagione delle due guerre d’indipedenza e del decennio di resistenza che le separa. Nel 1860, da Pavia partono con Garibaldi per la Sicilia in 250: 63 sono pavesi. Nel
1866 lo stradellino Depretis inaugura i governi della sinistra. Gli succede l’unico sopravvissuto dei cinque fratelli Cairoli, Benedetto.

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Guglielmo Milani detto Mino, nasce a Pavia il 3 febbraio del 1928. Giornalista, scrittore, fumettista e storico, si laurea in lettere moderne nel 1950, con una tesi sul brigantaggio nelle Calabrie. Assunto dalla Biblioteca Civica di Pavia, ne diviene direttore e vi lavora fino al 1964. La sua attività di giornalista e scrittore inizia nel 1953 con saltuarie collaborazioni al “Corriere dei Piccoli”, di cui poco dopo diventa uno dei più importanti ed apprezzati redattori, fino al 1977. Fra le sue opere, fondamentali le avventure di Tommy River e di Martin Cooper; e le collaborazioni con i più importanti disegnatori italiani, tra i quali Hugo Pratt, Milo Manara e Grazia Nidasio. Nel 1978 assume la direzione del quotidiano “La Provincia Pavese”, incarico che in seguito lascia per dedicarsi alla scrittura: romanzi, saggi e biografie. I suoi Fantasma d’amore (Rizzoli, 1997) e Selina (Mondadori, 1980) vengono trasposti in film da Dino Risi e da Carlo Lizzani. Rivestono particolare importanza i suoi testi storici, come la monumentale Biografia critica di Giuseppe Garibaldi (Mursia, 1982).

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Mino Milani nel catalogo effigie

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Questo è Cefis

14 ottobre 2013

DA QUESTO LIBRO IL FILM
Roberto Citran nei panni di Giorgio Steimetz
Pier Paolo Pasolini è interpretato da Massimo Ranieri
LA MACCHINAZIONE

Giorgio Steimetz

Giorgio Steimetz
Questo è Cefis
L’altra faccia dell’onorato presidente
Saggi e documenti

Questo è Cefis, firmato da un fantomatico Giorgio Steimetz, è un libro-verità assai documentato, dal piglio ironico e a volte canzonatorio. Arriva in libreria nel 1972, ma subito viene fatto sparire. E si capisce: è la documentata «inchiesta dal vero» sul potentissimo nonché “invisibile” presidente di Eni e Montedison Eugenio Cefis, una delle figure più inquietanti e controverse della storia repubblicana, che una informativa riservata del Sismi (il Servizio segreto militare) indica come «il vero capo della P2» e che nel 1971 viene nominato ai vertici di Montedison, il colosso chimico privato poco prima acquisito dall’Eni. Nelle sue mani – ha scritto il politologo Massimo Teodori – Montedison «diviene progressivamente un vero e proprio potentato che, sfruttando le risorse imprenditoriali pubbliche, condiziona pesantemente la stampa, usa illecitamente i servizi segreti dello Stato a scopo di informazione, pratica l’intimidazione e il ricatto, compie manovre finanziarie spregiudicate oltre i limiti della legalità, corrompe politici, stabilisce alleanze con ministri, partiti e correnti». Nel 1974 si scoprirà che il capo dei Servizi segreti Vito Miceli – tessera P2 n.1605 – quotidianamente inoltrava informative al presidente di Montedison, quasi che il Sid fosse la personale polizia privata di Eugenio Cefis. Fiancheggiato dagli spioni di Stato Cefis monitora politici, industriali, giornalisti, aziende pubbliche e private. Questo inquietante scenario da pre-golpe è ripreso da Pier Paolo Pasolini in Petrolio, il romanzo sul Potere che la sua morte violenta gli impedì di terminare. Petrolio riprende quasi alla lettera ampi paragrafi di Questo è Cefis e dei “mattinali” del Sid al «grande elemosiniere», reinventandoli narrativamente. Sono temi brucianti, che Pasolini tratta contemporaneamente sia nel romanzo che sulle pagine del “Corriere della Sera”. La sua denuncia avrà breve durata: la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 Pasolini muore massacrato da «tre siciliani» quarantenni (e non dal diciassettenne Pino Pelosi); nel frattempo altri provvedono a sottrarre da Petrolio il capitolo Lampi sull’Eni, «che – ha scritto Gianni D’Elia – dall’omicidio ipotizzato di Mattei guida al regime di Eugenio Cefis, ai “fondi neri”, alle stragi dal 1969 al 1980 e, ora sappiamo, fino a Tangentopoli, all’Enimont, alla madre di tutte le tangenti». La “strategia della tensione” non vuole destabilizzare; al contrario vuole consolidare un sistema che si muove con le bombe degli anni Settanta per arrivare con mezzi più subdoli alla presa del potere dei nostri giorni. In questo imperdibile libro-inchiesta di Steimetz, cui deve molto l’incompiuto e mutilato Petrolio di Pasolini, si trova la chiave di lettura di questo criminale asse politico-economico-mafioso. Sono pagine sull’Italia del doppio boom anni Settanta: sviluppo e bombe. Bombe stragiste, piduiste e mafiose. Uno «Stato nello Stato» che nel 1962 ha tolto di mezzo il presidente dell’Eni Enrico Mattei; nel 1968 il giornalista Mauro De Mauro; nel 1971 il giudice Pietro Scaglione; nel 1975, con ogni probabilità, lo stesso Pasolini. La catena dei delitti mafiosi e di Stato prosegue nel 1979 con la morte del vice questore di Palermo Boris Giuliano. Nel 1992 vengono eliminati i magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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Roberto Citran nei panni di Giorgio Steimetz autore di Questo è Cefis incontra Pier Paolo Pasolini, interpretato da Massimo Ranieri, nel film La macchinazione

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a proposito di Pier Paolo Pasolini nel catalogo effigie

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Non siamo gli ultimi

13 ottobre 2013

Pero la literatura no vale nada
si no va acompañada de algo más refulgente
que el mero acto de sobrevivir

Massimo Rizzante

Massimo Rizzante
Non siamo gli ultimi
La letteratura tra fine dell’opera e rigenerazione umana
Saggi e documenti

Siamo ancora i continuatori della civiltà nata con Omero, della civiltà che ha posto l’opera d’arte al centro della polis? Homo poeticus e Homo politicus sono ancora fra noi? Nulla è ormai meno sicuro, risponde l’autore. Poeta, traduttore e saggista, fedele alla tradizione di Seferis, Paz e Brodskij, Massimo Rizzante non è il genere di critico che si abbarbica sulle opere letterarie, ma qualcuno che si forma con e attraverso la loro lettura. Non è un caso che il libro inizi con un elogio delle riviste letterarie – luogo per eccellenza della gestazione artistica del XX secolo – e termini con un altro elogio, quello dell’«esilio liberatore», atto che riconduce l’artista di ogni tempo alla sua condizione primaria di uomo tra gli uomini. Dall’inizio alla fine l’autore individua i suoi bersagli polemici: l’infantocrazia dilagante, la mancanza di veri eredi dei maestri dell’arte modernista, i falsi insegnamenti delle scuole di scrittura, il turismo letterario, la fine delle gerarchie, la giovinezza degli scrittori venduta dalle case editrici come un valore, la libido dei grafomani e quella, non meno tenace, delle folle di ex-lettori ansiosi di ascoltare lo scrittore live… Ciò nonostante il suo tono non è quello di chi denuncia o si lamenta né di chi vuole a tutti i costi riparare i torti subiti. Convinto che l’inaudito rigetto del passato proprio dei «figli dell’eterno presente» che popolano la nostra epoca, dovrà fare i conti prima o poi con una rigenerazione umana, preferisce costruire ponti al di sopra di epoche e continenti. Senza mai allontanarsi dalla sua esperienza. Ci parla così della sua partecipazione al principio degli anni novanta al seminario sul romanzo europeo di Milan Kundera, avendo in mente il problema dell’eredità dei valori artistici. Compara Kafka e Coetzee ponendosi domande come: «Una volta che la nostra epoca ha superato la frontiera della riproducibilità tecnica degli esseri umani» che cosa resta del dolore animale? Passa da Bellow a Sabato, da Kiš a Bolaño, da Svevo a Gombrowicz per approfondire una delle sue ossessioni – paradossale, ma ogni giorno più verificabile – che l’infantilizzazione del nostro mondo è l’altra faccia dell’infatuazione tanto insidiosa quanto inevitabile dell’uomo per la tecnica, ovvero ciò che di più umano esiste. Ogni pagina di questo libro è una scoperta, un varco nella nebbia che ci avvolge, una rivolta contro il narcisismo che sta sgretolando le fondamenta delle nostre società.

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Massimo Rizzante (1963) è poeta, saggista, traduttore.
Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto a Parigi da Milan Kundera.
Insegna all’Università di Trento.
Ha pubblicato le raccolte di poesia Lettere d’amore e altre rovine (Biblioteca Cominiana, 1999), Nessuno (Manni, 2007) e Scuola di calore (Effigie, 2013).
Tra i lavori saggistici ricordiamo L’albero. Saggi sul romanzo (Marsilio, 2007) e Non siamo gli ultimi, vincitore del Premio Dedalus (Effigie, 2009). Per Adelphi ha tradotto Il sipario (2005), Un incontro (2008) e La festa dell’insignificanza di Milan Kundera.
Ha curato: l’antologia poetica di O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie (2008); M. Crnjanski, Lamento per Belgrado (Ponte del Sale, 2010); la nuova edizione dei Sonnambuli di H. Broch (Mimesis, 2010); Scuola del mondo. Nove saggi sul romanzo del XX secolo (Quodlibet, 2012); N. Kachtitsis, Punto vulnerabile (La Camera Verde, 2012); O. Lamborghini, Il dottor Hartz e altre poesie (Scheiwiller Libri, 2012); J. Goytisolo, Esiliato di qua e di là (Mimesis, 2014); T. G. Pavel, Le vite del romanzo (Mimesis, 2015).

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Mid Atlantic

13 ottobre 2013

…as if a sign
without a gloss were like a Seine
without its banks…

Franco Buffoni
Mid Atlantic
Teatro e poesia nel novecento angloamericano
Saggi e documenti

· AGONIA VITTORIANA E MODERNISMO
– La poesia inglese nel passaggio verso il Novecento: Swinburne, Wilde, Hardy
– Lo schema di Bullough
– Yeats e Kipling

– Dall’estetismo al simbolismo
– Grande Guerra e verso libero: T.E. Hulme e Isaac Rosenberg
– T. S. Eliot

· I TRENTISTI VIVI. EVVIVA I TRENTISTI
Musée des Beaux Arts: W. H. Auden per me
– La tradizione inglese in The Sea and The Mirror
– Stephen Spender. I giorni generosi
– Primo dialogo con Sir Stephen
– Secondo dialogo con Sir Stephen

· IN SCENA CON AUDEN E BOND
-Il teatro di poesia e la crisi della rappresentazione: W. H. Auden, The ascent of F6 e The Age of Anxiety
– L’Etica della colpa in Marching Song di John Whiting
– Lettura di The Sea di Edward Bond
– Sperimentalismo e innovazione in The Sea

· NEXT STOP BOSTON. SEAMUS HEANEY STAZIONE IRLANDA
– Seamus Heaney: il rimedio della poesia
– Lettura critica di North
Station Island e Seeing Things

· RIBELLIONI E MALINCONICI SUSSULTI
– Il vento è una signora. Sulla poetica di E.E. Cummings
– Le nozze malinconiche di Philip Larkin
– Le due sponde dell’Atlantico o del Baltico? Josif Brodskij
– Le Cartografie del silenzio di Adrienne Rich
– J.H. Prynne. Filtra sotto l’unghia
– Allen Mandelbaum poeta e traduttore

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La memoria in piazza

13 ottobre 2013

i monumenti sono il libro del popolo che non sa leggere, o quando pure l’istruzione sia diffusa, sono il libro del popolo che purtroppo non ha tempo di leggere

Aa. Vv.
La memoria in piazza
Monumenti risorgimentali nelle città lombarde tra identità locale e nazionale
a cura di Marina Tesoro
Saggi e documenti

Introdotti da una illuminante messa a punto metodologica di Catherine Brice, i saggi degli autori chiamati a collaborare a questo volume – riccamente illustrato da numerose fotografie e documenti spesso inediti – affrontano, da diversi punti di vista, il tema della memoria del Risorgimento come fondamento legittimante della nazione che si era fatta Stato. Si analizzano qui gli aspetti artistici, simbolici e allegorici; si esaminano i riti commemorativi, più o meno partecipati, spesso unitari ma talvolta anche divisivi e si seguono i loro mutamenti nel corso del tempo; si evidenziano le dinamiche tra istituzioni, amministratori, singoli personaggi, circoli politici, uomini di Chiesa, opinione pubblica, innestate da questioni quali la scelta del soggetto da immortalare, le modalità di finanziamento dell’opera, il luogo dove collocare la statua o magari dove trasferirla, nel quadro di nuovi assetti urbanistici. I casi di studio, qui riuniti sotto il comun denominatore regionale, testimoniano gli sforzi effettivamente compiuti dalle élite nazionali e locali per radicare nelle coscienze degli italiani le basi di una possibile religione civile, ma per altro verso confermano le difficoltà di mettere in atto le procedure di nazionalizzazione, rivelando la persistenza di sentimenti non omologabili e persino antagonisti rispetto alle istituzioni. A ragione si parla infatti di «Risorgimento conteso» e di linee di frattura non mai composte nell’identità italiana. Tuttavia, nel complesso, le statue di questo metaforico museo risorgimentale lombardo all’aperto stanno a documentare l’esistenza di un nesso forte e persistente tra la «piccola Patria» e la «grande Patria» nel processo di costruzione del sentimento nazionale e della cittadinanza.

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