Posts Tagged ‘visioni’

Indagine su Leonardo

6 settembre 2015

Di quel di Pavia si lalda [loda] più il movimento che nessun’altra cosa. L’imitazione delle cose antiche è più laldabile che le moderne. Non può essere bellezza e utilità come appare nelle fortezze delli omini. Il trotto è quasi di qualità di cavallo libero. Dove manca la vivacità naturale, bisogna farne una accidentale. Leonardo da Vinci (Codice Atlantico, 399 recto)

Giovanni Giovannetti
Indagine su Leonardo
Pavia, Vigevano, il Ticino e l’Università
Saggi e documenti

Chi è davvero Monna Lisa? Quell’enigmatico sorriso potrebbe appartenere a Isabella d’Aragona, a Pavia dal 1488 al 1497; lo comproverebbero i simboli della casata Sforza, ben visibili sull’abito eppure sino ad ora elusi. Leonardo avrebbe dipinto il ritratto ufficiale della duchessa proprio al Castello Visconteo, tra colonne solo abbozzate nell’incompiuto quadro al Louvre ma ben visibili, ad esempio, nella Vernon Gioconda (è negli Stati Uniti) e nell’Isleworth Mona Lisa (è in Svizzera). Entrambe queste versioni sembrano precedere la Gioconda parigina. Anche il disegno dell’Uomo Vitruviano – simbolo grafico del nostro tempo (è ovunque, anche sulla moneta italiana da un euro) – trova maturazione a Pavia nel 1490, col protrarsi del soggiorno di consulenza sull’erigendo Duomo pavese. A Pavia Leonardo rende migliore la vita all’infelice Isabella (un’intesa forse più che intellettuale). Rimira l’antico monumento equestre del Regisole («di quel di Pavia si loda più il movimento che nessuna altra cosa. L’imitazione delle cose antiche è più lodevole che le moderne»), prendendolo infine a modello del mai concluso «gran cavallo » in onore di Francesco Sforza. E quando appunta la sua avveniristica “città ideale” prende spunto da una piacevole città «vissino a uno fiume», disegnandola attraversata da canali a convergere nel «Tesino». A Vigevano, tra il 1493 e il 1494 Leonardo prosegue la bonifica dei terreni paludosi presso la cascina Sforzesca, ottimizzando il defluire delle acque e il sistema dei navigli. Disegna scale d’acqua, attività agricole, braccianti nei campi e i mestieri “poveri” della tradizione fluviale (il lavoro dei renaioli, il traino manuale di un natante a risalir la corrente). Decora il Castello e forse la piazza bramantesca. Ma soprattutto passa il tempo tra gli antichi Codici della ricca biblioteca al Castello di Pavia, capitale culturale del Ducato. Nel mondo universitario pavese, fra gli altri Leonardo si lega a Fazio Cardano – che lo appassiona alla matematica – e poco dopo all’anatomista Marc’Antonio della Torre. Sono di questi anni alcuni tra i più brillanti disegni vinciani di anatomia, tanto da immaginarlo col Della Torre all’hospitale magnum Sancti Mathei, nottetempo, in odore di eresia, a squartar cadaveri in decomposizione alla fioca luce delle candele. Insomma, «venuto in Lombardia nel 1482 come musico, pittore, scultore ed architetto» ha scritto Edmondo Solmi «nel dicembre 1499 Leonardo parte dalla grande pianura padana scienziato e pensatore, non secondo a nessuno nel suo tempo».

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Giovanni Giovannetti (Lucca, 1955). Giornalista, editore e fotografo, nel 1988 ha fondato l’agenzia fotografica Effigie, divenuta poi anche casa editrice. Tra i suoi libri: Belfast. Appunti sulla realtà nord-irlandese (1981), Diario polacco. Immagini su un anno di sindacato libero (1982), Ritorno a Danzica (con Agnieszka Sowa, 2004), Sprofondo nord (2011), Frocio e basta (con Carla Benedetti, 2012), Comprati e venduti (2013). È nella redazione della rivista “Il primo amore”.

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Storia avventurosa di Pavia

9 ottobre 2014

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Mino Milani
Storia avventurosa di Pavia
a cura di Giovanni Giovannetti e Luisa Voltán
Visioni

Pavia svetta verso le nubi con una fitta trama di torri, e dispone verso ogni direzione di una vista senza impedimenti e libera, tanto che non so se alcuna città, tra quelle poste in pianura, ne abbia una di più aperta e piacevole. Quasi senza che tu debba piegare il viso, ti stanno sotto gli occhi di qui le innevate giogaie delle Alpi, di là i frondosi colli dell’Appennino. Lo stesso Ticino, scendendo con liete tortuosità e affrettandosi a mescolarsi con il Po, scorre davanti alla città scivolando lungo la parte più bassa delle mura, e col suo rapido movimento rallegra gli abitanti. Le due sponde sono unite da un ponte di pietra di mirabile fattura: il fiume è, come dice la fama e prova il fatto, di tutti il più limpido e
scorre con mirabile velocità, benché qui giunga quasi già stanco per il suo fluire affrettato, dopo aver perso qualcosa del suo nitore nativo, perché procede più lento per la vicinanza dell’acqua del più celebre Po… (Francesco Petrarca)

Si può fare grande storia anche a partire da un luogo. Con peculiare estro narrativo Mino Milani lo riafferma con questa sua monumentale Storia avventurosa di Pavia. Nel solco della cinquecentesca Historia Ticinensis di Bernardo Sacco, o della coeva Historia dell’antichità, nobiltà et delle cose notabili della città di Pavia di Stefano Breventano, Milani aggiorna quel millenario orizzonte italiano ed europeo di cui la città fu a lungo protagonista: capitale di regno e perciò politicamente autorevole, operosa nei commerci, sede di conio romano e imperiale, Pavia fu «fiera e irriducibile» e quindi libera; e i Pavesi determinati a lottare pur di essere liberi. Perduta l’indipendenza, non mancheranno secoli bui, ma nell’Ottocento ritroveremo numerosi Pavesi fra i volontari di Garibaldi nell’irripetibile stagione delle guerre risorgimentali. Storia avventurosa dunque, qui illustrata da oltre cento puntuali immagini su luoghi e fatti d’arme (in buona parte opera del grande Lodovico Pogliaghi); impreziosita dai visionari disegni trecenteschi di Opicino de’ Canistris, unici nel loro genere; dagli schizzi “pavesi” di Leonardo da Vinci; da rare vedute in silografia; da episodi della storia cittadina romanticamente o realisticamente affrontati da alcuni tra più autorevoli pittori dell’Ottocento

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Guglielmo Milani detto Mino, nasce a Pavia il 3 febbraio del 1928. Giornalista, scrittore, fumettista e storico, si laurea in lettere moderne nel 1950, con una tesi sul brigantaggio nelle Calabrie. Assunto dalla Biblioteca Civica di Pavia, ne diviene direttore e vi lavora fino al 1964. La sua attività di giornalista e scrittore inizia nel 1953 con saltuarie collaborazioni al “Corriere dei Piccoli”, di cui poco dopo diventa uno dei più importanti ed apprezzati redattori, fino al 1977. Fra le sue opere, fondamentali le avventure di Tommy River e di Martin Cooper; e le collaborazioni con i più importanti disegnatori italiani, tra i quali Hugo Pratt, Milo Manara e Grazia Nidasio. Nel 1978 assume la direzione del quotidiano “La Provincia Pavese”, incarico che in seguito lascia per dedicarsi alla scrittura: romanzi, saggi e biografie. I suoi Fantasma d’amore (Rizzoli, 1997) e Selina (Mondadori, 1980) vengono trasposti in film da Dino Risi e da Carlo Lizzani. Rivestono particolare importanza i suoi testi storici, come la monumentale Biografia critica di Giuseppe Garibaldi (Mursia, 1982).

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Giovanni Giovannetti

15 ottobre 2013

· Un archivio italiano
· Bananopoli Una dimentica memoria civica
· Comprati e venduti
· Frocio e basta Pasolini, Cefis e i capitoli mancanti di Petrolio (con Carla Benedetti)
· Fuochi sulla città
· Indagine su Leonardo Pavia, Vigevano, il Ticino e l’Università
· di prossima pubblicazione Malastoria
L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini

· I mestieri di Po (con Osvaldo Galli)
· Plagi
· Ritorno a Danzica (con Agnieszka Sowa)
· Sprofondo nord
· Il tamburo di lotta Polonia, la parabola di Solidarność
· Voci dall’agorà (con Maurizio De Rosa)
· Zingari di merda (con Antonio Moresco)

Giovanni Giovannetti (Lucca, 1955). Giornalista, editore e fotografo, nel 1988 ha fondato l’agenzia fotografica Effigie, divenuta poi anche casa editrice. Tra i suoi libri: Belfast. Appunti sulla realtà nord-irlandese (1981), Diario polacco. Immagini su un anno di sindacato libero (1982), Ritorno a Danzica (con Agnieszka Sowa, 2004), Sprofondo nord (2011), Comprati e venduti (2013). È nella redazione della rivista “Il primo amore”.

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Volta la carta la ze finia

14 ottobre 2013

luigi meneghello

Aa. Vv.
Volta la carta la ze finia
Luigi Meneghello. Biografia per immagini
a cura di Giuliana Adamo e Pietro De Marchi
Visioni

I libri, le carte e le immagini di uno degli autori più significativi del Novecento.
Il racconto della vita di uno scrittore che, con caparbietà e ironia, ha fatto coincidere il suo «lungo apprendistato» con una rigorosa ricerca della compiutezza fra sentimento, ragione ed espressione.
«Vorrei poter fare così anch’io, se ne avrò il tempo, scrivere qualcosa di veramente conclusivo, magari solo una paginetta, o un paio, ma da scrittore finalmente maturo.
E che voi, come già a mio padre i suoi esaminatori, mi diceste: “Ok, basta così”».

Testi e immagini di Giuliana Adamo, Giuseppe Barbieri, Francesca Caputo, Donovan Ciscato, Pietro De Marchi, Giovanni Giovannetti, Anna Laura Lepschy, Giulio Lepschy, Franco Marenco, Adriano Marchesini, Lisa Marchesini, Luigi Meneghello, Andrea Pagliarani, Ernestina Pellegrini, Cesare Segre, Pietro Stella e Valter Voltolini.

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Un uomo contro

14 ottobre 2013

romano bilenchi

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Un uomo contro
Romano Bilenchi. Biografia per immagini
a cura di Benedetta Centovalli
Visioni

Romano Bilenchi, maestro appartato delle nostre lettere, «fascista bolscevico e comunista liberale» come lo ha definito Corrado Stajano, è uno dei testimoni più significativi del secolo scorso. Il suo romanzo continuo che va da Anna e Bruno fino al Gelo passando per Conservatorio di Santa Teresa è uno dei capolavori della nostra letteratura.
Questo volume contiene una ricca e esauriente fotobiografia, una sezione di inediti e un’intervista con l’autore, un’antologia della critica (da Aldo Palazzeschi a Maria Corti, da Geno Pampaloni a Luigi Baldacci, da Carlo Bo a Mario Luzi), una nuova serie di contributi dove oltre a critici e studiosi (da Ferroni a Cadioli) prendono la parola scrittori a tu per tu con i suoi libri (Carraro, Pariani, Piersanti, Tuena…).

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I mestieri di Po

13 ottobre 2013

effigie Giovannetti mestieri

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I mestieri di Po
Navaroli, renaioli, contadini, lavandaie
a cura di Osvaldo Galli e Giovanni Giovannetti
Visioni

Cent’anni di storia e di fatica lungo le rive lombarde di Po e affluenti: i vecchi lavori della terra e del fiume e la loro evoluzione attuale. Sono scomparsi i mestieri marginali della tradizione, quelli dei navaroli, delle lavandaie, dei renaioli e ghiaiaroli; in cascina, gli addetti al bestiame, ai cavalli, alle rogge. Nuovi protagonisti si impongono in agricoltura e l’ambiente fluviale dà sempre meno reddito alle genti rivierasche. Rimane la straordinaria imponenza del paesaggio e una cornice naturale di rara bellezza.





Fotografie di Aldo Beretta, Luisito Bianchi, Giuliano Carraro, Guglielmo Chiolini, Ernesto Fazioli, Luigi Ghisleri, Giovanni Giovannetti, Giuseppe Morandi, Federico Patellani, Francesco Pinzi, Enzo Quiresi, Paul Scheuermeier, Sandro Talamazzini

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Copy in Italy

13 ottobre 2013

Un lavoro di ricerca unico in Italia

italiani mondo

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Copy in Italy
Autori italiani nel mondo dal 1945 a oggi
a cura di Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori
Visioni

Questa è la storia illustrata di un successo: quello dei libri italiani all’estero. Attraverso le immagini di circa 2000 copertine, si ripercorrono le vicende della fortuna degli autori italiani fuori dai confini nazionali – una fortuna a volte caratterizzata da immediati riconoscimenti in termini di fama e copie vendute (come nei casi di Eco, Guareschi, Camilleri e Saviano), e che fa leva su alcune indiscutibili eccellenze che storicamente fanno del made in Italy – meglio: del copy in Italy – un marchio di sicura presa sui lettori e sui mercati di tutto il mondo; sono storicamente italiani i migliori libri per l’infanzia: dalla prosa d’autore (da Rodari a Munari a Pitzorno e Piumini) fino ai grandi marchi globali (Stilton, le Winx, passando per la Disney, la cui produzione periodica e libraria è per lungo tempo affidata a Mondadori), il nostro paese è – e rimane – uno dei punti di riferimento mondiali; così come accade nell’ambito delle pubblicazioni d’arte, architettura e design, in cui tuttora il marchio italiano è sinonimo di qualità e avanguardia, e nel cinema, che prendendo spunto dalla letteratura ha regalato al mondo, nel corso dei decenni, una serie impressionante di capolavori premiata da una parte all’altra dell’Oceano.

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Un archivio italiano

13 ottobre 2013

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Aa. Vv.
Un archivio italiano
Scrittori di lingua italiana nelle fotografie di Giovanni Giovannetti
Introduzione di Maria Antonietta Terzoli
Visioni

Con criterio simpatetico prima ancora che estetico, le fotografie di scrittori, artisti, poeti, letterati, attori o scienziati qui pubblicate raccontano un possibile itinerario all’interno dell’Archivio di Giovanni Giovannetti. Sequenza di interferenze accidentali che illuminano scorci di tempo e di vita, galleria di ritratti che si parlano sulla pagina, questo libro è anche testimonianza di un percorso professionale impostato e cresciuto sul crinale tra arte e commercio, tra creatività e funzione documentaria.

Nel video scorrono i ritratti di Edoardo Sanguineti, Giovanni Testori,
Silvia Ballestra e Joyce Lussu, Norberto Bobbio, Alberto Moravia,
Mario Rigoni Stern, Álvaro Mutis e Fabrizio De André, Giuseppe Conte,
David Maria Turoldo, Rita Levi Montalcini, Maurizio Braucci,
Piero Bigongiari con Mario Luzi e Alessandro Parronchi, Maria Attanasio,
Andrea Zanzotto, Vittorio Gassman, Vittorio Tondelli, Mino Milani,
Roberto Benigni e Vincenzo Cerami, Allen Ginsberg e Fernanda Pivano,
Aldo Busi, Mauro Covacich, Vincenzo Consolo, Guido Ceronetti, Dario Fo,
Luigi Meneghello, Tonino Guerra, Roberto Saviano, Enzo Siciliano,
Giovanna Bandini, Antonio Moresco, Angela Staude e Tiziano Terzani,
Umberto Bellintani, Franco Scataglini, Laura Pariani, Gian Carlo Oli,
Maria Antonietta Terzoli, Carlo Fruttero e Franco Lucentini, Enzo Biagi,
Francesco Biamonti, Nuto Revelli, Indro Montanelli.
Nella foto di gruppo: Franco Buffoni, Maurizio Cucchi, Luciano Erba,
Giovanni Giudici, Giovanni Raboni, Giorgio Orelli,
Fabio Pusterla, Vivian Lamarque]

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Ai margini del vuoto

13 ottobre 2013

In cosa consiste dunque il valore di un uomo
in questo mondo in cui tutto è provvisorio?

Aa. Vv.
Ai margini del vuoto
Ludwig Hohl e l’evocazione delle cose
A cura di Peter Erismann e Anna Ruchat
Visioni

Un omaggio necessario. Insieme a Frisch, Dürrenmatt e Walser, Ludwig Hohl è tra i più grandi scrittori svizzeri del Novecento. Nasce a Netstal (Canton Glarona) nel 1904, figlio di un pastore protestante e nipote di un industriale della carta; lascia molto presto la famiglia per trasferirsi senza un soldo in Francia – dove vive per diversi anni – e più tardi in Olanda, per tornare a Ginevra e trascorrervi in miseria gran parte dell’esistenza. Hohl è al tempo stesso un marginale, un Kaspar Hauser e un primitivo del lavoro culturale, ma anche un imprescindibile punto di riferimento per la letteratura e la cultura svizzera. Autodidatta, stimatissimo da Frisch e Dürrenmatt, apprezzato da artisti in tutti i campi, tanto da meritare un film – ha trascorso gran parte della sua vita a riordinare le migliaia di appunti scritti nei momenti di massima foga produttiva. In Olanda prima (1933-36) e a Ginevra poi, ha vissuto in una cantina, appendendo il proprio lavoro ai fili per stendere la biancheria.
Hohl ha eletto il frammento a sistema, l’asperità a regola di uno scrivere che è terremotato nella sintassi, che si sottrae ad ogni ordine.
Ne rendono testimonianza l’antologia di testi che pubblichiamo e il percorso iconografico, con le fotografie e i disegni degli artisti che lo hanno incontrato. Infine le testimonianze degli scrittori che lo hanno conosciuto o letto e l’estratto della bella intervista – a tutt’oggi inedita anche in lingua tedesca – realizzata da Alexander J. Seiler, in preparazione al film che gli ha dedicato. Una messinscena tragica di un’esistenza, a tratti addirittura prigioniera di quel pensiero conteso tra l’etica protestante della mente e il surrealismo dell’anima.
Ai margini di un centro statico e inanimato, l’opera di Hohl è una glossa alla morte, un tradurre costante «da un qualcosa che si spegne in qualcosa che va avanti». È la rilevazione puntuale dei movimenti che avvengono alla periferia e che determinano le rivoluzioni del centro.
Sono i margini che irrompono: «Largo giace il nostro mezzogiorno intorno a noi, la città a mezzogiorno si espande pesantemente; sul margine più lontano del cielo, dettaglio quasi impronunciabile, se ne sta una nuvoletta che si può dire irreale; solo i “sognatori” riescono a scorgerla, ma è di lì che irrompe ciò che viene dopo quest’ora larga, è di lì che irrompe il temporale che sta per abbattersi sulla città. Arriva, si avvicina, annichilisce il centro».

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