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Zingari di merda

19 febbraio 2016

Antonio Moresco . Giovanni Giovannetti
Zingari di merda
gli economici

In un reportage di rara intensità e ferocia (premio per la letteratura
di viaggio l’Albatross) Antonio Moresco racconta un viaggio tra i
Rom di Slatina e Liş̧teava in Romania, tra persone costrette a vivere
in case di fango o dentro buche scavate nel terreno, ai confini
del mondo “civilizzato”, dentro quella fascia di miseria che
attraversa il ventre dell’Europa: «Tutto questo perché? Per quale
ragione? Per quale disegno? Per quale sogno?». Nel suo linguaggio
irruente e abnorme, come abnorme è la realtà che descrive,
l’autore trascina i suoi lettori in una delle contraddizioni più acute
di questo secolo. Il racconto procede in un dialogo ininterrotto con
i compagni di viaggio, l’occhio fisso sui marciapiedi della civiltà,
dove gli zingari, uomini e donne che non stanno mai fermi, sono
la nostra parte più miserabile, più individualista e fatalista: «Questo
misto di libertà e opportunismo, di fierezza e di infingardaggine,
di irriducibilità e di parassitismo, di anarchismo e fascismo»
sono noi eppure sono anche assolutamente altro. C’è̀ qualcosa
nella loro presenza di inspiegabile e sfuggente, di infinitamente
arcaico eppure duttile. È lì che ci porta Moresco, sulla soglia del
silenzio. Lì dove arrivano anche le fotografie di Giovanni Giovannetti
che chiudono il libro.

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Antonio Moresco nel catalogo effigie

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Giovanni Giovannetti nel catalogo effigie

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Zingari di merda

14 ottobre 2013

Un viaggio ai confini del mondo “civilizzato”, dentro quella fascia di miseria che attraversa il ventre dell’Europa.
Un reportage di rara intensità e ferocia.

effigie moresco giovannetti zingari

Antonio Moresco . Giovanni Giovannetti
Zingari di merda
le Stellefilanti taccuino di viaggio

Nel suo linguaggio irruente e abnorme, come abnorme è la realtà che descrive, Antonio Moresco trascina i suoi lettori fin dentro una delle contraddizioni più acute di questo secolo. Il racconto procede in un dialogo ininterrotto con i compagni di viaggio, l’occhio fisso sui marciapiedi della civiltà, dove gli zingari, uomini e donne che non stanno mai fermi, sono la nostra parte più miserabile, irriducibile, più individualista e fatalista: sono noi eppure sono anche assolutamente altro. C’è qualcosa nella loro presenza di inspiegabile e sfuggente, di infinitamente arcaico eppure duttile. È lì che ci porta il viaggio di Moresco, sulla soglia del silenzio. Lì dove arrivano anche le fotografie di Giovanni Giovannetti che chiudono il libro.

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