Ballate degli anni

Sarei scortese verso lo scrivano
che cuce in versi la mia lunga trina
se non dicessi: “questo Gatto nano
che vedete così con la vestina”

alfonso gatto

Alfonso Gatto
Ballate degli anni
a cura di Annalisa Gimmi
le Ginestre

In fila tutti, gli anni dietro gli anni,
l’ultimo è il primo, il primo è il più bambino.
A parlarvi di me, bando agli inganni,
lascio la Storia e sono a voi vicino.

Io sono il Millenovecentoeuno,
senza senno di poi, appena nato.
Se dite di sapere, c’è nessuno
che m’abbia a dire perché son passato?

Aveva chiuso il Papa il Giubileo,
Parigi usciva dalla grande fiera,
il secolo moriva col trofeo
della sua pace, in guerra coi Boeri.

È strano, e bellissimo, pensare di poter leggere oggi testi sconosciuti di un autore scomparso da molto tempo. Soprattutto se si tratta di un grande del Novecento. Eppure queste Ballate, scritte da Alfonso Gatto all’inizio degli anni Sessanta, sono inedite. E si tratta di versi di accurata rifinitura, parole limate con rigore e leggerezza. Perché è indubbio che è sempre la poesia il vero motore di ogni scritto dell’autore salernitano. Quindi non resta che godere di questi testi davvero lievi e straordinari, ringraziando la buona stella che ne ha evitato la perdita definitiva.

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