Archive for the ‘effigie edizioni’ Category

Mariuccia

13 novembre 2020

novembre 2020

Mino Milani
Mariuccia
e
Una questione di rose
le Stellefilanti

Sì, ma in più c’è che il mio Silvestri mi vuole ammazzare, e adesso che lo sa, signor commissario, se lui mi ammazza lei sa chi è stato e siamo a posto.

Nella Pavia di metà Ottocento si dipanano le storie di due donne, Mariuccia e Pellegrina, che non potrebbero essere più diverse tra loro: l’una quasi analfabeta, l’altra studentessa universitaria. Ma, entrambe giovani e piacenti, rivendicano orgogliosamente la loro femminilità e il diritto di decidere da sole il proprio destino. Una è vittima di omicidio, l’altra ne è causa (quasi) inconsapevole. Sui delitti indaga l’Imperial regio commissario di polizia Melchiorre Ferrari. Sullo sfondo è una città tanto amata dal commissario – e da Mino Milani – che ne conosce i segreti: le piazze luminose e le cripte oscure, i rossi muri di mattoni ricoperti di salnitro e stillanti umidità, le brume autunnali che vengono dal fiume, i bastioni ricoperti di antica vegetazione. E ne conosce la gente, dal luminare di fama internazionale al piccolo contrabbandiere, al più umile mendicante, tutti affaccendati a perseguire una scheggia di felicità.

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Verses versus capital

13 novembre 2020

novembre 2020

Giancarlo Micheli
Verses versus capital
le Ginestre

Sono congiunto
Sono congiunto
Sono congiunto al terzo pianeta
Del sistema solare
Da vincoli d’amore
Tanto cosmici e profondi
Che nessun governo
Servo della finanza globale
Potrà mai contenere
Nel suo linguaggio della miseria

In copertina: olio su tela, 1960 circa di Paolo Bellocchio (Dante)

Con l’autentica vocazione di scrittore fine e sensibile, sempre rivolta alla ricognizione dei profili di base, nascosti dentro l’apparenza delle cose, Giancarlo Micheli, cesellatore di immagini e di personaggi, diventa costruttore di lievitate memorie di vicende, non facili a scoprirsi a occhio nudo, come il profumo dei fiori sperduti nei monti. (Federico Gabrieli)

Giancarlo Micheli (Viareggio, 1967) è autore di cinque romanzi: Elegia provinciale (Baroni, 2007; Fratini, 2013), Indie occidentali (Campanotto, 2008; premio internazionale “Nuove Lettere”), La grazia sufficiente (Campanotto, 2010), Il fine del mondo (Ladolfi, 2016), Romanzo per la mano sinistra (Manni, 2017). Sono state pubblicate, inoltre, le sue raccolte di versi Canto senza preghiera (Baroni, 2004), Nell’ombra della terra (Gabrieli, 2008) e La quarta glaciazione (Campanotto, 2012). Suoi versi figurano nelle antologie L’ora d’aria dei cani (Baroni, 2003), Altramarea – poesia come cosa viva (Campanotto, 2006), Atti di Altramarea e Argonauti nel Golfo degli Dei (Arcipelago, 2010), L’evoluzione delle forme poetiche (Kairós, 2013), Keffiyeh Intelligenze per la pace (CFR, 2014), Affari poetici (Effigie, 2018) ed altre; nonché sulle riviste letterarie “Poesia”, “Pagine”, “NLE”, “The Waters of Hermes”, “Isla negra”, “Il Convivio”, “Levure littéraire”, “Poetas Siglo XXI”, “Traduzionetradizione”.

In rete: novarubedo mutazioni nelle lettere e nei sensi

Giancarlo Micheli in diretta con Tomaso Kemeny, Gabriella Valera, Carmen De Stasio e Pino Sassano. Musica di Dario Ble.

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io smile

13 novembre 2020

ottobre 2020

Luigi Trucillo
io smile
Disegni di Lino Fiorito
le Stellefilanti

Crack. Finito. Con un fischio l’occhio rosso della telecamera si spegne e il micro congegno che assorbe le performances dal vivo fluttua via. Il mio sorriso si affloscia, mentre Witold, il personal-pappagallo meccanico mi svolazza su una spalla.

Che cosa si prova quando una catastrofe antropologica ti tramuta in un mostro di successo in lotta contro il tempo? Ce lo racconta Smile, il protagonista di questo romanzo distopico sulla società dello spettacolo, sospeso a metà tra la ferocia e l’apologo. La sua vicenda di “Aicona”, una degli idoli mediatici che popolano il sanguinario regime di Trumpet dove “Per contare qualcosa bisogna essere un numero”, è quella di un progressivo ritorno alla coscienza da parte di un ex-attore cyberizzato. Partendo dall’indebolimento della propria maschera virtuale egli ristabilisce a dispetto delle leggi di casta un contatto con il corpo e la memoria perduti. Fino a doversi rifugiare con l’aiuto di Barbie, una ex-prostituta dalle mille incarnazioni, nel ghetto degli Invisibili, dove ancora regna la mediocrità della morte… Invitando il lettore a una riflessione sul destino delle immagini e della memoria in un futuro manipolato dal consumismo e dalla tecnologia, le parole di Luigi Trucillo e i disegni di Lino Fiorito ci immergono in un universo visionario e grottesco collegato all’immaginario pop. E affacciandosi sui nuovi scenari della violenza bio-politica, ci mostrano i possibili pericoli di una commistione tra realtà e fiction che rinneghi l’umano.

Luigi Trucillo è nato a Napoli. Ha pubblicato sette libri di poesia: Navicelle, Cronopio, 1995 (con la prefazione di Giorgio Agamben); Carta Mediterranea, Donzelli, 1997; Polveri, Cronopio, 1998; Le Amorose, Quodlibet, 2004; Lezioni di tenebra, Cronopio, 2007 (Premio Lorenzo Montano 2008) ; Darwin, Quodlibet, 2009 (Premio Napoli 2009); Altre amorose, Quodlibet, 2017. Nel 2013 ha pubblicato per Mondadori il romanzo Quello che ti dice il fuoco, che è stato tradotto in tedesco. Ha inoltre partecipato con Lino Fiorito all’adattamento de Il Flauto Magico per L’Orchestra di Piazza Vittorio. Ha scritto per le riviste letterarie “Paragone” e “Nuovi Argomenti”, e ha collaborato con la pagina culturale del “Manifesto”.

Lino Fiorito pittore e scenografo, tra i fondatori del gruppo teatrale “Falso Movimento”, nel corso della sua attività ha collaborato a teatro con i registi Mario Martone, Toni Servillo, Andrea Renzi, Francesco Saponaro, e più recentemente con la compagnia Scimone-Sframeli. Nel cinema ha firmato la scenografia per i film di Tonino De Bernardi, Antonio Capuano, Paolo Sorrentino, Stefano Incerti, Ivan Cotroneo. Numerose le mostre di suoi lavori in Italia e all’estero. Con Luigi Trucillo ha realizzato Polveri (Cronopio, 1998) e Stelle (Al blu di Prussia, 2015)

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Fortebraccio

13 novembre 2020

ottobre 2020

Mino Milani e Aldo Di Gennaro
Fortebraccio
Visioni

In copertina: Fortebraccio Corsini e la contessa Agnese in una vignetta di Aldo Di Gennaro

Fortebraccio Corsini è un giovane e nobile avventuriero italiano, appassionato studioso d’alchimia. Viene a sapere che è in vendita la ricchissima biblioteca del conte Laszlo Ferencz, famoso scienziato e ricercatore ungherese passato a miglior vita, e non esita a comprarla. Accompagnato dal segretario Sebastiano e da due servitori, Fortebraccio raggiunge allora l’Ungheria discendendo il Danubio a bordo di una grossa zattera costruita per l’occasione. La contessa Agnese di Ferencz – l’ereditiera che, pur d’avere la biblioteca, egli ha sposato per procura – non è affatto una signora avanti negli anni come lui stesso presumeva, ma una giovane donna bellissima, orgogliosa e colta. Di lei Fortebraccio s’innamora, venendo nel frattempo coinvolto nella guerra ai Turchi che da anni occupano l’Ungheria, scontando infinite peripezie, in una storia fitta d’intrighi e colpi di scena.

Mino Milani e Aldo Di Gennaro riescono a sposare in Fortebraccio il gusto per l’ambientazione storica con il fascino dell’avventura, dimostrando quali felici spunti narrativi e grafici possano offrire ai fumetti i costumi, gli scenari e le situazioni del passato. A queste componenti si aggiunge poi l’aspetto “magico” o para-normale di alcune vicende, che testimonia l’abilità di Milani nel contaminare il romanzo storico con il tema del mistero, secondo una tradizione che risale al Giuseppe Balsamo Conte di Cagliostro di Alexandre Dumas. (Andrea Sani)

Mino Milani (Pavia, 1928) è scrittore di storia e di storie d’amore e d’avventura. Presso Effigie ha pubblicato il libro di memorie Il mio cielo d’oro (2004); i romanzi gotici La cagna del ponte (2005), La casa di via Robolini (2005) e Via Pietro Azzario 20 (2009); Margherita Cantarana (2017), il thriller Cuccare chi (2010) nonché le inchieste del commissario Ferrari: Il vampiro (2006), La ricamatrice (2006), Un’altra sconfitta Ferrari (2007), Dopo trent’anni (2008), La donna che non c’era (2011), Come fu (2012), L’annegata di Borgobasso (2013), Storia ingrata (2015), Il castello (2016), La pentola (2019), Mariuccia (2020). Milani è anche autore di Risorgimento pavese (2011), Storia di Tundra. Vita avventurosa di Tiziano Marchesi (2012), Storia avventurosa di Pavia (2014), Due soldati (2016) e il fumetto Nemici fratelli (2019, disegni di Mario Uggeri). Su Milani, da Effigie è uscito Come è bella l’avventura (2018), un’ampia biografia per immagini.

Aldo Di Gennaro (Milano, 1938) è uno dei maggiori illustratori italiani. Inizia giovanissimo, nel 1956, lavorando per la cartellonistica e con lo studio Dami. Dal 1962 è al “Corriere dei Piccoli”, con racconti illustrati e fumetti: Il Treno del Sole, Il piccolo cow-boy, Piccole donne, Fortebraccio, Efrem e molti altri racconti di Mino Milani. Alla nascita del “Corriere dei Ragazzi” disegnerà soprattutto storie autoconclusive e, dal 1974, la serie Il Maestro. Negli anni successivi si dedica all’illustrazione per le testate Rizzoli: “Domenica del Corriere”, “Corriere della Sera”, “Salve”, “Amica”, “Corriere della salute”, “Qui Touring” e “Capital”. Sono sue molte copertine di narrativa per Rizzoli Libri e per il Club Degli Editori. Negli anni più recenti è tornato al mondo del fumetto nella Sergio Bonelli Editore, per Dylan Dog e, ora, per Tex, ma soprattutto illustrando gli Almanacchi e tutte le copertine della collana Le Storie. Gli sono state dedicate numerose mostre e libri monografici e ha ricevuto i più prestigiosi premi nel campo del disegno e dell’illustrazione.

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Siamo tutti Terrestri

13 novembre 2020

ottobre 2020

Aa. V.v.
Siamo tutti Terrestri
Il primo amore giornale di sconfinamento n. 10

Riconoscerci come terrestri vuol dire ripensare radicalmente la grammatica della nostra comprensione del mondo, correggere i limiti di visione che ci hanno condotto a questa emergenza, riaprire l’orizzonte chiuso della nostra avventura di specie, prefigurare possibilità ancora impensate
per lo sviluppo della civiltà umana, su nuove basi.

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Carla Benedetti Quello che siamo prima di ogni altra cosa
Carla Benedetti e Bruno Latour in dialogo Siamo terrestri
Stefano Caserini I terrestri e l’impensabile del riscaldamento globale
Maria Pace Ottieri Dopo l’eruzione
Davide e Luca Faranda Eventi climatici estremi
Amitav Ghosh e Antonio Moresco in dialogo La cecità e il grido
Flaminia Cruciani La Terra custode della memoria
Giovanni Gugg Irresponsabili o prometeici?
Antenati
Davide Luglio “Multitudinem esse in humano genere”
Jonny Costantino Il sublime vulcanico
Giordano Bruno Proemiale epistola di De infinito universo e mondi
Giacomo Leopardi La ginestra, il nostro canto di specie
Camilla Maria Cederna Giuseppe Antonio Borgese
Antonio Cederna Questa è l’Italia
Patrizia Posillipo La terra sotto i piedi
Antonio Moresco e Gaetano Panariello Siamo Terrestri
Emergenza di specie
Antonella Moscati Paura di specie
Tiziano Scarpa Poesie pandemiche
Silvio Bernelli Io sono Mondo
Antonio Moresco L’altro, noi stessi
Ade Zeno Un funerale ogni dieci minuti
Gaudino, Gerace, Senaldi Il virus, la scuola e l’Università
Orbite
Tobia Wilson Iacconi Gabbriellini La carogna
Vito Teti Cavallerizzo, San Giorgio, il drago e la talpa
La fascia di Kuiper
Alessandra Pugnetti, Moltitudini
Paolo Ferloni, Aria, inquinanti, virus
Silvio Bernelli, Il caso Spillover
Giulia Mazzone e Giuseppe Spina, Dal quaderno di un film in lavorazione
Serena Gaudino, La repubblica dei terrestri

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Pavia, 1655

6 ottobre 2020

settembre 2020

Luigi Casali . Mino Milani
Pavia, 1655
cinquantadue giorni d’assedio
il Regisole

Luglio 1655: sotto le mura di Pavia si presentano l’esercito francese e quello di Francesco I d’Este duca di Modena, al comando d’un vecchio guerriero, il quasi sessantenne principe Tommaso di Savoia Carignano che sogna di conquistare la città per poi volgersi a Milano. Pavia, 19.000 abitanti, non conosce la guerra da oltre un secolo: ricorda però gli orrori dei saccheggi e della violenza in altri tempi provocati dai francesi, e per questo motivo nobili, borghesi, popolani e persino preti e frati e donne combattono solidali al fianco della guarnigione cittadina. Dopo cinquantadue ininterrotti giorni di lotta, la vittoria incoronerà una tale prova corale. Avvalendosi di documenti e cronache del tempo, Luigi Casali e Mino Milani ripercorrono gli aspetti militari, civili, religiosi e di costume di quell’assedio.

In copertina: Batteria d’artiglieria d’assedio protetta da gabbioni
[disegno tratto dal Recueil du Règlement géneral de l’ordre et conduite de l’Artillerie]

Luigi Casali (Pavia, 1946) è studioso di storia militare. Tra i suoi libri: Federico II di Prussia (Mursia, 1990) e Pavia assediata (Effigie, 2015)

Mino Milani (Pavia, 1928) è tra i più affermati scrittori italiani di storia e di storie d’amore e d’avventura. Presso Effigie ha pubblicato il libro di memorie Il mio cielo d’oro (2004); i romanzi gotici La cagna del ponte (2005), La casa di via Robolini (2005) e Via Pietro Azzario 20 (2009); il thriller Cuccare chi (2010) nonché le inchieste del commissario Ferrari: Il vampiro (2006), La ricamatrice (2006), Un’altra sconfitta Ferrari (2007), Dopo trent’anni (2008), La donna che non c’era (2011), Come fu che l’anello di san Siro finì a Boston (2012), L’annegata di Borgobasso(2013), Storia ingrata (2015), Il castello (2016), La pentola (2019) cui seguirà la pubblicazione dell’intera serie. Milani è anche autore di Due soldati (2016), Margherita Cantarana (2017), Risorgimento pavese (2011), Storia di Tundra. Vita avventurosa di Tiziano Marchesi (2012), Storia avventurosa di Pavia (2014) e del fumetto Nemici fratelli (2019, disegni di Mario Uggeri). Su Milani, da Effigie è uscito Come è bella l’avventura (2018), un’ampia biografia per immagini.

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Di cosa parliamo quando parliamo di arabi

7 settembre 2020

settembre 2020

Aa. Vv.
Di cosa parliamo quando parliamo di arabi
veli, fede e assassin’s creed
a cura di Angiola Codacci Pisanelli
il Regisole

Cosa sappiamo del mondo arabo?
Gli autori di questo libro cercano di fare chiarezza su alcuni punti che creano confusione in tutti i discorsi che riguardano la cultura islamica: non solo per quanto riguarda la lingua e la religione, ma anche per molti altri argomenti.
Si parla di abbigliamento, a partire dal famigerato “velo”, ma anche di una finanza che deve adeguarsi a rigidi precetti religiosi che in teoria sono condivisi dalle altre religioni monoteiste.
Per finire con l’immaginario di film d’azione e videogame, dove le influenze di un mondo islamico più fantastico che reale sono così frequenti da passare inosservate.

Angiola Codacci Pisanelli Caposervizio de “l’Espresso”. Studia arabo dal 2016. Nel 2018 ha pubblicato Kepparli arabo? Sfida a una lingua impossibile, per i tipi di Effigie.

Oscar Cosulich Giornalista freelance, scrive per
“Il Mattino”, per “Ciack” e per il bimestrale “8 e 1/2”. Dall’edizione 2003 fino all’ultima, nel 2018, è stato direttore artistico del Future Film Festival, al fianco di Giulietta Fara. Ha curato, o collaborato, a numerose mostre, rassegne, corsi e convegni dedicati a fumetti, pittura, musica, cinema e cinema d’animazione.

Brahim Maarad Giornalista professionista, dopo una lunga collaborazione con “L’Espresso” lavora per l’agenzia Agi. Di origini marocchine, in Italia da vent’anni, bilingue arabo-italiano, si occupa in particolare del mondo arabo e delle migrazioni.

Valeria Palumbo Giornalista e scrittrice, caporedattrice di “Oggi”, collabora con giornali, siti, radio, tv, scrive testi teatrali e conduce reading, corsi e incontri a festival storici e letterari. Ha pubblicato, tra gli altri, Svestite da uomo (Bur), Geni di mamma (Odradek), Piuttosto m’affogherei (enciclopediadelledonne.it), L’epopea delle lunatiche (Hoepli) e Non per me sola (Laterza).

Paola Pilati Giornalista, si occupa di economia e lavora per il Gruppo L’Espresso. Dirige il sito web Financial community Hub (FcHub.it).

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Tutte le poesie

7 settembre 2020

settembre 2020

Rodolfo Quadrelli
Tutte le poesie (1960-1984)
le Ginestre

Dietro alle voci degli anni di allora
trema l’orgoglio di una vita fiera;
io mi piego in silenzio d’ora in ora,
e quella sventola come una bandiera.

Sospese tra descrizione e visione, tra meditazione e dialogo, tra dettaglio quotidiano e apertura metafisica, le poesie di Quadrelli risentono del magistero di poeti quali Manzoni e Rebora, e sono riconducibili al realismo proprio della “linea lombarda”. Tale ascendenza letteraria è riscontrabile anche nella breve prosa La mia Milano (1979), che chiude il volume quale ideale suggello della parabola poetica dell’autore: un omaggio lucido e appassionato alla Milano degli orti di periferia e delle case di ringhiera, espressione di una Milano popolare sopravvissuta al miracolo economico che Quadrelli ritrae e trasfigura poeticamente come lo scenario di una felicità possibile.

In copertina: Albero grigio (Piet Mondrian, 1911)

Quadrelli è stato soprattutto una tremenda minaccia per il linguaggio su cui si fonda il potere. Anzi, è stato palesemente inviso al potere stesso, in un’affinità elettiva con un altro poeta ch’egli amava pur riconoscendone la tragica diversità, Pasolini. Inviso al potere culturale, ed anche al potere politico che con esso si confonde.(Quirino Principe)

Poeta, saggista, critico letterario, Rodolfo Quadrelli nacque a Milano nel 1939 dove visse insegnando italiano e latino fino alla morte, avvenuta nel 1984. Le sue poesie vanno da Apologhi e filastrocche (1972), i cui versi furono qualificati da Geno Pampaloni come «le rime petrose del nostro tempo», alla raccolta Ironia (1980). Complementari ad esse sono i volumi saggistici Il linguaggio della poesia (1969) e Filosofia delle parole e delle cose (1971). Tradusse Shelley (Poesie, Dall’Oglio 1963) e Pound (L’ABC del leggere, Garzanti 1974) e curò, tra l’altro, gli Scritti filosofici di Manzoni (Rizzoli 1976) e Poesie e racconti di Arrigo Boito (Mondadori 1981). Commentatore e opinionista per quotidiani e riviste, fu autore di due opere di grande impegno civile: Il Paese umiliato (1973) e Il senso del presente (1976), ripubblicate nel volume postumo La tradizione tradita (1995).

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Una solitudine senza solitudine

7 settembre 2020

settembre 2020

Massimo Rizzante
Una solitudine senza solitudine
poesie 1989-2019
le Ginestre

io sono fra coloro che pensano
che noi, in ogni verso, ci leggiamo.
Perciò la grandezza di un poeta è proporzionale
all’umile attenzione con cui si avvicina al caso fortuito,
a quel nessuno, intravisto di scorcio, che è nostro padre.
Per quanto originali, siamo specchi.
Può sembrare un miracolo, ma è l’esatto contrario.

Fedele a una modernità troppo spesso sbertucciata dai post-qualcosa, Massimo Rizzante dà forma a una poesia che racconta e fa entrare il tempo narrativo della prosa nel verso in modo originale proprio perché volutamente pieno degli echi dei Maestri. La sua poesia è un vademecum per resistere alle mitologie
del presente e ingaggia una terribile battaglia frontale contro l’oscena volontà di potenza sposata al capitalismo spettacolare che è la sola religione del nostro tempo. Ma è anche un taccuino sui cui foglietti sono segnati i luoghi dove abbeverarsi alla poca sapienza che ci resta. La voce profonda che qui parla con il tono inconfondibile di chi è in viaggio verso l’essenziale chiede che sia fatto spazio a una civiltà fuori dalla sopraffazione, una civiltà che chiede sogni per vivere e non incubi per morire. Raccogliendo in questo volume la sua opera poetica, Massimo
Rizzante ha scritto semplicemente uno dei più bei libri di questi anni di miseria dei sentimenti e della mente. (Giuseppe Montesano)

Massimo Rizzante (1963) è poeta, saggista e traduttore. Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del “Seminario sul romanzo europeo” diretto da Milan Kundera, a Parigi. Insegna all’Università di Trento. Ha pubblicato le raccolte di poesia Lettere d’amore e altre rovine (1999), Nessuno (2007) e Scuola di calore (2013). Tra le opere saggistiche ricordiamo Non siamo gli ultimi (2009), Un dialogo infinito (2015), Il geografo e il viaggiatore (2017) e L’albero del romanzo (2018). Per Adelphi ha tradotto Il sipario (2005), Un incontro (2009) e La festa dell’insignificanza (2013) di Milan Kundera e O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie (2008). Ha curato fra l’altro: M. Crnjanski, Lamento per Belgrado (2010), H. Broch, I sonnambuli (2010), Scuola del mondo. Nove saggi sul romanzo del XX secolo (2012), N. Kachtitsis, Punto vulnerabile (2012), O. Lamborghini, Il dottor Hartz e altre poesie (2012), J. Goytisolo, Esiliato di qua e di là (2014), T. G. Pavel, Le vite del romanzo (2015), R. Piglia, Critica e finzione (2018) e M. Torga, La vita inedita. Diario 1933-1993 (2020).

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Trilogia della scomparsa

7 settembre 2020

settembre 2020

Roberta Salardi
Trilogia della scomparsa
Il corpo della casa · Doppio diario · Nell’altra stanza
romanzi
le Stellefilanti

Vorrei essere contenuta in un altro corpo, come in un bicchiere. Stare lì, in due dita d’acqua: un fiore che può ancora sopravvivere, anche se reciso.

Martina si confronta con i personaggi immaginari che abitano la sua mente: una figlia di natura ibrida, umana animale e vegetale; una madre che borbotta nei tubi della casa, ritornello di traumi infantili. Per far fronte alla solitudine ospita un artista in difficoltà, mentre un medico le offre l’occasione di un timido recupero. Nel secondo romanzo, così come in alcune parti del primo, si acuisce un contrasto madre-figlia: Fabiola e l’adolescente Virginia commentano le reciproche mancanze e menzogne in un quaderno composto e strappato, scucito e ricucito più volte. Tuttavia anche questo diario è attraversato da un vento di follia che distrae da se stessi e a un certo punto solleva un turbine di congetture intorno all’inspiegabile allontanamento di Sergio, il marito di Fabiola. Nel terzo romanzo Virginia incontra Andrea, neolaureato in filosofia costretto da un incidente a un’immobilità temporanea accanto alla stanza della madre malata. Egli annota le conversazioni tenute online con un amico omonimo e con lei. Come in un diario traforato da pagine non scritte, in Trilogia della scomparsa l’autrice s’interroga sugli spazi bianchi della vita, sulle lacune, sui vuoti di senso, sull’autodistruttività che costeggia e fa da sfondo al flusso verbale.

Roberta Salardi (Savona, 1965) vive a Milano.
Ha collaborato con riviste, siti e blog di letteratura, critica e attualità, tra cui “Il primo amore”, “Costruzioni psicoanalitiche”, “Nazione Indiana”.
Diversi suoi racconti si trovano nelle raccolte Regressioni (Effigie, Milano 2010) e Mannequins (Zona, Arezzo 2013); uno nell’antologia collettiva Madre morte (Transeuropa, Massa 2011). Due suoi brevi romanzi sono Arance in insalata (Effedue, Piacenza 2003) e Ventriloquio della crisi (Effigie, 2017). Il suo punto di osservazione in rete è “Lettere a nessuno (al femminile)”.

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