I compianti

Tu sei di specie piccola
mansueta, che ricalca i solchi di sabbia
nel terreno e con le mani bisbiglia
parole strane come le bestemmie
e piange sangue dagli occhi,
come i santi e gli ebeti in sordina.

quintavalla

Maria Pia Quintavalla
I compianti
le Ginestre

Attraverso le stanze della casa paterna, di una strada di una piazza di una città, si svolge il rito del compianto sulla morte del padre. I fondali di scena sono testimoni, come nella pittura e nel teatro, delle voci impegnate a dialogare fino all’ultimo, di un padre e di una figlia, nell’intimità dei loro affetti, unica guida al viaggio; ma gli affetti hanno un corso sinuoso e ritorni, come i versi. Del montaggio delle voci sono garanti i luoghi, che si fanno coro:

Sacralizzare di ogni chiesa le aperture
finestre mani, senza sepoltura
una campagna esplosa, una Madrid
da passeggiata.

La figlia vuole traghettare il vecchio padre alla soglia dei semprevivi alla partenza, che si lascia socchiusa, dove il tempo non è alleato, ma le immagini e i suoni.

Non sai che trattenerci è il tuo mestiere,
mentre noi non possiamo
farlo a te,
legati a ritmi di catene.

Come nel mito, l’eroe deve discendere agli inferi per poi ascendere al paradiso, un «Gesù convinto di parole». In appendice compaiono scritti di lui, scampato alla morte nel campo di prigionia Stalag XVII A, quando si fa strada il sentimento della speranza nella riscrittura de Il Rigoletto, dove rivive la sua voce di suggeritore di scena, e la «canzone del prigioniero, che incensurata si scolpiva nel cuore».

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