Archive for the ‘effigie edizioni’ Category

L’uragano Cefis

7 aprile 2022

maggio 2022

La fascinosa e controversa storia di un pasoliniano “eroe diabolico” la cui vita è legata a filo doppio ai tanti, troppi intrallazzi e misteri che hanno attraversato e attraversano questo nostro Paese

Fabrizio De Masi
L’uragano Cefis
Saggi e documenti

Dato alle stampe nel 1975, L’uragano Cefis è un libro unico per davvero. Se ne conserva infatti una sola copia, quella che nel marzo 2010 il chiacchierato senatore-bibliofilo Marcello Dell’Utri espose tra i pezzi di pregio alla Mostra del libro antico di Milano. Da allora L’uragano ha preso a circolare in fotocopia a mo’ di samizdàt, e si spiega: il libro contiene informazioni esatte, dunque pericolose, sulla sfacciata intraprendenza a fini personali di Eugenio Cefis, presidente dell’Ente nazionale idrocarburi (Eni) e poi della Montedison. L’uragano si sofferma sul brulicante arcipelago di società private che, per tramite di prestanome, fanno tutte capo a Cefis: società immobiliari, petrolifere, metanifere, finanziarie, del legno, della plastica, della pubblicita,̀ televisive, ecc. affidate a uomini di fiducia del presidente di Eni e di Montedison; e che, con Eni e poi con Montedison, sono a volte indebitamente in affari, altre volte in concorrenza. Era epoca di bassa marea morale, per dirla con Calvino, in cui l’hanno vinta i peggiori. Ne emerge la foto di gruppo di una borghesia parassitaria, incline all’affarismo e socialmente noncurante: la borghesia più ignorante d’Europa, direbbe Pasolini. Di questa borghesia traffichina Eugenio Cefis parrebbe il paradigma, «la storia mediocre di un uomo mediocre…» scrive Fabrizio De Masi, ma dal suo libro traspare semmai la storia di un uomo che – tornando a Pasolini (e a Dostoevskij) – ha conosciuto «la grandezza sia dell’integrazione che del delitto»: la metamorfosi di un “eroe diabolico” metà guardia e metà ladro, la storia di una vita legata a filo doppio ai tanti, troppi intrallazzi e misteri che hanno attraversato e attraversano questo nostro Paese.
Non è tutto.
Nel suo ampio saggio conclusivo Giovanni Giovannetti rende conto di ciò che l’autore di L’uragano Cefis ha inteso tacere, raccordando l’inchiesta di De Masi alla biografia politica e morale dell’“onorato presidente”: Eugenio Cefis, quel giovane sottotenente fucilatore di partigiani e antifascisti poi diventato lui stesso partigiano e antifascista, nome di battaglia Alberto, uno tra i più preparati comandanti militari della Resistenza di area cattolico-monarchica. Dopo la Liberazione, eccolo prima all’Agip e poi all’Eni accanto a Enrico Mattei, il presidente dell’Ente petrolifero di Stato ucciso il 27 ottobre 1962 (una morte che vedrebbe Cefis coinvolto). A Mattei subentrerà proprio l’ex partigiano Alberto, chiamato a perseguire politiche industriali non sempre volte al pubblico interesse e a prefigurare mutamenti istituzionali in aperto contrasto con la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Fosse dipeso da lui oggi l’Italia sarebbe una Repubblica presidenziale, più autoritaria che autorevole, guidata dall’“uomo forte” o dal tecnocrate di turno.

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La croce versa

25 gennaio 2022

marzo 2022

Paolo Castronuovo
La croce versa
le Ginestre

questa pausa è un salasso che disarma
manca l’odore del precipizio tra le tue gambe
i versi della caduta non germogliano
come la tua pelle sbocciava un tempo
quando la mano che dava
pesava più di quella che riceveva

Con Labiali e L’Insonnia dei Corpi, Paolo Castronuovo aveva già dato prova di una grande maturità artistica.
Con questa sua ultima raccolta, l’autore si spinge oltre: La Croce Versa segna un nuovo momento creativo, è un percorso a ritroso, che scava a fondo il dolore e il male.
Castronuovo trasfigura la propria biografia e rende universale la sua esperienza. (Paolo Cosci)

In copertina: Il mattino sacrificato (olio su tavola rotonda, ©Francesco Delia)

effigie

Paolo Castronuovo è poeta, scrittore, editor. In poesia ha pubblicato: Labirinti (Stampalibri, 2009); Filo Spinato (Scorpione, 2010); Ambaradan (Libro d’artista, 2014); Labiali (Pietre Vive, 2016); L’Insonnia dei Corpi (Controluna, 2018); Dag Dap (Libro d’artista, 2020). In prosa i romanzi: Streghe Ignifughe (Lupo, 2014) e La Falla Oscura (Castelvecchi, 2018), e il racconto Deplorazione del Trullo (Babbomorto, 2021). Ha rinnegato e tolto dal commercio i primi libri acerbi. Per gli opuscoli artigianali di “Occhionudo” ha curato e pubblicato tra il 2019 e il 2021 l’antologia di poesie L’Ovulo Cercato e di racconti brevi I crudeli; Poesie Inedite di H.P. Lovecraft; la plaquette La Tara del Corpo; Ovulazione con il pittore Pierluca Cetera e Senza Punti in coedizione con Babbomorto Editore. Ha scritto la poesia più breve mai esistita poi pubblicata in tiratura limitata come libriccino d’artista. Presente in molte antologie, alcuni suoi testi sono stati tradotti in spagnolo, altri pubblicati in Polonia e Irlanda.

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La modulazione dell’urlo

13 gennaio 2022

febbraio 2022

Paolo Cosci
La modulazione dell’urlo
il Regisole

Leggere la poesia vuol dire cercare un dialogo e questo libro lo racconta come non capitava di vedere da tempo. Dal 2011 al 2020, Paolo Cosci ha raccolto qui le sue lettere ad amici e maestri. Siamo nel vivo della formazione dell’immaginario letterario dell’autore – generazione anni Ottanta – che porta sulla pagina un confronto critico senza orpelli: con i classici, come Leopardi o Pasolini, e i contemporanei, da Moresco a Ferrari, da Magrelli a Toma. Queste lettere testimoniano con autenticità una storia personale di comprensione della poesia, altrui e propria, e invitano a riflettere sulla funzione attuale della scuola e sulla trasmissione della conoscenza.(Maria Borio)

In copertina: olio su tela (Sasa Natalya)

Paolo Cosci(Livorno, 1984) insegna materie letterarie in una scuola superiore. Cura la rubrica Anatomie per “Le nature indivisibili, arte, linguaggio, potere”.
Con Effigie ha pubblicato Sorelle stelle.

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Luci da un mare notturno

13 gennaio 2022

febbraio 2022

Giovanni Piccioni
Luci da un mare notturno
le Ginestre

A nulla vale ormai la credenza negli astri,
a loro di predire il destino
più nessuno chiede.
E la luna bianca in fase calante
niente rivela della vita,
del suo trascorrere da enigma a enigma.

Il ‘mare notturno’ è l’emblema della fusione di cielo e terra, della compresenza orizzontale di mondi, però nell’oscuro coscienziale, nello spazio nero blanchotiano. Le ‘luci’ rappresentano invece i segni tangibili di un’illuminazione, di una chiarezza o una chiarità poetica capace di restituire lo sprazzo della comprensione. La sfera luminosa diviene così dispensatrice di un barlume à la Montale, un’occasione in cui l’io effuso dà conto dei moti segreti del proprio animo rapportati al luogo d’elezione. (Alberto Fraccacreta)

In copertina: Lo schiavo detto Atlante (Michelangelo, Galleria dell’Accademia, Firenze)

Giovanni Piccioni (Firenze, 1952) ha lavorato ai programmi culturali di RadioRai e ha collaborato all’inserto culturale Mobydick. Ha tradotto dall’inglese testi di varia natura fra i quali l’autobiografia di Peggy Guggenheim, Una vita per l’arte (Rizzoli 1982) e L’affare Kuklinski di Benjamin Weiser (liberal Edizioni 2006), una storia che cambiò le sorti della Guerra Fredda. Per un Colloquio internazionale di Letteratura italiana presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ha scritto nel 2015 un saggio sulla narrativa di Romano Bilenchi, La miseria vibrava i suoi colpi uno dopo l’altro, uno più violento dell’’altro. Ha collaborato con Silvia Zoppi Garampi al libro intervista a suo padre Leone Piccioni Attualità del mio Novecento (Dante & Descartes, 2015 ).
Ha pubblicato le sue prime poesie nel 2000, nella plaquette Per dire di un anno (I quaderni del Battello Ebbro), con una introduzione di Roberto Mussapi.
Nel 2005 questa plaquette è stata inserita nella raccolta A una più chiara luce (Pananti Firenze), con una postfazione ancora di Mussapi.
Nel 2011 esce la sua seconda raccolta Forma del mattino (Raffaelli Editore) con la prefazione sempre di Mussapi. Luci da un mare notturno è la sua terza raccolta.

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Lama triangolare

10 novembre 2021

dicembre 2021

Mino Milani
Lama triangolare
le Stellefilanti

«È una bella signorina, e anche disinvolta, signor commissario. Doveva vederla come camminava per la strada. Non ha paura di nessuno, quella».

Melchiorre Ferrari è alle prese con due spietati delitti. Tra la morte dell’usuraio Domenico Bianchi pugnalato in un vicolo a Pavia e quella del garibaldino Doriano De Marchi, avvenuta tre anni prima durante la battaglia di Morazzone, non v’è alcun apparente legame. Indagando sull’assassinio del Bianchi, Ferrari raccoglie attonito una serie d’indizi dai quali sembra emergere che ad uccideresia stata un’identica arma.
Scrittore d’azione per vocazione, Mino Milani ha privilegiato qui il susseguirsi degli scarni fatti di cronaca: quelli dei gelidi e cupi mesi di febbraio e marzo del 1851 nella suggestiva cornice di una Pavia silente e nebbiosa.

In copertina: Il naviglio pavese alla Conchetta,1890-1900 (Arturo Ferrari)

Mino Milani (Pavia, 1928) è scrittore di storia e di storie d’amore e d’avventura. Presso Effigie ha pubblicato il libro di memorie Il mio cielo d’oro (2004); i romanzi gotici La cagna del ponte e La casa di via Robolini (2005) e Via Pietro Azzario 20 (2009); Margherita Cantarana (2017), il thriller Cuccare chi (2010) nonché le inchieste del commissario Ferrari: Il vampiro e La ricamatrice (2006), Un’altra sconfitta Ferrari (2007), Dopo trent’anni (2008), La donna che non c’era (2011), Come fu (2012), L’annegata di Borgobasso (2013), Storia ingrata (2015), Il castello (2016), La pentola (2019), Mariuccia e Una questione di rose (2020). Milani è anche autore di Risorgimento pavese (2011), Storia di Tundra (2012), Storia avventurosa di Pavia (2014), Due soldati(2016), Pavia, 1655 (2020, con Luigi Casali) e i fumetti Nemici fratelli (2019, disegni di Mario Uggeri) e Fortebraccio (2020, disegni di Aldo Di Gennaro). Su Milani, da Effigie è uscito Come è bella l’avventura (2018), una biografia per immagini.

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Anatema

21 luglio 2021

AGOSTO 2021

Rosaria Lo Russo
Anatema
le Ginestre

Rallentano i ricordi


senza senso è la memoria

Anatema è un’offerta votiva e una maledizione, un’invettiva e un atto d’amore, un mormorio verticale mai fermo, nel sillabato che rallenta il ritmo e lo rimodula mediante parvenze acusmatiche, lampi vocali, flussi prosastici o vere e proprie glosse che entrano prepotentemente nel testo e ne disarticolano l’architettura che si dissipa nello sciame degli accadimenti, nello specchio rotto della propria immagine. In questa prospettiva instabile, Anatema assume posture multiple e metamorfiche e si fa poemetto a trazione innografica, invettiva, allocuzione, catabasi lirica e anabasi ironica, sanguinamento privato e spaesamento pubblico in un arco di tempo che ci vede ripercorrere gli ultimi decenni del Novecento all’interno di un forte chiasmo tra autobiografia e storia. Chi si fa testimone, viene a sua volta processato, o si autoprocessa, perché a margine degli eventi: cosa fragile, di sbieco, contraffatta, contraddetta, presente e assente al contrappello del tempo (Vito Bonito)

In copertina: fotografia (Enrico Donzellotti)

Rosaria Lo Russo (rosarialorusso-poesia-performance.it), poeta e performer.
Fra i suoi libri di poesia Comedia (Bompiani, 1998), Lo Dittatore Amore. Melologhi (Effigie, 2004), Crolli (Le Lettere, 2012), Poema 1990/2000 (Zona, 2013) e Nel nosocomio (Effigie, 2016).
Ha tradotto e curato alcuni volumi della poetessa statunitense Anne Sexton, fra cui Poesie d’amore (Le Lettere, 1996, seconda edizione riveduta e corretta 2019), Poesie su Dio (Le Lettere, 2003) e Il libro della follia, di prossima uscita per La nave di Teseo.
Figlia di solo padre (Seri Editore, 2020) raccoglie i suoi saggi su poesia e drammaturgia.

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Nel volto delle bestie

13 luglio 2021

luglio 2021

Paola Turroni
Nel volto delle bestie
le Ginestre

Avere fame, come dentro la balena
avere – morsi in bocca
cercare a muso basso i vermi nella terra
danzare con le scimmie intorno al fuoco
guardarsi da lontano
riconoscersi dal ghigno.

Non c’è volto d’animale in cui non ci rispecchiamo, non c’è ghigno che non sottenda l’incubo necessario del deforme, e il linguaggio poetico della Turroni ci narra di una foresta bestiale nel mezzo del quotidiano, in cui la poetessa si muove tra presenze animali come noi facciamo tra le macchine, denuncia una necessaria forma di ossigeno che ci rimetta in pari col nostro vero grado di esistenza, mai comodo così come appare, una bocca da cui si apre un grido perché le grammatiche delle comunicazioni non sono sufficienti. È così che nasce il linguaggio (Tiziana Cera Rosco)

In copertina: fotografia (Antonio Delluzio)

Paola Turroni, scrittrice e social worker, ha pubblicato numerosi volumi.
Libri di poesia: Animale (Fara, 2000), Il vincolo del volo (Raffelli, 2003), Il mondo è vedovo (Carta Bianca, 2011), che è stato invitato alla 54° esposizione di arte contemporanea di Venezia, con un’installazione video di Stefano Massari nel Padiglione della Repubblica di San Marino.
Libri di prosa: Due mani di colore (Medusa, 2003) con Sabrina Foschini, Ti dico la verità (Lindau, 2018), Altrove (Lindau, 2019), Un continuo essere alunni (Lindau, 2019).
È inserita nelle antologie Corale (Le Voci della Luna, 2007), 12 poetesse italiane (Nuova Editrice Magenta, 2008), PoesiaPresente Mappagiovane (Le Voci della Luna, 2010), Nelle mani di Salomé (Galleria Comunale e Biblioteca Malatestiana, Cesena 2010).
Ha collaborato come traduttrice a I surrealisti francesi (Stampa Alternativa, 2004).
Nel 2004 e nel 2008 è stata invitata al Festival Internazionale di Poesia di Malta.
Ha al suo attivo letture e performance in diverse città su tutto il territorio nazionale.
È tradotta in inglese, maltese e spagnolo.

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L’automa puro

12 luglio 2021

luglio 2021

Claudia Azzola
L’automa puro
il Regisole

Wallia è in fuga dopo la sconfitta del Goto Totila; una giovane “mummia” vivente promessa in sposa a un nobile; il vescovo sassone lacerato tra il cristianesimo e un rito pagano autoctono; un padre anaffettivo; lo storico e antropologo che conduce ricerche sulle streghe, per cui simpatizza; un licantropo in abiti moderni… Un filo lega le novelle, o forse “capitoli” de L’automa puro: lo stato di servitù sociale e psicologica dei personaggi, addirittura l’automa del titolo – in epoche storiche d’Europa – la cui esperienza è osservata in una o più scene, dove il prima e il dopo si offrono all’intuizione del lettore. Dall’alto medioevo al barocco, alla Francia di Luigi XIV, agli anni Cinquanta del Novecento, l’automa è la persona che si esaurisce in un’esistenza ripetitiva, impostata, o nel servilismo da sgherro di un capo. I racconti sono scritti in uno stile individuato, la lingua è causa materiale del testo, il “montaggio” è leggibile, per il divenire degli eroi e delle eroine, non per l’azione, ma per quello che si dice e si fa.

In copertina: L’automa (elaborazione fotografica di Renzo Disperati)

Claudia Azzola, milanese, è presente sin dagli anni Ottanta del Novecento in antologie poetiche nazionali. Tra i suoi libri di poesia, ricorderemo Viaggio sentimentale, 1995; Il colore della storia, 2002; Il poema incessante, 2007; La veglia d’arte, 2014; Il mondo vivibile, 2016, Tutte le forme di vita, 2020.
Le sue poesie sono tradotte in Francia e nel Regno Unito.
Nel 2013 presso La Vita Felice ha pubblicato la raccolta di novelle Parlare a Gwinda.

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Tutte le altre rose

21 Maggio 2021

giugno 2021

Davide Ferrari
Tutte le altre rose
le Ginestre

una parola buna da varcà
tüt i cunfìn d’la storia, una reliquia
sula, bütà ad surpresa me una rösa
c’la düra mila an in una prösa
.

una parola capace di varcare
tutti i confini della storia, una reliquia
sola, germogliata di sorpresa come una rosa
che duri mille anni in un’aiuola.

In queste poesie l’anima di Davide Ferrari affronta, non il racconto di una rosa, ma quella che nasce dentro di lui.
Cosa sboccia nel profondo del poeta quando il fiore gli dice qualcosa?
Si abbandona al segreto della rosa e ascolta come è espressivo il suo esporre la natura del suo essere. In quest’opera è il senso di umanità che colpisce, insieme all’attenzione, all’osservazione e all’ascolto del fiore.
Ogni poesia è come un sogno dove il poeta entra nel segreto dell’anima della rosa e al lettore non resta che abbandonarsi alla musica dei versi. Il dialetto aiuta la natura a farla sentire viva, aiuta la rosa a sbocciare (Franco Loi)

In copertina: fotografia (Lorenzo De Simone)

Davide Ferrari (Pavia, 1983) è attore, regista, autore.
Tra le sue pubblicazioni: il poemetto Eppure c’è una meta per quel fiato di universo (Subway Edizioni, 2014), vincitore per l’Italia del concorso internazionale Pop Science Poetry organizzato dal CERN di Ginevra; la silloge Dei pensieri la condensa (Manni, 2015), scritta in dialetto pavese con prefazione di Franco Loi e vincitrice del Premio Nazionale Giuseppe Tirinnanzi 2016.
Nel 2018 traduce insieme a Jurga Po Alessi il libro di poesie All’asinello sordo (Effigie) del poeta lituano Donaldas Kajokas.
Scrive con Corrado Del Bò, Massimo Bocchiola e Andrea De Benedetti Juventus FC 1897. Le storie (Hoepli, 2020).
Conduce laboratori di teatro e scrittura creativa per adulti e ragazzi, e con i detenuti della Casa Circondariale di Pavia, Monza e Voghera, dove dirige la compagnia “Maliminori”.
Ha partecipato a reading e tournée in Italia e all’estero.


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Cene al veleno

20 Maggio 2021

giugno 2021

Omar Viel
Cene al veleno
le Stellefilanti

Un artista e il suo biografo si incontrano per cenare in un ristorante di Londra. Non un semplice ristorante, un ristorante dove servono il fugu. Non una semplice cena, un rituale consolidato negli anni che sancisce il loro legame. Nell’ultima “cena al veleno”, si snodano i ricordi di due esistenze intrecciate ancora prima del loro effettivo incontro. Un viaggio nel tempo e nello spazio, dagli anni Sessanta ai giorni nostri. Dalle pianure del Nord Italia alla Londra soffocata dalla killer fog. Dalle calli veneziane fino al mare eterno delle isole greche. Un duello dialettico, un gioco di specchi in cui due uomini ridiscutono il primato tra forma e materia, tra arte e vita, consapevoli che per scavare nell’esistenza dell’altro occorre prima di tutto mettere a nudo se stessi. In un romanzo intenso, il motivo fantastico ammanta di poesia il motivo biografico.

In copertina: Rielaborazione digitale (Jeshua Crew)

Omar Viel Omar Viel ha studiato Conservazione dei Beni Culturali e si occupa di comunicazione in diversi ambiti, tra cui quello artistico. Ha pubblicato racconti nell’antologia Venise Collection Bouquins dell’editore francese Robert Laffont; su “Nazione Indiana” e “Nuova Prosa”, e il romanzo Fulgore della notte con Adiaphora edizioni.

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