San Colombano e attesa

Restaurano facciate
e cortili
ma agli esseri umani viene la muffa
per troppa follia
.

Mariella Mehr

Mariella Mehr
San Colombano e attesa
Traduzione di Anna Ruchat
con dieci disegni di Curzio Di Giovanni
le Stellefilanti poesia

Quanto dolore può sopportare un essere umano? C’è una dose per ciascuno? Una quantità per la vita? Oltre quale soglia la persona si spezza? E come mai qualcuno si spezza producendo grande letteratura? Mariella Mehr, nata nel 1947, ha subìto nei primi anni di vita una vasta gamma di soprusi che l’hanno ferita per sempre nel corpo e nella psiche. La persecuzione degli zingari, gli jenische, in Svizzera, che spinge avanti l’ombra della shoah fin quasi all’inizio degli anni Ottanta, la investe in pieno: sua madre, lei, suo figlio, ne saranno vittime. Mariella si “salva” grazie all’attività politica e giornalistica e più tardi a quella letteraria. E tuttavia la “salvezza” non è guarigione, le ferite interne vengono continuamente stuzzicate, quelle “esterne” pesano sulla vita di ogni giorno. Nel gennaio e nell’ottobre del 2007 Mariella Mehr si trovava a San Colombano, in una clinica a una quarantina di minuti da Pavia per un tentativo di disintossicazione dall’alcol. Dei due soggiorni a San Colombano e del tempo di attesa tra l’uno e l’altro sono rimaste queste poesie. Duri promemoria di sofferenza. Lucide annotazioni strappate all’inaccettabile.

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